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A Firenze disobbedienza civile per la trippa

giovedì, luglio 30th, 2009

La giunta comunale di Firenze ha approvato una delibera per salvare i tradizionali “trippai”, i venditori ambulanti di panini e vino che rischiavano la chiusura dopo che una nuova legge italiana, recependo direttive della Ue, ha vietato la vendita di alcool in strada. Con la delibera i trippai vengono equiparati ad altri esercizi commerciali come trattorie e ristoranti, e ne viene quindi scongiurata la chiusura.
Già negli scorsi giorni la vicenda aveva interessato la stampa estera, con “The guardian” che riprendeva l’appello di Renzi alla “disobbedienza civile”:

“Il sindaco di Firenze ha lanciato una campagna di disobbedienza civile per difendere il diritto dei toscani a godersi un panino con la trippa e un bicchiere di vino.
Da tempi immemorabili, i fiorentini sono abituati a frequentare i mercati nel centro cittadino per mangiare un panino con la trippa, innaffiato da un bicchiere di vino rosso, conosciuto anche come gottino.
Da questa settimana una nuova legge contro la vendita di alcool in strada, ispirata a una direttiva europea, ha reso questo semplice piacere un crimine.
Quasi 200 trippai e altri venditori ambulanti rischiano multe fino a 12.000 euro se sorpresi a vendere vino, e la multa può arrivare fino a 30.000 euro se la vendita avviene dopo mezzanotte.
“Questa legge è una disgrazia e va assolutamente abolita” ha detto il neo-sindaco Matteo Renzi, 34 anni “se qualcuno dei miei consiglieri comunali la pensa diversamente, si beva una Coca Cola e poi lasci il gruppo di maggioranza”.
La nuova legge ha portato l’Italia in linea con il resto dell’Unione Europea nella lotta al vandalismo provocato dalla vendita di alcool in strada e fuori dagli stadi.”

L’editoriale del Times che ha fatto infuriare Berlusconi

martedì, giugno 2nd, 2009

Questa è la traduzione integrale dell’editoriale anonimo pubblicato ieri dal “Times” di Rupert Murdoch, che fin dal titolo rappresenta il più duro attacco registrato finora a Berlusconi dalla stampa estera indipendente.

Cade la maschera del clown

L’aspetto più discutibile del comportamento di Silbio Berlusconi non è che è un giullare sciovinista. E neanche che frequenti donne di 50 anni più giovani, abusando della sua posizione per offrire loro lavori da modelle, assistenti personali o, ancora più assurdo, come candidate al Parlamento europeo. Ciò che sconvolge di più è il totale disprezzo con cui tratta l’opinione pubblica italiana.

L’anziano Lothario può trovare divertente, e persino audace, fare il playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che per molte donne sono grotteschi e inappropriati. Non è il primo nè l’unico il cui comportamento è inappropriato per la carica che ricopre. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni potenzialmente scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare amicizie che, nel migliore dei casi, sono strane, la maschera del clown cade. Minaccia i giornali e le televisioni che controlla, invoca leggi che proteggano la sua “Privacy”, fa dichiarazioni evasive e contraddittorie e melodrammaticamente promette di dimettersi se sorpreso a mentire.

La vita privata di Berlusconi è ovviamente privata. Ma come Bill Clinton sa bene, lo scandalo non risparmia le alte cariche. Ai suoi detrattori, Berlusconi risponde di avere alti indici di popolarità, che il suo governo è saldo e che non si farà intimidire da quelli che chiama tentativi dell’opposizione di calunniarlo. Molti diranno inoltre che l’Italia non è l?America, che l’etica puritana che decide gli standard degli Usa non ha mai dominato la scena politica italiana, e che pochi italiani sono shockati dal maschilismo. Questa è una generalizzazione insensata. Gli italiani capiscono bene quanto gli americani cosa è e cosa non è accettabile. E come gli americani, giudicano una menzogna spregevole.

Pochi media in Italia sono in grado di denunciare questo punto senza paura di vendette. Ma va dato atto a “La Repubblica” di aver continuato a rivolgere domande sulla relazione del premier con la 18enne Noemi Letizia, il cui regalo di compleanno, un ciondolo, è stato motivo del divorzio richiesto dalla moglie di Berlusconi. A molte di queste domande, sulle labbra di qualsiasi stupito elettore italiano, non c’è stata nessuna risposta soddisfacente. Quando e come ha conosciuto la famiglia della ragazza? Berlusconi l’ha contattata dopo aver visto le sue foto su un book di moda? E’ vero che dozzine di giovani donne sono state invitate alle feste nella sua villa in Sardegna?

