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Elezioni in Mugello: il PD cala ma resiste, ballottaggio a Borgo San Lorenzo, cambi di mano a Firenzuola e Palazzuolo sul Senio

sabato, giugno 13th, 2009

C’era molta attesa per i risultati delle elezioni in Mugello. Terra storicamente rossa e dalle stratosferiche percentuali d’affluenza, la multipla tornata elettorale rappresentava un banco di prova soprattutto per il centro-sinistra, chiamato a confermarsi a tutti i livelli. Più d’uno infatti i segnali di incertezza in maggioranze fino a poco tempo fa difficili da scalfire.
Ebbene, il Mugello non ha fatto eccezione: in linea col dato nazionale, si sono registrate diverse novità. La prima è senza dubbio una flessione del PD, cedimento di lieve entità (sopra il 40% per le europee, provincia blindata al primo turno grazie ai confortanti dati di tutta la zona) ma che è indicativo di un’insofferenza diffusa. Il Pdl non ha senza dubbio approfittato della situazione, mantenendosi più o meno in linea con le precedenti consultazioni. Salgono invece le quotazioni di Lega e IDV, in ripresa ma non abbastanza i partiti dell’estrema sinistra.

Quel che più interessa però sono le singole amministrazioni: il nostro ideale percorso segue una logica “geografica” che ripercorre il corso del fiume Sieve. E subito ci si imbatte in risultati che anche solo 5 anni fa sarebbero stati a dir poco surreali. Il centrosinistra mantiene di fatto il numero di feudi, ma con una sostanziale differenza: tranne che in alcuni casi, la vittoria è tutto fuorchè plebiscitaria. Va infatti tenuto conto che i sindaci mugellani hanno quasi sempre vinto con percentuali dal 55% in su, anche in presenza di 3-4 sfidanti.

A Barberino, dopo una travagliatissima campagna elettorale, viene eletto Carlo Zanieri (PD) col 49,5% (cinque anni fa l’ex-sindaco Luchi prese il 64%). A San Piero a Sieve buono il 61,3% di Marco Semplici (dieci punti in meno di Alessia Ballini nel 2004), ma l’exploit lo fa il candidato dl Pdl Luca Barletti che raggiunge uno storico 25,8%. Calmorosi colpi di mano in Alto Mugello: a Firenzuola dopo 20 anni si rivede un primo cittadino non di sinistra: Claudio Scarpelli (51,7%) batte il sindaco uscente Claudio Corbatti (42,5%), con la mina vagante della lista civica di Luciano Ardiccioni che fa flop (5,7%, un terzo dei consensi rispetto a 5 anni fa). A Palazzuolo sul Senio scenario invertito, con l’attuale prima cittadina Paola Cavini che lascia il posto al candidato di centro-sinistra Cristian Menghetti (59%).

Scendendo di nuovo a valle ecco forse il dato più eclatante: a Borgo San Lorenzo infatti Giovanni Bettarini dovrà aspettare il ballottaggio per essere riconfermato. Non basta infatti il 46,1% finale: lo sfidante sarà Fulvio Boni del Pdl, che col 18,6% la spunta sui più accreditati Piera Ballabio (lista civica trasversale Verdi-UDC, 18%) e Mario Pinzauti (Rifondazione comunista, 15,6%). A Vicchio, dopo le tante polemiche, si afferma Roberto Izzo del PD (45, 5%), staccati sia il principale sfidante Bruno Confortini (Sinistre per Vicchio, 26,6%), che gli altri due candidati (Raffaele Lecca, Pdl, 20,7% e Carlo Zacconi, lista civica, 7,1%). Scenario simile a Dicomano dove il sindaco uscente Ida Ciucchi è confermato con il 51%: nel 2004 erano 12 i punti percentuali in più, ma la coalizione d’appoggio era più cospicua. 52, 7% contro 47,3% a Londa: con questi numeri il candidato del centrosinistra Aleandro Murras si impone rispetto a Maria Cristina Paoli. Ancor più incerta la corsa a San Godenzo: appena 5 voti consegnano il Comune ad Alessandro Manni, espressione del PD, a scapito di Pierluigi Trespoli. Ben più larghi i successi a Rufina e Pontassieve: nel primo comune si afferma Mauro Pinzani (lista civica di centrosinistra, 62,1%), nel secondo, sebbene con una flessione di circa 10 punti, viene confermato Marco Mairaghi (Pd, 68,9%).

A Vicchio il rush finale per l’elezione del sindaco: intervista a 4 coi candidati

domenica, maggio 31st, 2009

Un confronto sui programmi e sulle idee per la futura amministrazione di Vicchio: un’occasione per esporre più dettagliatamente e in parallelo gli elementi chiave della propria politica, sottoponendoli al giudizio diretto dei cittadini. Era questo lo spirito dell’incontro organizzato lo scorso 22 maggio - di fatto, l’unico appuntamento in cui i quattro candidati al ruolo di sindaco, Bruno Confortini (Sinistre per Vicchio), Roberto Izzo (Pd-Ps), Raffaele Lecca (Vicchio per la libertà) e Carlo Zacconi (Per il nostro Comune), hanno avuto la possibilità di dibattere a viso aperto e senza i filtri dei rispettivi schieramenti - e in cui il sottoscritto ha fatto da moderatore. Di seguito ecco riportati dunque gli stralci più significativi dei singoli interventi.

