“La Presa di Roma”, Claudio Cerasa, BUR 2009

Cerasa, La Presa di Roma - Frontespizio

Cerasa, La Presa di Roma - Frontespizio

Se non l’avete letto, leggetelo. Se non ne avete mai sentito parlare, andate a cercarlo in libreria e poi compratelo e poi leggetelo. Ne vale la pena.

Cerasa è un bravissimo (e giovanissimo: appena 27 anni) giornalista de Il Foglio. In genere si occupa di politica, ma non disdegna la cronaca. Ha scritto, prima di questo, un libro sulla vicenda di Rignano Flaminio (presunto caso di pedofilia in ambiente scolastico) dal titolo “Ho visto l’uomo nero” (Castelvecchi, € 14,00).

Sebbene sia un bel volumetto di duecento pagine abbondanti, La Presa di Roma si lascia buttar giù tutto d’un sorso. Letto in meno di due giorni. La prosa è chiara, limpida, di ottima qualità, nonostante qualche asperità da imputare con ogni probabilità alla giovane età dell’autore che, pure, è già giornalista esperto. E sgamato, anzi, sgamatissimo. La documentazione è più che solida. Le idee espresse brillanti. In alcuni casi verrebbe voglia di fare un applauso e, all’occorrenza, segnarsi di offrire all’autore un bicchiere ‘di quello buono’, se mai capitasse di incontrarlo.

Ce n’è di cose in questo piccolo grande libro.

C’è, in primis, tutto un fascio di proprietà, di marche semantiche giornalistiche che per una volta mi concederò il lusso di definire con una sola parola: serietà. Cerasa non si lascia prendere la mano, a differenza di tanti colleghi celebri e celebrati non si lancia in requisitorie accalorate da tribuno della plebe, non assume il piglio caratteristico del moralizzatore di turno. Si limita a fare il suo mestiere, e lo fa bene.

Analizza con attenzione le ragioni della débacle della precedente amministrazione alle Comunali 2008, e quelle della conseguente ascesa della nuova, a partire dalla costruzione del consenso nelle aree periferiche della Capitale, abbandonate a sé stesse dalla giunta Rutelli prima e da quella Veltroni poi.

Si misura con la cronaca e il concetto cardine elettorale della ’sicurezza’, sia nella sua dimensione reale che in quella ‘percepita’.

Concede ampi spazi alla descrizione (dettagliatissima) del ‘Modello Roma’ rutelliano-veltroniano e dei suoi padri putativi: Goffredo Bettini e Gianni Letta. E poi studia con interesse la rete di poteri che nasce dall’economia capitolina e che è la linfa vitale dell’amministrazione (eccellenti i passaggi sull’Ama e Manlio Cerroni, sui valzer delle nomine nelle municipalizzate, sulle necessità e abilità alemanniane nel ritessere i rapporti ormai logori con quei centri di potere che avevano costituito le chiavi di volta della longevità amministrativa del centrosinistra: imprenditori, palazzinari, tassisti et cetera).

C’è, infine, una lucida indicazione di percorso. Quella che individua proprio in Alemanno il potenziale successore di Berlusconi nelle vesti di leader del centrodestra.

In poche parole: di roba ce n’è tanta, e tutta merita attenzione.

Detto senza pudore: questo libro è un gioiellino.

***

P.s. Al sottoscritto, che in zona limitrofa è nato e cresciuto e ci vive, sarebbe bastato il primo capitolo, quello su Ponte di Nona e le radici del malessere periferico, per dare al libro il massimo dei voti con lode. Amen.

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