E’ un’estate all’insegna delle minacce quella delle colture di Mugello e Valdisieve. A correre i rischi più alti, la vite e il castagno, due degli elementi che caratterizzano fortemente il territorio. Protagonisti, in negativo, un parassita e un insetto, rispettivamente l’oidio (noto anche come “mal bianco”) e il cinipide (o “vespa cinese”). Due pericoli a cui si sta cercando di far fronte in breve tempo, in modo da evitare ogni rischio di veder minata, in un anno così difficile, la produzione di due delle risorse più importanti dell’intera zona.
Il castagno come detto è attaccato dal cinipide galligeno, originario della Cina e arrivato in Europa e in Italia intorno al 2002, veicolato da vari materiali vegetali provenienti dall’oriente. Aggredisce i castagni, mettendo così a rischio la produzione dei frutti ed anche lo sviluppo delle piante. Un pericolo che può colpire anche il territorio del Mugello, e soprattutto l’Alto Mugello, zona votata alla castanicoltura. Interessante le due strade indicate per combatterlo e salvare così castagni e marroni: da un lato c’è il monitoraggio continuo del territorio per individuare le aree infestate e i focolai, dall’altro una vera e propria ”lotta biologica” attraverso l’introduzione di un altro insetto, antagonista della vespa cinese, il Torymus sinensis, proveniente dal Giappone e riprodotto in allevamenti dall’Università di Torino.
“La castanicoltura in Mugello rappresenta uno dei principali settori agro-forestali sia per la qualità del prodotto, che ha infatti ottenuto il riconoscimento comunitario Marrone del Mugello Igp, sia per il rilievo economico, sociale ed ambientale che riveste” ha sottolineato l’assessore allo Sviluppo agricolo della Comunità Montana Mugello Mario Lastrucci “La recente diffusione del cinipide è un serio pericolo per la castanicoltura del Mugello e quindi occorre attuare ogni possibile sforzo per ridurne quanto prima l’impatto negativo, dando nel contempo una corretta informazione a tutti gli operatori interessati e coinvolgendo gli stessi nelle iniziative da attuare”.
Forse meno preoccupante ma non per questo da trascurare la questione dell’oidio sulle viti della Valdisieve: il parassita attacca direttamente gli acini provocandone la spaccatura e il conseguente disseccamento del grappolo o di successivi fenomeni di botrite e marciume. Il “mal bianco” si manifesta inizialmente con macchie marrone scuro sui grappoli, che evidenziano un processo di necrosi dell’acino e successivamente con una polverina biancastra su foglie e frutto. E’ una malattia che si sviluppa con situazioni climatiche di caldo umido e in presenza di forte escursione termica soprattutto quando non sono stati effettuati in modo corretto gli interventi di stagione. La propagazione dell’oidio avviene infatti con condizioni ambientali particolari: minimi termici a 3-4 °C e massimi a 32-34 °C, e, secondo le specie, una moderata umidità relativa. Stando a quanto affermano i produttori, la situazione parrebbe sotto controllo, ma c’è anche chi invece ritiene i primi casi di oidio segnalati spie di “una situazione che rischia di farsi molto preoccupante se non si interverrà subito con trattamenti idonei”.
