A Vicchio c’è una cosa che fa molto discutere ma di cui pochi parlano: si tratta della variante al Regolamento Urbanistico denominata “Vicchio Est”. Un nome da casello autostradale che se da un lato può inquietare (quasi che una località di 8000 abitanti possa avere dei veri e propri quartieri), dall’altro sta solo ad indicare lo sviluppo urbanistico e non dell’area del paese che guarda a oriente. Il progetto così com’è stato presentato propone la realizzazione di: due strutture ricettive (per un totale di 200 posti letto), un’area residenziale con 48 nuovi alloggi, un “Centro per l’ingegno”, oltre al rifacimento dell’accesso al cimitero e alla realizzazione di un nuovo magazzino comunale.
Di per sè la variante si presenta bene: serviva in quella zona del paese un qualche intervento rivitalizzante ed era fondamentale investire sulla possibilità di migliorare l’accesibilità al cimitero (il rischio attuale era quello di andarci per portare dei fiori ai propri cari e ritrovarsi invece a fargli direttamente compagnia). Come aveva avuto modo di dire il sindaco di Vicchio, Lorini “è un’ipotesi urbanistica che permette di misurarsi su contenuti importanti per lo sviluppo del nostro paese, in parte prodotto di processi che si sono attivati in questi anni, in parte ipotesi di lavoro impegnative per chi amministrerà nei prossimi. Un contributo, quindi, ad uscire dai personalismi e a ragionare nel merito di scelte e di fattibilità”.
Il problema è che non a tutti sembrano quelle elencate le scelte migliori: cominciamo dai due alberghi. I posti letto totali attualmente disponibili nel territorio vicchiese sono circa 800 divisi fra case per vacanze, agriturismi, campeggi, bed&breakfast, ostelli. Se a questi si sommano i 550 previsti entro il 2012 si tocca quota 1.350 posti letto, overro, secondo alcune stime, il 30% in più di quello previsto dai dati dimensionali prescrittivi del Piano strutturale. Viene da poi da chiedersi sia stato predisposto un piano, anche sommario, di marketing territoriale e se non fosse meglio potenziare qualche struttura già esistente (ce n’è una proprio accanto a dove i due alberghi dovrebbero sorgere). E’ chiaro che questo sia un compromesso con la proprietà dei terreni che il Comune ha espropriato, ma forse si è pensato a questa soluzione senza valutarne attentamente vantaggi e svantaggi. Premesse diverse ma conclusioni simili anche per i 48 nuovi alloggi: se “Vicchio est” era prima un’area dormitorio, così lo sarà probabilmente ancor di più; difficile pensare che qualche giardino o qualche area attrezzata possa evitare tale tendenza. Stupisce a mio parere che non sia stato previsto alcun inserimento commerciale nel progetto. Si potrebbe obiettare anche sul “Centro per l’ingegno” (più economico sfruttare locali che presto saranno disponibili che costruire ex-novo), ma ciò che alimenta il dibattito è proprio l’assenza di dibattito.
Un paradosso che qualcuno ha già colto e che probabilmente potrebbe diventare l’ago della bilancia dei prossimi confronti politici (a Vicchio, come in molti altri comuni mugellani si voterà per il nuovo sindaco a giugno). Nessuno vuole esporsi, l’argomento è delicato e il rischio di scivolarci sopra viene accuratamente evitato, almeno per ora. Arriverà però il momento in cui si dovrà dire qualcosa di nuovo in merito, o si finirà col congelare un progetto che è stato presentato come una prospettiva ideale per il paese dei prossimi anni.
Archive for marzo, 2009
Vicchio Est: un progetto che fa discutere (ma di cui si parla poco)
martedì, marzo 31st, 2009Circuito del Mugello: risorsa o zavorra?
lunedì, marzo 30th, 2009
(fonte: www.mugellocircuit.it)
Ormai oltre due settimane fa sono stati resi noti gli esiti di una ricerca volta ad elaborare e analizzare l’impatto economico - diretto e indiretto - che l’autodromo del Mugello ha sul territorio limitrofo. I dati emersi sono decisamente interessanti: si parla di quasi 23 milioni di euro, stimati sommando le ricadute dirette, o meglio l’incidenza sull’economia locale dei costi di gestione e manutenzione della struttura, del personale, dell’acquisto di beni e servizi, a quelle indirette, calcolate tanto come impatto sul sistema ricettivo quanto come attività di hospitality interna al circuito e vendita di pass e biglietti per i singoli eventi. Alla presentazione dei dati erano presenti, oltre agli amministratori della Mugelo Circuit Spa, vari rappresentanti degli enti locali, e il team principal della Ferrari Stefano Domenicali. Tutti hanno tracciato un quadro molto positivo della situazione, sottolineando come in venti anni (per l’appunto da quando Ferrari ha acquisito la proprietà dell’autodromo) si sia passati da considerare l’anello mugellano una palla al piede a ritenerlo una fondamentale e trainante risorsa.