Bruno Confortini (Prc-Verdi-Sd): “Ripartire da sinistra, con persone nuove e obiettivi nuovi”

“Non rinnegare, anzi recuperare, le radici politiche, ma con uno sguardo al nuovo”. E’ questa la sintesi politica di Bruno Confortini, che proprio sul rinnovamento, sulla partecipazione - soprattutto femminile e giovanile - sull’idea di cambiamento ha incentrato la campagna elettorale. Tanti in effetti nel programma i progetti in favore di una maggiore accessibilità dell’amministrazione per il cittadino: quali sono quelli realmente percorribili? “I vicchiesi devono tornare a partecipare direttamente alla vita amministrativa, il contesto attuale è troppo sfilacciato. Crediamo che le consulte permanenti, i consigli comunali aperti, il miglior utilizzo del sito internet, così come il ripristino di una rete civica nelle frazioni siano tutte idee semplici da realizzare”. E per donne e giovani? Aldilà dell’inserimento nella lista cosa c’è di concreto? “Per il coinvolgimento femminile è giusto ripartire da quel che di buono ha introdotto il sindaco uscente. Ma noi vorremmo integrare le iniziative esistenti valorizzando il ruolo delle donne sul piano politico e sociale. Quanto ai giovani, la principale esigenza di cui vogliamo farci carico è quella di fornire spazi di aggregazione e di confronto, come il centro autogestito e la consulta. Non mancheranno poi progetti più specifici, come un servizio di trasporto gratuito per le ore notturne verso i luoghi del divertimento”. Il paese che immagina Confortini è anche e soprattutto laico: “Occorre tornare a fare uno sforzo a sinistra, rivendicando con azioni concrete la laicità come elemento fondante della democrazia: per questo ci piacerebbe istituire il registro delle unioni civili e quello per i testamenti biologici”. Non si vive di sole idee però: urgono anche iniziative per il rilancio del tessuto produttivo. “Bisogna essere realisti e valutare la crisi per quello che è: la nostra proposta è di investire nella nuova economia, con la creazione di una rete di servizi economici, la promozione dei prodotti a ‘km 0’ e delle politiche di vicinato, fornendo poi consulenza diretta per la piccola impresa. Inoltre favorire nuove occasioni di sviluppo, ad esempio creando la ‘Strada del Marrone’ e coinvolgendo agricoltori, commercianti, nonché il tessuto ricettivo”. E sul fronte cultura? “Anzitutto valorizzare l’esistente, come le case di Giotto e del Cellini, puntando sulla ‘micro-cultura’ ma contemporaneamente facendosi conoscere in circuiti più ampi”. Una parola anche sulla questione servizi, specie quelli idrici: “L’acqua deve tornare ad essere rigorosamente pubblica, proporremo un referendum ai cittadini. Inoltre studieremo una revisione delle tariffe, per chiedere l’innalzamento della fascia sociale e la gratuità del fabbisogno minimo”.

Roberto Izzo (Pd-Ps): “Impegno concreto per il paese, non sono un uomo di divisione”

“Il centro-sinsitra è il giusto compromesso per amministrare nel modo più opportuno i prossimi cinque anni”. Parte da questa considerazione Roberto Izzo, che ribadisce anche di voler lasciare alle spalle le polemiche susseguenti le primarie: “Mi sono sempre impegnato per Vicchio e la mia cifra è la diplomazia. Da questo ho fatto ripartire il mio programma”. Il dato politico delle primarie però non può essere ignorato: “Non nascondo che si è trattato di un percorso a tratti molto complicato, con alcuni sviluppi davvero imprevisti. Ma è stata allo stesso tempo un’esperienza importantissima per Vicchio, da cui prendere spunto soprattutto per quanto riguarda la partecipazione, compresa quella giovanile. La nostra lista e il nostro programma infatti muovono proprio da questi presupposti”. A tal proposito, due tra i punti programmatici sembrano davvero decisivi: la manutenzione e la pianificazione urbanistica. “Il nostro è un programma di indirizzo, che vuole inquadrare i problemi in maniera generale e univoca. Per la manutenzione l’idea è quella di intervenire su due piani: uno operativo, grazie all’apporto di un team organizzativo allestito all’interno dello stesso Ufficio Tecnico, e uno per così dire culturale, in modo da diffondere grazie a scuole, associazioni e comitati civici, un maggior senso del rispetto per la cosa pubblica. I progetti in chiave urbanistica sono tanti, ma saranno subordinati alla valutazione che a metà mandato vogliamo fare su Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico. Su tutti resta comunque la costruzione della nuova scuola media”. E cosa dire di Vicchio est? “La scelta di ridiscutere tutto il progetto nel prossimo mandato mi è parsa consapevole. Ora potremo inquadrare gli interventi programmati nella loro dimensione più consona, che non era quella prospettata”. Ma allora rispetto al passato si predicherà la continuità o è già previsto qualche cambiamento di rotta? “Ovviamente continuità, ma al tempo stesso occorrerà dare segni tangibili di rinnovamento. Se è vero che la politica è servizio e deve essere la bussola del vivere civile, dobbiamo dare nuovo impulso all’attività dell’amministrazione, a cominciare dal ruolo della giunta e soprattutto del consiglio”. Facile ipotizzare allora anche una grande attenzione da un lato all’educazione, dall’altra al mondo del lavoro: “Vogliamo investire sull’educazione, ponendola come base per lo sviluppo culturale e al contempo mantenere alta la guardia sul problema dell’occupazione e delle sinergie col mondo imprenditoriale locale. Vicchio dovrà fare da prodotto-paese, offrendo le sue tipicità”.