Berlusconi ha promesso di spiegare tutto in Parlamento. Ma difficilmente ha rassicurato i suoi critici con l’ingiunzione che blocca la pubblicazione di circa 700 foto che avrebbero mostrato cosa succede in queste feste. Nè lo ha aiutato il suo incauto ministro degli Esteri, che per difendere il suo capo ha ricordato che in Italia l’età del consenso per fare sesso è di 14 anni - come se questo fosse rilevante.

Tutto questo conta? Alcuni italiani diranno di no. Altri diranno che non è affare degli stranieri. Ma gli elettori italiani, alla vigilia delle europee, devono riflettere su come è gestito il loro governo, sui candidati adatti ad andare a Strasburgo e sul livello di impegno del premier durante la crisi politica ed economica.
Questo riguarda anche gli altri. L’Italia ospita il G8 quest’anno. In quella riunione si parlerà di cose importanti, in cui i governi occidentali premeranno per una maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo. Berlusconi si ritiene un alleato di Vladimir Putin. Il suo paese è un importante membro della NATO. E’ anche parte dell’Eurozona, che viene messa alla prova dalla crisi economica globale. Non sono solo gli elettori italiani a chiedersi cosa sta succedendo. Lo fanno anche gli alleati perplessi.

Copyright 2009 Times Newspapers Ltd.

La storia del processo Abu Omar

mercoledì, maggio 20th, 2009

Oggi la magistratura italiana si è espressa sull’eventualità di portare avanti il processo per il rapimento dell’imam Abu Omar. Il giudice monocratico di Milano, Oscar Magi, ha disposto il ”doversi procedere” del procedimento nonostante la presenza del segreto di stato su molti atti, respingendo così le richieste delle difese degli imputati. Ieri il Los Angeles Times ha dedicato un lungo articolo alla ricostruzione del processo per il rapimento in Italia dell’imam Abu Omar da parte di agenti della CIA. Eccone un sunto.

“Robert Seldon Lady, capo della CIA a Milano, e il Col. Stefano D’Ambrosio, capo milanese del SISMI, condividevano lo stesso orgoglio per la lotta al terrorismo islamico e lo stesso risentimento verso i superiori.
Nell’autunno del 2002, l’americano disse a D’Ambrosio che la CIA, nonostante le sue obiezioni, stava preparando il rapimento (la “rendition”) di Abu Omar, un estremista egiziano. Lady era preoccupato che l’operazione potesse mandare all’aria tutte le alleanze che lui aveva costruito con l’intelligence italiana, e per questo aveva preferito parlarne a D’Ambrosio: “Parlane con i tuoi”, gli disse.
D’Ambrosio ha poi spiegato di aver interpretato così il sottotesto di quell’informazione “In altre parole, la cosa è così pazzesca che se due dirigenti operativi sul campo, che conoscono bene l’area, dicono entrambi che un’azione del genere è pazzesca, forse la CIA può ripensarci”.
Quattro mesi dopo quella conversazione, la CIA a quanto risulta dalle indagini rapì a Milano Abu Omar portandolo in Egitto, dove fu torturato per mesi. Scoppiò uno scandalo internazionale, e gli agenti segreti furono così poco attenti che la procura milanese riuscì ad identificarli dai tabulati telefonici e delle carte di credito mandandone 26 sotto processo, in contumacia. Tra loro, Seldon Lady e sette agenti italiani. [...] Testimoniando ad ottobre, D’Ambrosio ha così riassunto la vicenda “Eravamo tra il ridicolo e il tragico”.
[...] Questo è lo scenario emerso dal processo. Lady, veterano dell’intelligence, dopo l’11 settembre si autoelesse faro della lotta al terrorismo islamico, e anche se contrario alla pratica della rendition, finì per esserne uno degli architetti. Grazie all’ottima conoscenza dell’Italia e della sua gente, Lady stabilì relazioni personali cordialissime con l’intelligence, la Polizia e i Carabinieri, che lo ricordano come una persona affabile e disponibile. Fu lui ad aiutare le autorità italiane a indagare sull’organizzazione di Abu Omar, sospettata di inviare i propri militanti nei campi di addestramento di Al Qaeda.
A ottobre del 2002 denunciò a D’Ambrosio che i suoi capi volevano scavalcare lui e la polizia per rapire Abu Omar e farlo diventare un loro informatore. Quando, poco tempo dopo, si venne a sapere che i vertici del SISMI aveva distaccato alcuni suoi agenti in appoggio a un gruppo paramilitare della CIA, D’ambrosio capì che anche i suoi superiori lo avevano scavalcato.[...]
Lady era contrario all’operazione per motivi pratici, non ideologici. Abu Omar era conosciuto all’antiterrorismo, rimuovendolo le indagini sul suo gruppo sarebbero dovute ripartire da capo. La CIA rigettò le obiezioni e ottenne il via libera da Washington. “La mia impressione” spiega D’Ambrosio oggi “è che tutto questo fu fatto per ottenere avanzamenti di carriera. Per far vedere a Washington che la CIA di Roma era in gamba”.
D’Ambrosio andò dal suo capo, Marco Mancini, per cercare di convincerlo a interrompere l’operazione. Mancini fu sorpreso che D’Ambrosio ne fosse a conoscenza, e nel giro di poche settimane lo fece trasferire a Roma. Successivamente, Mancini divenne il n° 2 del SISMI.
“Lady mi raccontò che Mancini si era offerto alla CIA come agente” ha raccontato D’Ambrosio “ma la CIA aveva rifiutato”.
Nonostante l’iniziale contrarietà, Lady è accusato di aver organizzato il rapimento reclutando anche un tenente dei Carabinieri.
[...] Il governo americano ha rifiutato di commentare. Il governo italiano ha cercato di interrompere il processo appellandosi al segreto di Stato, su cui mercoledì si esprimerà la Magistratura”

