
Vannino Chiti
Prosegue il dibattito intorno alla sentenza della corte di Strasburgo che imporrebbe all’Italia la rimozione dei crocifissi dalle aule scolastiche.
Un’agenzia di stampa Asca diffusa ieri (26 novembre) riferisce di un disegno di legge che i senatori PD Chiti e Ceccanti starebbero elaborando per risolvere la questione ‘crocifisso’.
Il DDL sarebbe finalizzato a colmare il vuoto legislativo che, nell’ottica dei due senatori, avrebbe prodotto la frizione tra Italia e Corte Europea conseguente alla sentenza di Strasburgo. La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche non è, infatti, sancita da un’apposita legge, ma da un articolo contenuto in un provvedimento del 1924 (R.D. 965, art.118) e da un regolamento riguardante l’arredo delle classi scolastiche (R.D. 1297, art. 119 e relativa Tabella C).
Pare che il disegno di legge di Chiti e Ceccanti, teso ad escludere una soluzione sul modello franco-turco - i.e. divieto di affissione di qualsiasi simbolo religioso - sia motivato dall’impressione, maturata negli ambienti di centrosinistra, di un difficile accoglimento del ricorso del Governo italiano da parte della corte europea.
Il senatore Stefano Ceccanti, in particolare, aveva espresso in modo netto le sue perplessità sulla memoria presentata in ricorso dal Governo italiano in un articolo pubblicato il 4 novembre scorso sul sito del Partito Democratico: “La memoria del Governo italiano nel caso del crocifisso è una memoria suicida, analoga a quella dell’avvocatura dello Stato sul lodo Alfano. Quando un Paese perde all’unanimità davanti alla Corte di Strasburgo, al di là del giudizio di merito sulla sentenza stessa, bisogna anche chiedersi se ha presentato bene le sue ragioni.” Prosegue Ceccanti: “La memoria è suicida perché usa come argomento chiave di fronte a una Corte quello che è un argomento di rapporti di forza politici: ‘la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana’ (n. 42 della sentenza), come a dire che la norma sarebbe illegittima ma che è necessario mantenerla per ragioni politiche. Argomento confutato infatti in modo netto e agevole dalla Corte (n. 56 della sentenza). Al Ministro Alfano - continua Ceccanti - ho chiesto chi abbia prodotto tale memoria suicida per conto del governo. Ma Alfano mi ha risposto di non saperlo”.
Al centro del presunto DDL Chiti-Ceccanti starebbe una formula analoga a quella proposta dalla Corte Costituzionale della Baviera: in sostanza pare che l’idea sia di far leva sull’autonomia decisionale e gestionale degli istituti scolastici, con conseguente possibilità, per gli istituti, di mantenere il crocifisso nelle aule. A questa possibilità andrebbe ad affiancarsi una normativa di riferimento per risolvere eventuali conflitti caso per caso.
Vale la pena di ricordare che la menzionata sentenza della Corte Europea ha registrato fin dalla sua ufficializzazione una sostanziale ostilità bipartisan nei nostri ambienti politici.
Dal giorno della sua pronuncia, contro la sentenza si sono espressi tanto esponenti del Governo e della maggioranza (da Berlusconi a Fini passando per il Presidente del Senato Schifani e i ministri Alfano e Gelmini) quanto esponenti dell’opposizione (dall’attuale segretario Bersani all’ex Veltroni, oltre, naturalmente i già citati Chiti e Ceccanti).
Né si deve commettere l’errore di ridurre la querèlle relativa al crocifisso ad una questio cattolica, al più a una diatriba giuridica tra lo Stato italiano e l’organismo sovranazionale europeo incarnato, in questo caso, dalla Corte.
Se lo scorso 18 novembre è stato il Dalai Lama Tenzin Gyatso - nel corso della sua visita a Roma e presso il Parlamento - a bocciare la decisione della Corte sostenendo che sia “di fondamentale importanza mantenere le proprie tradizioni e l’Italia ha un retroterra cristiano e cattolico. Quindi mantenere la tradizione del crocifisso nella aule scolastiche è importantissimo”, pochi giorni prima era stata la volta dei massimi esponenti della Chiesa Ortodossa Greca schierarsi contro la sentenza.
Il 15 novembre scorso il Primate della Chiesa Ortodossa greca, l’arcivescovo di Atene Ieronimo II ha annunciato la riunione di un sinodo straordinario per definire una strategia comune contro la sentenza sul crocifisso. La Chiesa ortodossa sarebbe infatti preoccupata per quello che potrebbe rappresentare un precedente giuridico anche per la Grecia. L’arcivescovo Ieronimo ha affermato che i giudici che hanno emesso la sentenza paiono ignorare “il ruolo del cristianesimo nella formazione dell’identità europea”, per concludere affermando che “non sono solo le minoranze ad avere diritti, i diritti sono anche delle maggioranze”.