Raffaele Lecca (Lista Civica “Vicchio per la libertà”): “Cambiare l’amministrazione, coinvolgendo tutto il tessuto sociale”

Nessuna logica di partito, nessuno spostamento a destra o a sinistra: ma la necessità secondo Raffaele Lecca è quella di “cambiare l’amministrazione, il modo di amministrare il paese. La scelta di presentarsi come lista civica è proprio dettata dalla volontà di coinvolgere il tessuto sociale nel suo complesso, senza essere per forza legati a degli schieramenti”. Un programma molto concreto, in cui forse la priorità più urgente è il sostegno alle famiglie: “Riteniamo che non servano più di 700-800mila euro per gli interventi di primaria importanza, soldi che possiamo agevolmente risparmiare limitando consulenze e incarichi all’esterno. Vorremmo erogare gratis il servizio mensa e quello di trasporto, prevedere sgravi e contributi per famiglie in difficoltà, garantire i bonus bebè”. Oltre agli aiuti alla persona c’è anche la riqualificazione del paese: “Dobbiamo restituire interesse al centro storico, un obiettivo che si raggiunge non solo migliorando la vivibilità - ad esempio eliminando gli assurdi dissuasori di parcheggio - e il decoro, ma anche incentivando le attività commerciali grazie alla detassazione delle imposte comunali e alla creazione di un mercato dei prodotti locali”. Il rilancio dell’economia non può però passare solo da qui: “Occorre promuovere l’occupazione in loco, magari concedendo agevolazioni per l’utilizzo dei capannoni industriali, potenziando i servizi turistici e soprattutto aprendo ai privati”. Servirà anche una rilettura in merito all’edilizia e all’urbanistica? “L’impianto normativo è da ripensare: il Comune ha adottato misure strettissime in materia, prevedendo che un’unità familiare abbia diritto al massimo a 75 mq di superficie abitativa, quando poi la ristrutturazione dei fabbricati agricoli ne consente almeno il doppio. L’obiettivo è di arrivare a riscrivere Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico”. Quanto alla prospettiva di nuove infrastrutture? “Nessuno ci vieta di pensare alla realizzazione del sottopasso sulla provinciale, a un nuovo ponte sulla Sieve, a una seria riqualificazione delle nostre strade, ben sapendo che si tratta di interventi che non dipendono solo dal Comune di Vicchio”. Non manca neppure una valutazione dello scenario culturale: “Il nostro è un territorio ricco: dobbiamo far di più per valorizzarlo e la prima mossa è una profonda sinergia che unisca Comune, scuole e associazioni”. Infine, il nodo delle partecipate: “Dobbiamo uscire da questo meccanismo perverso, per il quale anche le amministrazioni attuali hanno la loro parte di responsabilità”.

Carlo Zacconi (Lista Civica “Per il nostro Comune”): “Un nuovo progetto amministrativo, uno sviluppo in prospettiva”

Pensare ad un’amministrazione diversa, che non trascuri la propria storia politica che ma che rappresenti lo spaccato reale del territorio: è questa l’idea che propone Carlo Zacconi, che parla apertamente di “un nuovo progetto per amministrare Vicchio, che si sviluppi nella prospettiva lunga dei cinque anni di mandato”. Cos’è dunque prioritario nel programma? “In linea di massima la buona amministrazione, in particolare la capacità di reperire le risorse necessarie dal punto di vista economico, umano, di gestione, la semplificazione per il cittadino, garantendo al cittadino la piena accessibilità ai servizi, e la trasparenza informativa dell’attività interna al Comune. Mi viene in mente ad esempio la pubblicazione in tempo reale degli atti amministrativi sul sito web comunale”. Ma che strada sarà opportuno imboccare per cogliere questi risultati? “Senza dubbio quella della creazione di un doppio binario che colga sia gli obiettivi del quotidiano che quelli a lungo termine. I fronti possono essere molteplici: dalla scuola all’assistenza agli anziani, dal turismo alla connettività internet”. Impossibile produrre un simile sforzo senza appoggiarsi alla rete civica e associativa: “L’intero territorio va concepito come un’unica entità, la progettualità va definita in maniera comune: per questo sarà necessario il sostegno e il riconoscimento, anche economico, a tutte le realtà associative del paese”. Una questione che si riverbera anche sull’offerta turistica e culturale: “Dobbiamo assolutamente rivitalizzare i luoghi della cultura, fornendo proposte turistiche più diversificate”. Basterà questo a ridare linfa al tessuto produttivo? “Serviranno ovviamente anche altre cose, come la progettazione accurata di servizi comunitari, ad esempio la possibilità per le famiglie in difficoltà di beneficiare dei prodotti coltivati negli orti sociali o la creazione di una cooperativa per la raccolta dei rifiuti porta a porta, o ancora l’investimento sull’economia locale”. Un tema centrale è anche quello della viabilità e delle infrastrutture: “Anche in questo caso non si potrà prescindere dal far riferimento a quel doppio binario: nel quotidiano si dovrà pensare ai problemi più urgenti, in prospettiva invece si analizzeranno via via le opportunità di grandi progetti”. E i servizi? “Dobbiamo riappropriarcene, partendo da progetti come la quota di fabbisogno minimo gratuita, la promozione dell’uso dell’acqua potabile comunale, l’investimento su forme di risparmio dei consumi”.