Nonostante tutto c’è stata polemica: commercianti, ristoratori e qualche associazione di categoria, hanno platealmente fatto le prefiche, sostenendo che l’autodromo porta più problemi che altro e che fondamentalmente dal ciricuito non è mai arrivata una chiara volontà di collaborazione e integrazione col territorio. E’ singolare che durante la presentazione di un rapporto sulle ricadute economiche nel contesto locale si muovano accuse di questo tipo: basti pensare che nel solo comune di Scarperia in 8 anni si è passati dalle 4 alle 34 strutture ricettive. Inutile scandalizzarsi che qualcuno intervenga a difesa della Mugello Circuit o della Ferrari - che poi sono perfettamente in grado di difendersi da sè: rientra nella normale (che brutta parola!) ruffianeria politica. Piuttosto vien da chiedersi come non si riesca a guardare aldilà del proprio naso: nessuno contesta il fatto che in passato l’autodromo fosse ampiamente slegato dal contesto mugellano e la sua attività interna fosse impermeabile, blindata. Negli ultimi anni è però oggettivamente cambiato qualcosa: tanto per stare sui dati, nei giorni del MotoGp vengono impiegati circa 1850 addetti e una stragrande maggioranza di essi sono giovani del luogo. Sono poi 280 i fornitori locali che hanno eseguito lavori o fornito servizi per l’autodromo. E non stiamo valutando la dimensione mediatica che il circuito alimenta: una precedente ricerca dimostrava come digitando “Mugello” nei principali motori di ricerca internet, la massima affinità di risultato era quella col sito della Mugello Circuit. In molti paesi del mondo l’associazione è pressochè automatica. Difficile negare che l’impatto dell’autodromo non esista, a meno che l’analisi non parta dal numero di primi piatti serviti o dai litri d’acqua resi. Ma questa crediamo sia un’altra storia…
TAV in Mugello: uno scempio anche mediatico?
domenica, marzo 29th, 2009
Il ponte TAV a S.Piero a Sieve (fonte: www.primapagina.regione.toscana.it)
E’ di un paio di settimane fa la notizia della sentenza di primo grado per il processo per i danni ambientali causati in Mugello dai lavori dell’Alta Velocità tra Firenze e Bologna. 27 condanne (alcune anche molto severe), 150 milioni di euro di risarcimento. Sulla gogna in primis i dirigenti del consorzio Cavet che ha avuto in appalto l’opera. Che dire, i cantieri Tav hanno in effetti provocato danni notevoli: deviando o peggio prosciugando falde acquifere, sventrando montagne, peggiorando in generale la qualità ambientale delle aree intercettate. Come ricostruito da “La nuova ecologia” (ma tali dati si possono facilmente recuperare anche da altre fonti) ”i danni ambientali erano stati stimati attorno ai 750 milioni di euro, per il disseccamento o l’impoverimento di 81 corsi d’acqua, 37 sorgenti, una trentina di pozzi e cinque acquedotti, l’inquinamento del territorio per i depositi di terre di scavo contaminate da idrocarburi. I lavori per la costruzione di 79 km di ferrovia, di cui 73 in galleria sono iniziati nel 1996 e sono ancora in corso: sarebbero dovuti finire nel 2003. Quanto ai costi, dai 5.810 miliardi di lire iniziali si è arrivati a 4,8 miliardi di euro”.