Copyright 2009 Los Angeles Times

La crisi coniugale di Berlusconi sulla stampa estera

martedì, maggio 5th, 2009

La notizia del divorzio chiesto da Veronica Lario non riempie solo le prime pagine dei giornali italiani, ma è molto sentita anche all’estero, dove i media sono interessati maggiormente all’aspetto “gossipparo” della vicenda puttosto che a quello politico.
Ad esempio “Le Monde” dedica un articolo a quelle che chiama “Le ripercussioni politiche e finanziarie del divorzio di Berlusconi”.

“Veronica Berlusconi attacca su due fronti” scrive il quotidiano francese “Politico: La presenza di belle donne in politica non è nè un difetto nè una qualità. Ma quello che oggi stupisce è la mancanza di ritegno del potere. Personale: Non è mai venuto a nessun diciottesimo compleanno dei suoi figli, anche se invitato. [...] In gioco ci sono 8 miliardi di euro: dietro questa separazione si gioca il controllo della Fininvest tra i figli dei due matrimoni, che non si frequentano e che questo divorzio potrebbe mettere in contrapposizione. Ciascuno detiene il 7,65% del capitale, coalizzandosi i tre figli di Veronica potrebbero matematicamente prendere il controllo dell’impresa ai danni di Marina e Piersilvio”

I media inglesi come “The guardian” e la BBC hanno seguito la vicenda nei suoi vari sviluppi, e non hanno mancato di dare risalto soprattutto alla controreplica di Berlusconi, che ha chiesto le scuse pubbliche della consorte. Lo stesso risalto viene dato anche alle accuse di un “complotto” teso a screditarlo proprio mentre è al vertice della popolarità, arrivando a parlare di “criminalità mediatica”. Come spesso capita quando Berlusconi finisce sui giornali per vicende non strettamente politiche, la stampa inglese ripropone una raccolta delle sue più famose gaffe. Questa volta a farlo è la BBC.

Oltreoceano il risalto alla vicenda è minore, e se la CNN si limita a riportare l’annuncio di divorzio di Veronica Lario riassumento per sommi capi la vicenda, il “New York Times” sottolinea l’aspetto mediatico del divorzio della first couple italiana, titolando “Il dramma del premier italiano si svolge sulla stampa” e ricordando il precedente della lettera scritta dalla Lario ai giornali per lamentarsi pubblicamente del comportamento del marito.
Il quotidiano newyorkese si sofferma anche sulle possibili conseguenze del divorzio, intervistando il direttore de “Il Foglio” Giuliano Ferrara che sostiene “Come sempre, anche questa crisi volgerà a favore di Berlusconi. Ferrara aggiunge che l’atteggiamento di Berlusconi nei confronti delle giovani donne è comune al modo di fare degli italiani, che per questo si identificano in lui. Forse era inteso come un complimento.