25 aprile: ecco alcune delle iniziative che si svolgeranno in Mugello

venerdì, aprile 24th, 2009

Come ogni anno in Mugello, terra che ha vissuto in prima linea gli anni della Resistenza, sono tantissime le iniziative legate alle celebrazioni del 25 aprile. Di seguito eccone alcune particolarmente interessanti:

Borgo San Lorenzo sceglie i giovani delle scuole medie e del liceo, organizzando una cerimonia aperta alle testimonianze dei ragazzi che hanno preso parte al “Viaggio della Memoria” ai campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau e alla Risiera di San Sabba. L’iniziativa, promossa dal sindaco e dalla presidente del Consiglio comunale con i rappresentanti delle associazioni antifasciste e della Resistenza, si aprirà con la messa in suffragio dei caduti alle ore presso la Pieve di San Lorenzo; seguirà il corteo per la deposizione delle corone di alloro al monumento ai caduti, all’ossario dei partigiani, al monumento alle vittime civili di tutte le guerre e al monumento alla Resistenza con partenza alle 10,30. Infine, alle ore 11,30 presso il palazzo municipale la celebrazione ufficiale con l’orazione del sindaco di Borgo e la partecipazione e la testimonianza degli studenti.  E a Borgo ci sarà anche un occhio alla crisi: gli esercizi commerciali infatti potranno restare aperti grazie a una speciale ordinanza comunale.

A Firenzuola invece le celebrazioni saranno dedicate in particolare alla figura di Agostino Morozzi, compaesano caduto durante la II guerra mondiale i cui resti verranno traslati dal Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari (settore Grecia-Albania) al cimitero comunale. Appuntamento alle 10.30 davanti al municipio dopo la consueta cerimonia in memoria dei caduti, alle 12 presso la Rocca sarà inaugurata una targa in ricordo di tutti i sindaci firenzuolini dal 1945 ad oggi. All’evento parteciperà anche l’associazione “Gotica Toscana onlus”, con una ventina di veicoli militari storici.

La presentazione di un libro di Romano Rossi, la Santa Messa presso la Chiesa parrocchiale di Santo Stefano e la cerimonia con le Autorità  in piazza. Saranno invece questi i principali momenti che caratterizzeranno la “Giornata della Liberazione” a Palazzuolo sul Senio. Anzitutto, l’incontro con l’autore riolese Romano Rossi, che a partire dalle 10 presso la Sala Pagliazzi della biblioteca Comunale, presenterà insieme al giornalista Marco Pelliconi il volume “Il Gruppo di Combattimento Friuli 1944-1945″. L’opera, costruita sulla base di un documento ufficiale dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito pubblicato dal Ministero della Difesa nel 1973 (e oggi praticamente introvabile), ripercorre attraverso una ricca serie di testimonianze dirette, interviste e immagini di archivio, la storia di questa Unità combattente dell’Esercito Italiano dalla difesa della Porta Bastia in Corsica fino alle operazioni degli ultimi giorni del secondo conflitto mondiale. A seguire, intorno alle 11, la celebrazione della Santa Messa presso la Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano, seguita dalla deposizione delle corone di alloro alla Cappella Votiva del Palazzo Comunale e al Monumento in onore della I Divisione Britannica, insieme alle Autorità. Concluderà la mattinata un corteo con deposizione delle corona al monumento Caduti del Parco delle Rimembranze e la sfilata del Corpo Bandistico “G. Savoi” per le vie del Paese.

 

 

A Vicchio infine andrà forse in scena l’evento più curioso: “Il territorio della libertà”, questo il titolo dato dall’amministrazione comunale di Vicchio alle celebrazioni per il 25 aprile. La commemorazione avrà l’originale caratteristica di essere anche la partenza di un percorso podistico ed uno ciclistico. Il programma della giornata prevede alle 8,45 la benedizione delle corone, alle 9,15 poi partiranno i percorsi podistico e ciclistico per il giro commemorativo dei cippi e dei monumenti. Come detto, dunque alle 9,15 da piazza della vittoria prenderà il via la “Staffetta della Liberazione” in collaborazione con Marciatori Mugello e G.S. Vicchio Bike. Il percorso podistico renderà omaggio a cippi e monumenti in località Santa Maria a Vezzano, Gattaia, Caselle, al Cimitero di Vicchio, ed infine a Padulivo con ritorno, poi alle 12,15 in piazza della Vittoria. Il percorso ciclistico renderà omaggio al monumento ai caduti del Monte Giovi, si sposterà poi a Padulivo e successivamente ritornerà a Vicchio. E sempre nel paese di Giotto, nel pomeriggio, presso il Circolo ARCI sarà inaugurato l’inizio delle trasmissioni nel territorio mugellano della radio fiorentina Novaradio: a partire dalle 16, merenda con baccelli e pecorino e un concerto con sessions di vari gruppi della scena toscana.

Lo strano destino di Campanara: da paese fantasma a terra contesa

sabato, aprile 11th, 2009
scorcio di Campanara (fonte: www.viverealtrimenti.com)

scorcio di Campanara (fonte: www.viverealtrimenti.com)

Nel Comune di Palazzuolo sul Senio, fra montagne e boschi di spaventosa bellezza, c’è una piccola frazione chiamata Campanara. Frazione è comunque accezione iperbolica: si tratta piuttosto di un mucchietto di case, sorte secoli or sono intorno ad una piccola chiesa, che hanno resistito all’incuria e all’abbandono. Campanara, dipinta così, potrebbe essere la classica immagine da cartolina, invece la sua storia recente dimostra proprio il contrario. Già perchè questo minuscolo abitato è al centro di una contesa che mette di fronte, in un surreale “tutti contro tutti”, Comune, Comunità Montana, Regione, associazioni socio-culturali, senza ovviamente dimenticare le 30-40 anime che ci risiedono.