Sui problemi che l’Alta Velocità ha portato in Mugello si è parlato tanto anche sui media: logico, si trattava di una grande opera, presentata come nuova avanguardia dei trasporti, e ora siamo a discutere se, ancora prima che sia completata, non sia già superata. Purtroppo però, a mio avviso si è finito - come spesso accade del resto - con l’aggravare lo scempio già perpetrato sul piano concreto attraverso un’informazione talvolta imprecisa ed enfatica (anzi, a tratti parossistica), votata più ad esplicitare il conflitto tra gli interessi delle singole parti che a discutere sulle specifiche dell’intervento, a partire dalle strategie di pianificazione fino alle ricadute concrete sui territori che la nuova linea attraversa. Ultimo in ordine di tempo è il bell’approfondimento di Paolo Rumiz su “La Repubblica” dello scorso 22 marzo: un bell’articolo, appassionato, coinvolgente, ahimè veritiero, ma (c’è sempre un ma) probabilmente non del tutto realistico. Si tratteggia un Mugello spogliato della vegetazione, abbandonato dagli animali selvatici, risucchiato dalle stesse voragini create dai cantieri TAV. Una terra in agonia, svuotata dei suoi connotati paesaggistici peculiari per colpa dei soliti fantomatici “poteri” che sperperano risorse con arroganza e senza rispetto. Lo ribadisco, non si può dire che non sia vero: i torrenti seccati, le falde inquinate, le colline perforate e rese instabili sono lì a testimoniarlo. Ma il Mugello non è affatto morto: non siamo a quel livello di devastazione. E il problema, anche se può sembrare assurdo, non è neanche quello. Ci stiamo dimenticando che la vera questione, il vero nodo legato alla realizzazione dell’Alta Velocità è: cosa rappresenterà, a livello globale e a livello locale una volta finita? Capisco perfettamente che si rischia di fare dell’ingenua dietrologia, ma il problema va cercato a monte, negli anni in cui l’idea di una linea veloce che attraversasse l’Italia e affrancasse il sistema trasporti dal giogo della gomma era poco più che un embrione. Purtroppo quegli erano anni in cui le questioni sull’impatto ambientale delle grandi opere, sul peso paesaggistico di un’infrastruttura imponente, servivano ancora e più che altro per la facciata: non c’era, nè all’interno del governo nazionale, nè dentro le amministrazioni locali, quella capacità di penetrazione di tali argomenti che si è poi rivelata indispensabile. Lungi da me imputare alla singola istituzione tutte le responsabilità, è una strada facile da imboccare ma altrettanto tortuosa da abbandonare: il fatto è però che con ogni probabilità ci si è mossi male e tardi per rimediare agli errori iniziali. Una maggior cura della fase progettuale, nel senso di maggiori garanzie, maggiori capacità e velleità decisionali al momento di mettere nero su bianco, ci avrebbero risparmiato tanti guai. E di questo si deve essere consapevoli al 100%, così da evitare di cadere nell’assurda spirale dei “Noi l’avevamo detto da subito!”, “Noi siamo stati sempre contrari!”, “Noi ci siamo opposti ma nessuno ci ha dato retta!”. Atteggiamenti di tal sorta conducono inevitabilmente a perdere di vista un altro fatto essenziale: che le grandi opere non sono degli errori a prescindere, che quando un progetto ampio e complesso è funzionale e utile allo sviluppo del sistema occorre realizzarlo. E’ naturale poi che bisognerebbe realizzarlo bene e che non sia il caso della TAV. Ma, per favore, non cadiamo nuovamente nella rete di chi vuol far credere che non ci fosse alcun beneficio dalla sua realizzazione. Quello che ora è fondamentale comprendere - e pretendere aggiungerei - aldilà del risarcimento e delle condanne, è ciò che il Mugello avrà concretamente in cambio, a livello di potenziamento della viabilità, di servizi per il sistema già esistente, di risorse da reinvestire in azioni concrete di miglioramento. Di simili questioni ho sentito parlare solo durante un incontro organizzato dal coordinamento di zona del Partito Socialista: è troppo poco, la parola devono prenderla trasversalmente tutti i soggetti politici e istituzionali locali. La mia personale preoccupazione infatti è che dallo scempio già messo in atto in questi anni si ricavino solo lamentose chiacchiere, un triste riverbero di un’opportunità mai veramente sfruttata.
Senza parole (fonte: radiomugello.it tratto da “La Repubblica - Firenze” del 28 marzo)
domenica, marzo 29th, 2009La Libertà calpestata
di Alessia Ballini (sindaco di San Piero a Sieve e assessore provinciale alle politiche sociali)
Da quando, circa un anno fa, mi hanno diagnosticato un tumore all’intestino, ho molto rivalutato l’uso metaforico di termini che hanno iniziato a far parte della mia quotidianità.
Ascolto il Presidente del Consiglio usare il termine “metastasi” per descrivere meglio che può ciò che pensa della magistratura e non riesco ad astrarmi da quello che significa per me, i linfonodi gonfi sparsi nel mio corpo, la sofferenza delle cure che tentano di ridimensionarli. Centinaia di migliaia di persone hanno questa condizione in comune con me. Non c’è nessuno che lo consiglia sulla scelta terminologica? Non c’è un barlume di consapevolezza nella sua traordinaria capacità comunicativa?
Da quando convivo con la mia malattia, ribellandomi, accettandola, lottandoci con tutte le energie che ho, la mia dimensione corporea ha assunto tutta la sua materialità, il suo predominio, la sua insopprimibile verità. Che io sono il mio corpo. Che il mio corpo non è separato dal mio spirito. Che sono entrambi miei e sono le uniche cose che possiedo. Guardo il dibattito parlamentare sul testamento biologico, annoto il suo triste esito e rammento che lo Stato sta mettendo le mani sulla mia dignità, presente e futura.
