
Il New York Times dedica ampio spazio ad una vicenda avvenuta in Italia e di cui i media nostrani hanno parlato molto poco, ovvero il sequestro al confine tra Italia e Svizzera di titoli di stato Usa del valore complessivo di 134 miliardi di dollari e poi rivelatisi falsi. I bond, sequestrati il 3 giugno scorso, erano in possesso di due uomini di mezza età con passaporto giapponese, ma solo in questi giorni il ministero del Tesoro Usa ha ufficializzato che quei titoli erano falsi. Il portavoce ha aggiunto che di questo tipo di titoli sono rimasti sul mercato bond per 105 milioni di dollari, per cui l’ammontare di 134 miliardi di dollari sequestrato va ben aldilà degli strumenti finanziari disponibili.
“Il governo giapponese, o qualche altra nazione creditrice degli Usa, stava cercando in questo modo di svalutare il dollaro?” si chiede il quotidiano di New York “Oppure la mafia italiana ha rubato l’equivalente dell’1% del Pil americano per convertire il tutto in moneta? Più che di bond, la vicenda sembra riguardare James Bond. Un controllo alla frontiera sulle Alpi, due uomini d’affari che viaggiano su un treno locale, e che dicono di non avere niente da dichiarare. e una valigetta con doppio fondo che contiene bond degli Stati Uniti dal valore nominale stratosferico.
In tutto, la Guardia di finanza italiana ha confiscato 249 bond, ognuno del valore presunto di 500 milioni di dollari, e 10 bond con un valore nominale di 1 miliardo di $ ciascuno.
Peccato che fosserotutti falsi.[...]
Il più alto valore mai stanziato per un bond dal Dipartimento del Tesoro è di 10.000 dollari. La Guardia di finanza ha affermato che alcuni dei titoli erano “Kennedy bond” degli anni ‘30, ma questi bond non sono mai esistiti.”
Come riportato del NYT, il ritardo con cui il Tesoro Usa e le autorità italiane hanno confermato che i bond erano falsi ha suscitato molti dubbi nella blogosfera e nei mezzi di informazione indipendenti. Asia News, ad esempio, oltre a denunciare la scarsa risonanza internazionale di una vicenda così particolare, fa notare una presunta incongruenza nelle varie versioni dei fatti. In primo luogo, i due cittadini giapponesi, una volta accertate le generalità, sono stati rilasciati.
“Se la GdF avesse avuto elementi per ritenere che i titoli erano contraffatti (anche per un valore molto, molto inferiore) era tenuta ad arrestare i due giapponesi. In caso contrario, l’ufficiale della GdF poteva lui stesso essere incriminato. Il rilascio dei due giapponesi non può aver avuto perciò luogo senza che la GdF avesse raggiunto la convinzione che i titoli erano autentici. ” scrive il sito.
In secondo luogo, nel comunicato del 12 giugno dell’agenzia Bloomberg, si parla per la prima volta dei “Kennedy bond2 del 1934. Di questo particolare non si troverebbe però traccia nel comunicato diramato dalla GdF.
“Dopo due settimane dal sequestro un lancio della Bloomberg il 18/6, riporta le affermazioni del portavoce del Tesoro americano, Stephen Meyerhardt: (“sono chiaramente falsi”). In una diversa intervista, Meyerhardt afferma di non aver visto le obbligazioni se non da una foto su internet. In due settimane, dopo che erano stati subito allertati i servizi sia italiani che americani, nessuno del Tesoro americano si è precipitato in Italia per verificare i titoli e l’analisi è talmente semplice che basta una foto presa da internet. Subito dopo il sequestro, la GdF aveva dichiarato che se si trattava di contraffazione, i falsi erano praticamente indistinguibili dai titoli autentici. A Meyerhardt invece è bastata una foto su internet. ” conclude Asia News.
La notte dell’elezione di Barack Obama alla presidenza Usa, lo scorso novembre, il premier Italiano Silvio Berlusconi duede un parti a lume di candela con tre bellissime donne a Palazzo Grazioli, la sua lussuosa residenza romana.
Con una decisione a sorpresa, la Corte Suprema USA ha “sospeso fino a nuovo ordine” il passaggio di Chrysler a Fiat. L’operazione data ormai per scontata torna dunque a farsi incerta soprattutto a causa delle ravvicinate scadenze. Se entro il 15 giugno infatti il passaggio non venisse completato Fiat avrebbe la possibilita’ di scegliere se ritirarsi o meno.
“Le Figaro” riporta i poco invidiabili primati dei deputati italiani all’Europarlamento di Strasburgo: pur essendo i più pagati, sono i più assenti e i più distratti.