Proviamo a fare un riassunto della vicenda: negli anni ‘60, col boom economico, Campanara si spopola in un batter d’occhio, restando un vero e proprio paese fantasma. Circa venti anni dopo però, accade il miracolo: volenterosamente e a costo di grandi sacrifici una comunità torna a dare vita all’abitato. Le antiche case in pietra tornano a essere vive, la chiesa - pur se sconsacrata - viene risistemata e alle immagini dei santi si affiancano quelle care al buddhismo e alle credenze celtiche; ci si dedica all’agricoltura, all’allevamento, alla riscoperta degli antichi mestieri artigiani, si sfruttano i pannelli solari per produrre energia pulita.  E’ chiaro che la comunità insediatasi a Campanara sia per così dire “particolare”: c’è chi coltiva la canapa indiana, c’è chi ha un passato da militante in forze estremiste, ma in generale, grazie a permessi annuali, si riesce ad andare avanti. Il problema però esiste e non è cosa da poco: l’occupazione di quelle case formalmente è abusiva, visto che sono di proprietà demaniale. In più arriva un progetto regionale di recupero edilizio del paesino, finalizzato alla vendita degli immobili. Il film di Campanara si fa ripetitivo: raid delle forze dell’ordine che fanno sgomberare e appongono i sigilli, per poi dover tornare qualche mese dopo per allontanare nuovamente i residenti che nel frattempo, una volta calmatesi le acque, hanno fatto ritorno nelle abitazioni. La svolta arriva un paio di anni fa, quando la comunità di Campanara dà vita a un’associazione, “Nascere Liberi”, che pone come suo principale obiettivo quello di difendere il diritto dei residenti ad abitare nelle case e vivere delle proprie attività. Non è un caso che la Regione modifichi il suo punto di vista, vagliando l’ipotesi dell’autorecupero (suggerito dall’associazione attraverso la richiesta di attuazione della delibera 67/2004 e dell’assegnazione dei beni ai residenti).

Le ultime novità dicono quindi che, almeno a livello regionale, la prospettiva di affidare il recupero di Campanara a chi già vi abita è sostenibile, con tanto di 800mila euro di contributi. Le grane passano dunque di mano: è infatti la Comunità Montana Mugello a doversi far carico dell’attuazione del progetto, e l’ente appare quantomeno perplesso in merito. C’è poi anche la posizione del Comune di Palazzuolo sul Senio da tenere in considerazione: il sindaco Paola Cavini (tacciata di fascismo sulla rivista “Arti&Mestieri”, organo ufficiale dell’Association International Trabajadores) dice chiaramente che ” non esiste ancora un progetto concreto, bensì solo la proposta di progetto pilota sul territorio comunale di Palazzuolo. I nostri dubbi” prosegue “non sono fondati sull’eventualità di investimenti nella nostra zona ma sulle modalità di gestione del progetto stesso: non possiamo creare disparità fra i cittadini che amministriamo visto anche che a Campanara parliamo di occupazione abusiva degli stabili e di lavori eseguiti senza il rispetto delle normative. Il Comune deve avere il pieno controllo della situazione”. Per la prossima settimana è stata già indetta un’assemblea pubblica che si preannuncia burrascosa. Chi la spunterà?

Verso le amministrative di giugno: fra nuove liste e partiti a caccia d’identità

mercoledì, aprile 8th, 2009

L’appuntamento di giugno con le elezioni amministrative si avvicina inesorabile in molti Comuni mugellani: la nota dominante, tranne qualche rara eccezione, è quella di una grande confusione, con molti litigi, molti tentativi di fornire prospettive di cambiamento, ma in definitiva pochi fatti. Insomma, tutt’altro che un quadro rassicurante, specie in un’area che ha consentito uno storico e finora resistente radicamento degli ideali della sinistra. Il Mugello sembra dunque fare da specchio a quella crisi che i partiti di sinistra vivono anche sul piano nazionale: assenza di leadership, difficoltà nel portare avanti la condivisione dei valori di fondo, mancanza di lucidità nella definizione dei programmi. Ad aggravare questo contesto c’è un fronte di centrodestra la cui attività appare - chissà quanto volontariamente - regimentata, ingessata in un’ardire polemico sterile e del tutto strumentale, male o per nulla sostenuto da proposte politiche serie per il territorio. Poco affidamento si può fare anche su movimenti più radicali, troppo spesso tentati da spinte regressiste e incompatibili con lo sviluppo moderno anche dei piccoli scenari locali. Va da sè che nel tentativo di superare questa impasse si assista a una generale tendenza (evidentemente più forte che in passato) a ricorrere alle liste civiche e/o a movimenti trasversali in cui fanno mucchio tutti gli “scontenti”. E’ perciò molto difficile leggere in filigrana quali saranno gli esiti della prossima tornata elettorale. Mi soffermerò su un paio di casi, quelli che ho avuto modo di seguire più da vicino: Borgo San Lorenzo e Vicchio.