Da quando la mia vita ha svoltato e mi hanno consegnato una nuova carta d’identità, quella che ognuno di noi ha in tasca e che chi è fortunato non dovrà mai tirare fuori, ho capito il significato impagabile, incomparabile di una sanità pubblica efficiente e universale. L’istituzione che si fa carico di te, quando tu non puoi. Lo Stato che ti affianca, che ti sorregge, quando ne hai bisogno. Che tu sia ricco o povero. Comunitario o extra. Uomo o donna. Religioso o ateo. Questo è lo Stato che voglio. Che non mi invade, non mi prevarica. Che mi rispetta. Che mi lascia libera. Che lascia libera la mia coscienza di decidere per me, per la mia vita.
Dal mio punto di osservazione, parziale e , si fa per dire, privilegiato, l’attività del parlamento in merito alla vita e alla morte, al corpo e allo spirito, alla libertà e alla coscienza, appare di una povertà sconcertante. Tutti occupati a tutelare la libertà di coscienza dei parlamentari quando quella dei cittadini è definitivamente calpestata.
Da luglio tutti in bici da Vicchio a Borgo San Lorenzo
venerdì, marzo 27th, 2009Non è male cominciare con una buona notizia: dalla scorsa settimana ferve l’attività all’interno dei cantieri lungo il corso della Sieve, nel tratto compreso fra Borgo San Lorenzo e Vicchio. Sono infatti iniziati i lavori per la realizzazione della pista ecoturistica (sia pedonale che ciclabile) che collegherà i due paesi. L’intervento è stato finanziato dalla Comunità Montana Mugello con risorse della Variante di Valico e fondi Cipe, per un totale di 870mila euro. Da luglio (questi almeno i tempi indicati per il termine dei lavori) saranno 9 i km tutti da godere lungo le sponde del fiume, tanto per i turisti quanto per i cittadini mugellani che vorranno farsi una semplice passeggiata o un giro in bicicletta. Il progetto prevede la realizzazione di un fondo in terra stabilizzata e altri materiali naturali, a partire da quelli già presenti sul tracciato, che verranno completamente riutilizzati. Per l’attraversamento di fossi e torrenti saranno costruite passerelle in legno. Grande

Il cantiere della pista ecoturistica e, sullo sfondo, la chiesa del SS. Crocifisso di Borgo San Lorenzo
attenzione anche alla cartellonistica: tutti i “guadi”, così come i principali toponimi saranno segnalati; questo consentirà di rendere più agevole l’ingresso da punti trasversali al percorso, un accorgimento importante anche sul piano della sicurezza.
Finalmente uno sforzo fatto dalle istituzioni locali per promuovere un intervento che coniughi turismo e mobilità nel solco di un concetto di cui purtroppo oggigiorno si abusa ma che qui casca a fagiolo: la sostenibilità, uno dei parametri che, se ben interpretato, sarà l’occasione per il Mugello di mantenere la sua identità territoriale e al contempo promuoversi in scenari di più vasta scala. Se, come hanno dichiarato il presidente e l’assessore al turismo della Comunità Montana, Tagliaferri e Marchi, l’obiettivo è quello di realizzare un vero e proprio “parco fluviale”, che si estenda da Barberino a Pontassieve, come punto di partenza questi 9km di pista sono davvero perfetti.
Please allow me to introduce myself…
giovedì, marzo 26th, 2009Apro con non poca curisoità questo spazio web: non deve stupire che sia il sottoscritto quello curioso. Non sono nuovo a esperienze del genere (bei tempi quelli di Das Kabinett…) ma questo spazio parte da premesse diverse e ha propositi diversi. La mia esperienza - ancora acerba ahimè - di cronista locale mi invoglia a condividere notizie e opinioni con chiunque abbia voglia di leggere e forse sapere qualcosa sul Mugello. Mi rendo perfettamente conto di operare da subito una pesante selezione del potenziale pubblico, ma la mia intenzione è esattamente quella di ritagliarmi uno spazio più personale (paradossale tentativo nel magma globale della rete) per approfondire quei temi che affronto di settimana in settimana attraverso l’impegno giornalistico. Non ho intenzione di pormi scadenze nè limiti temporali per la pubblicazione: cercherò comunque di trovare una minima regolarità, in linea col taglio cronistico che il blog già in partenza possiede. L’auspicio è che i lettori trovino al suo interno argomenti sufficientemente interessanti per fermarsi a dare un’occhiata.
A. Ch.