A Borgo i giochi sembrano apparentemente già fatti: da un lato c’è la ricandidatura del sindaco uscente Giovanni Bettarini, sostenuta da PD, PS e Comunisti Italiani; dall’altro il curioso binomio “Per Borgo” - “Libero Mugello”, doppia lista civica che unisce premesse iniziali ben diverse (Forza Italia e i Verdi). Doveroso però tenere in considerazione anche Rifondazione Comunista, rimasta sola dopo lo strappo con “Libero Mugello”. E’ proprio la duplice lista civica ad accendere le più sfrenate fantasie politiche dei borghigiani: a sfidare Bettarini sarà la pasionaria Piera Ballabio, spalleggiata da Carlo Incagli. Un connubio che, stando alle dichiarazioni ufficiali, nasce da un comune giudizio negativo sull’attuale amministrazione e che pone come obiettivo primario “una visione della politica intesa come amminitrazione della cosa pubblica attenta alla comunità a cui si riferisce, che attivi forme di partecipazione, che sia innovatrice e creativa e che si confronti alla pari con gli interlocutori istituzionali”. Lo schieramento ha saputo già tanto attirarsi manifeste simpatie quanto farsi accaniti nemici (su tutti quella Rifondazione Comunista che ha pubblicamente parlato di qualunquismo da parte di Ballabio e Incagli). La mia personale opinione è che la verità stia anche stavolta nel mezzo. Indubbio che a Borgo si avverta una certa voglia di cambiamento, vuoi per qualche opera pubblica discussa, vuoi per una certa nonchalance nella gestione patrimoniale del Comune, vuoi infine per una non completa trasparenza nei rapporti con le società partecipate. Indubbio anche che “Libero Mugello” e “Borgoviva” (da cui è poi nata “Per Borgo”) siano stati i soggetti più attivi nel contestare questi aspetti. E’ altrettanto vero però che se non di qualunquismo un’ombra di opportunismo nell’operazione c’è: non si può negare che in consiglio comunale Ballabio e Incagli abbiano spesso fatto le barricate, arroccandosi su posizioni di totale chiusura al confronto e al dibattito, senza per altro rilanciare in maniera costruttiva. Trovo poi complicata la coesistenza nello stesso soggetto politico di due figure indubbiamente “forti”, con posizioni di partenza a volte anche molto distanti e probabilmente con ambizioni e prospettive amministrative divergenti. La partita è quasi sicuramente in mano a Bettarini: questi ultimi due mesi, se ben sfruttati, potranno garantirgli un successo comodo, in caso contrario chissà…

A Vicchio se si vuole la situazione è ancor più ingarbugliata: hanno conquistato spazio anche su qualche media nazionale le tribolate primarie del PD, sfaldatosi prima ancora d’esser nato. Vecchi rancori, ideologie anchilosate, tradimenti degni di una telenovela hanno reso il percorso elettorale un autentico campo minato. Riassumendo la situazione attuale è la seguente:

  1. il candidato PD è Roberto Izzo, homo novus proveniente dall’ambiente cattolico e moderato, osannato dai centristi ma avversato dai “duri e puri” ex DS;
  2. i due sfidanti già scesi in campo sono Carlo Zacconi, fuoriscito polemicamente dal PD (si era inizialmente anche presentato alle primarie) e rappresentante della lista civica “Per il nostro Comune”, e Raffaele Lecca, coordinatore della locale sezione del PDL;
  3. E’ in procinto di uscire un nome pesante sul fronte di sinistra, dopo che Rifondazione Comunista, Verdi e Sinistra Democratica si sono visti rifiutare la proposta di accordo col PD. L’obiettivo non dichiarato è quello di attrarre uomini dal centro-sinistra, volendo anche con la formula di una seconda lista civica (l’ultim’ora conferma questa tesi: Stefano celli, attuale assessore al bilancio della giunta di centro-sinistra, ha cambiato fronte);
  4. Almeno due i cani sciolti: Pietro Tagliaferri dell’Italia dei Valori, che per ora sostiene Zacconi ma che potrebbe cambiare in corso d’opera; Vinicio Cecchini, che ha abbandonato Forza Italia per fondare il gruppo UDC e forse in cerca di un nuovo appoggio (Izzo e un PD sempre più centrista?)

Difficile ancora stabilire chi possa uscire vincitore: se l’ipotesi di una seconda lista civica prendesse definitivamente corpo, la vittoria del PD non sarebbe più così scontata, a patto ovviamente che come detto non si creino nuove alleanze anche al centro. Resta in generale la sensazione che chiunque vinca a giugno risulti essere una figura poco rappresentativa e in bilico, esposta ai venti della polemica e alle congiure di palazzo. Esattamente quello che i cittadini vicchiesi avevano, anhce attraverso le primarie, chiesto di evitare.

Vicchio Est: un progetto che fa discutere (ma di cui si parla poco)

martedì, marzo 31st, 2009

A Vicchio c’è una cosa che fa molto discutere ma di cui pochi parlano: si tratta della variante al Regolamento Urbanistico denominata “Vicchio Est”. Un nome da casello autostradale che se da un lato può inquietare (quasi che una località di 8000 abitanti possa avere dei veri e propri quartieri), dall’altro sta solo ad indicare lo sviluppo urbanistico e non dell’area del paese che guarda a oriente. Il progetto così com’è stato presentato propone la realizzazione di: due strutture ricettive (per un totale di 200 posti letto), un’area residenziale con 48 nuovi alloggi, un “Centro per l’ingegno”, oltre al rifacimento dell’accesso al cimitero e alla realizzazione di un nuovo magazzino comunale.
Di per sè la variante si presenta bene: serviva in quella zona del paese un qualche intervento rivitalizzante ed era fondamentale investire sulla possibilità di migliorare l’accesibilità al cimitero (il rischio attuale era quello di andarci per portare dei fiori ai propri cari e ritrovarsi invece a fargli direttamente compagnia). Come aveva avuto modo di dire il sindaco di Vicchio, Lorini “è un’ipotesi urbanistica che permette di misurarsi su contenuti importanti per lo sviluppo del nostro paese, in parte prodotto di processi che si sono attivati in questi anni, in parte ipotesi di lavoro impegnative per chi amministrerà nei prossimi. Un contributo, quindi, ad uscire dai personalismi e a ragionare nel merito di scelte e di fattibilità”.
Il problema è che non a tutti sembrano quelle elencate le scelte migliori: cominciamo dai due alberghi. I posti letto totali attualmente disponibili nel territorio vicchiese sono circa 800 divisi fra case per vacanze, agriturismi, campeggi, bed&breakfast, ostelli. Se a questi si sommano i 550 previsti entro il 2012 si tocca quota 1.350 posti letto, overro, secondo alcune stime, il 30% in più di quello previsto dai dati dimensionali prescrittivi del Piano strutturale. Viene da poi da chiedersi sia stato predisposto un piano, anche sommario, di marketing territoriale e se non fosse meglio potenziare qualche struttura già esistente (ce n’è una proprio accanto a dove i due alberghi dovrebbero sorgere). E’ chiaro che questo sia un compromesso con la proprietà dei terreni che il Comune ha espropriato, ma forse si è pensato a questa soluzione senza valutarne attentamente vantaggi e svantaggi. Premesse diverse ma conclusioni simili anche per i 48 nuovi alloggi: se “Vicchio est” era prima un’area dormitorio, così lo sarà probabilmente ancor di più; difficile pensare che qualche giardino o qualche area attrezzata possa evitare tale tendenza. Stupisce a mio parere che non sia stato previsto alcun inserimento commerciale nel progetto. Si potrebbe obiettare anche sul “Centro per l’ingegno” (più economico sfruttare locali che presto saranno disponibili che costruire ex-novo), ma ciò che alimenta il dibattito è proprio l’assenza di dibattito.
Un paradosso che qualcuno ha già colto e che probabilmente potrebbe diventare l’ago della bilancia dei prossimi confronti politici (a Vicchio, come in molti altri comuni mugellani si voterà per il nuovo sindaco a giugno). Nessuno vuole esporsi, l’argomento è delicato e il rischio di scivolarci sopra viene accuratamente evitato, almeno per ora. Arriverà però il momento in cui si dovrà dire qualcosa di nuovo in merito, o si finirà col congelare un progetto che è stato presentato come una prospettiva ideale per il paese dei prossimi anni.

Circuito del Mugello: risorsa o zavorra?

lunedì, marzo 30th, 2009
(fonte: www.mugellocircuit.it)

(fonte: www.mugellocircuit.it)

Ormai oltre due settimane fa sono stati resi noti gli esiti di una ricerca volta ad elaborare e analizzare l’impatto economico - diretto e indiretto - che l’autodromo del Mugello ha sul territorio limitrofo. I dati emersi sono decisamente interessanti: si parla di quasi 23 milioni di euro, stimati sommando le ricadute dirette, o meglio l’incidenza sull’economia locale dei costi di gestione e manutenzione della struttura, del personale, dell’acquisto di beni e servizi, a quelle indirette, calcolate tanto come impatto sul sistema ricettivo quanto come attività di hospitality interna al circuito e vendita di pass e biglietti per i singoli eventi. Alla presentazione dei dati erano presenti, oltre agli amministratori della Mugelo Circuit Spa, vari rappresentanti degli enti locali, e il team principal della Ferrari Stefano Domenicali. Tutti hanno tracciato un quadro molto positivo della situazione, sottolineando come in venti anni (per l’appunto da quando Ferrari ha acquisito la proprietà dell’autodromo) si sia passati da considerare l’anello mugellano una palla al piede a ritenerlo una fondamentale e trainante risorsa.

Nonostante tutto c’è stata polemica: commercianti, ristoratori e qualche associazione di categoria, hanno platealmente fatto le prefiche, sostenendo che l’autodromo porta più problemi che altro e che fondamentalmente dal ciricuito non è mai arrivata una chiara volontà di collaborazione e integrazione col territorio. E’ singolare che durante la presentazione di un rapporto sulle ricadute economiche nel contesto locale si muovano accuse di questo tipo: basti pensare che nel solo comune di Scarperia in 8 anni si è passati dalle 4 alle 34 strutture ricettive. Inutile scandalizzarsi che qualcuno intervenga a difesa della Mugello Circuit o della Ferrari - che poi sono perfettamente in grado di difendersi da sè: rientra nella normale (che brutta parola!) ruffianeria politica. Piuttosto vien da chiedersi come non si riesca a guardare aldilà del proprio naso: nessuno contesta il fatto che in passato l’autodromo fosse ampiamente slegato dal contesto mugellano e la sua attività interna fosse impermeabile, blindata. Negli ultimi anni è però oggettivamente cambiato qualcosa: tanto per stare sui dati, nei giorni del MotoGp vengono impiegati circa 1850 addetti e una stragrande maggioranza di essi sono giovani del luogo. Sono poi 280 i fornitori locali che hanno eseguito lavori o fornito servizi per l’autodromo. E non stiamo valutando la dimensione mediatica che il circuito alimenta: una precedente ricerca dimostrava come digitando “Mugello” nei principali motori di ricerca internet, la massima affinità di risultato era quella col sito della Mugello Circuit. In molti paesi del mondo l’associazione è pressochè automatica. Difficile negare che l’impatto dell’autodromo non esista, a meno che l’analisi non parta dal numero di primi piatti serviti o dai litri d’acqua resi. Ma questa crediamo sia un’altra storia…

TAV in Mugello: uno scempio anche mediatico?

domenica, marzo 29th, 2009
Il ponte TAV a S.Piero a Sieve (fonte: www.primapagina.regione.toscana.it)

Il ponte TAV a S.Piero a Sieve (fonte: www.primapagina.regione.toscana.it)

E’ di un paio di settimane fa la notizia della sentenza di primo grado per il processo per i danni ambientali causati in Mugello dai lavori dell’Alta Velocità tra Firenze e Bologna. 27 condanne (alcune anche molto severe), 150 milioni di euro di risarcimento. Sulla gogna in primis i dirigenti del consorzio Cavet che ha avuto in appalto l’opera. Che dire, i cantieri Tav hanno in effetti provocato danni notevoli: deviando o peggio prosciugando falde acquifere, sventrando montagne, peggiorando in generale la qualità ambientale delle aree intercettate. Come ricostruito da “La nuova ecologia” (ma tali dati si possono facilmente recuperare anche da altre fonti) ”i danni ambientali erano stati stimati attorno ai 750 milioni di euro, per il disseccamento o l’impoverimento di 81 corsi d’acqua, 37 sorgenti, una trentina di pozzi e cinque acquedotti, l’inquinamento del territorio per i depositi di terre di scavo contaminate da idrocarburi. I lavori per la costruzione di 79 km di ferrovia, di cui 73 in galleria sono iniziati nel 1996 e sono ancora in corso: sarebbero dovuti finire nel 2003. Quanto ai costi, dai 5.810 miliardi di lire iniziali si è arrivati a 4,8 miliardi di euro”.

Sui problemi che l’Alta Velocità ha portato in Mugello si è parlato tanto anche sui media: logico, si trattava di una grande opera, presentata come nuova avanguardia dei trasporti, e ora siamo a discutere se, ancora prima che sia completata, non sia già superata. Purtroppo però, a mio avviso si è finito - come spesso accade del resto - con l’aggravare lo scempio già perpetrato sul piano concreto attraverso un’informazione talvolta imprecisa ed enfatica (anzi, a tratti parossistica), votata più ad esplicitare il conflitto tra gli interessi delle singole parti che a discutere sulle specifiche dell’intervento, a partire dalle strategie di pianificazione fino alle ricadute concrete sui territori che la nuova linea attraversa. Ultimo in ordine di tempo è il bell’approfondimento di Paolo Rumiz su “La Repubblica” dello scorso 22 marzo: un bell’articolo, appassionato, coinvolgente, ahimè veritiero, ma (c’è sempre un ma) probabilmente non del tutto realistico. Si tratteggia un Mugello spogliato della vegetazione, abbandonato dagli animali selvatici, risucchiato dalle stesse voragini create dai cantieri TAV. Una terra in agonia, svuotata dei suoi connotati paesaggistici peculiari per colpa dei soliti fantomatici “poteri” che sperperano risorse con arroganza e senza rispetto. Lo ribadisco, non si può dire che non sia vero: i torrenti seccati, le falde inquinate, le colline perforate e rese instabili sono lì a testimoniarlo. Ma il Mugello non è affatto morto: non siamo a quel livello di devastazione. E il problema, anche se può sembrare assurdo, non è neanche quello. Ci stiamo dimenticando che la vera questione, il vero nodo legato alla realizzazione dell’Alta Velocità è: cosa rappresenterà, a livello globale e a livello locale una volta finita? Capisco perfettamente che si rischia di fare dell’ingenua dietrologia, ma il problema va cercato a monte, negli anni in cui l’idea di una linea veloce che attraversasse l’Italia e affrancasse il sistema trasporti dal giogo della gomma era poco più che un embrione. Purtroppo quegli erano anni in cui le questioni sull’impatto ambientale delle grandi opere, sul peso paesaggistico di un’infrastruttura imponente, servivano ancora e più che altro per la facciata: non c’era, nè all’interno del governo nazionale, nè dentro le amministrazioni locali, quella capacità di penetrazione di tali argomenti che si è poi rivelata indispensabile. Lungi da me imputare alla singola istituzione tutte le responsabilità, è una strada facile da imboccare ma altrettanto tortuosa da abbandonare: il fatto è però che con ogni probabilità ci si è mossi male e tardi per rimediare agli errori iniziali. Una maggior cura della fase progettuale, nel senso di maggiori garanzie, maggiori capacità e velleità decisionali al momento di mettere nero su bianco, ci avrebbero risparmiato tanti guai. E di questo si deve essere consapevoli al 100%, così da evitare di cadere nell’assurda spirale dei “Noi l’avevamo detto da subito!”, “Noi siamo stati sempre contrari!”, “Noi ci siamo opposti ma nessuno ci ha dato retta!”. Atteggiamenti di tal sorta conducono inevitabilmente a perdere di vista un altro fatto essenziale: che le grandi opere non sono degli errori a prescindere, che quando un progetto ampio e complesso è funzionale e utile allo sviluppo del sistema occorre realizzarlo. E’ naturale poi che bisognerebbe realizzarlo bene e che non sia il caso della TAV. Ma, per favore, non cadiamo nuovamente nella rete di chi vuol far credere che non ci fosse alcun beneficio dalla sua realizzazione. Quello che ora è fondamentale comprendere - e pretendere aggiungerei - aldilà del risarcimento e delle condanne, è ciò che il Mugello avrà concretamente in cambio, a livello di potenziamento della viabilità, di servizi per il sistema già esistente, di risorse da reinvestire in azioni concrete di miglioramento. Di simili questioni ho sentito parlare solo durante un incontro organizzato dal coordinamento di zona del Partito Socialista: è troppo poco, la parola devono prenderla trasversalmente tutti i soggetti politici e istituzionali locali. La mia personale preoccupazione infatti è che dallo scempio già messo in atto in questi anni si ricavino solo lamentose chiacchiere, un triste riverbero di un’opportunità mai veramente sfruttata.