Quando un kebab è un segno di sfida

lunedì, aprile 27th, 2009

Il “New York Times”, sempre attento alle vicende italiane anche quando si tratta di curiosità locali, pubblica un articolo a firma di Elisabetta Povoledo dedicato alla nuova normativa emanata dalla Regione Lombardia sul consumo di cibi da asporto in strada.

“Attorniato da giornalisti e fotografi, Giorgio Schultze ha alzato le mani in segno di sfida. In una teneva una lattina di Coca Cola, nell’altra un kebab ripieno - lo speziato piatto a base di carne che in questa parte del Nord Italia è diventato comune come la pizza.
“In questo momento sto commettendo due crimini” ha detto Schultze, candidato indipendente al Parlamento Europeo “Sto mangiando e bevendo all’aperto”.
Al momento è probabile che migliaia, se non decine di migliaia, di abitanti della Lombardia siano inconsapevoli di una legge regionale approvata questa settimana che regola il modo in cui fast-food e take-away vendano il cibo che producono.
La legge, che riguarda anche gelaterie e pizzerie, vieta agli esercizi senza licenza di ristorante o bar di vendere cose che non siano prodotte in loco, incluse le bevande. E i clienti che consumano questi prodotti non possono sedersi o usare utensili di plastica.[...]
Ma ciò che ha portato dozzine di persone a un cosiddetto pranzo di protesta fuori dal negozio di kebab è stata la preoccupazione che la legge sia stata fatta per prendere di mira gli esercizi gestiti da immigrati. La misura è stata infatti voluta dalla Lega Nord per preservare l’identità delle città italiane.[...]
Nella sua forma originale la legge era più razzista, intendeva proibire la presenza di negozi dui kebab nel centro delle città” spiega Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD, che ha organizzato la protesta sul suo blog e poi su Facebook.
Su Facebook ci sono in effetti gruppi pro-kebab e anti-kebab, e i fan del cibo straniero hanno anche un gruppo chiamato Couscous Clan.[...]
I sostenitori della legge dicono ceh finalmente regola un settore che ha vissuto per anni in un vuoto legislativo. Piuttosto che penalizzare le vendite da asporto, sostengono, la legge legalizza i comportamenti finora clandestini, ma protegge bar e ristoranti dalla concorrenza sleale dei fast food. “Bar e ristoranti devono seguire codici sanitari molto severi così come altre leggi che invece non riguardano i take away, e questo non è giusto” sostiene Lino Stoppani di Confcommercio.”

L’Italia accetta gli immigrati rifiutati da Malta

martedì, aprile 21st, 2009

La fine del braccio di ferro diplomatico tra Malta e Italia per l’accoglienza degli immigrati clandestini sul cargo turco Pinar merita un approfondito articolo del “New York Times”, che sottolinea l’intervento del presidente della Commissione Europea Barroso con i premier italiano e maltese.
L’odissea dei circa 150 naufraghi è iniziata giovedì scorso, come racconta il quotidiano
“Malta, ricevendo una richiesta d’aiuto da parte delle due navi su cui gli immigrati avevano viaggiato per una settimana, e che stavano affondando, ha chiesto al cargo turco Pinar E di prenderli a bordo e portarli in Italia. Il cargo infatti era sulla rotta per l’Italia dalla Tunisia. Anche se le barche sonos tate trovate a 41 miglia dalle coste italiane e a 65 da quelle maltesi, le autorità italiane hanno affermato che era responsabilità di Malta prendersi carico dei naufraghi.
“Questo tipo di situazioni scoraggiano le altre navi a occuparsi del salvataggio dei barconi degli immigrati” denuncia Barbara Boldrini, portavoce per l’Italia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che parla anche della necessità che l’UE stabilisca regole certe sulla responsabilità dei singoli stati nell’accoglienza di naufraghi.”

La nave che ha effettuato il salvataggio, continua il quotidiano, era equipaggiata solo per una ciurma di 13 persone, ed essendo un mercantile non aveva posti letto, e le condizioni igieniche sono rapidamente deteriorate anche per la presenza a bordo del cadavere di una donna.
Le autorità italiane, prima di accettare di far attraccare la nave, hanno rifornito gli occupanti di generi di conforto e coperte, nel tentativo di migliorare le drammatiche condizioni del

E adesso si indaga sui colpevoli

mercoledì, aprile 15th, 2009

Sui quotidiani esteri si comincia a dare risalto all’aspetto giudiziario che dovrà essere affrontato in Italia una volta passata la fase dell’emergenza e la commozione per le 294 vittime del sisma in Abruzzo.

“La Magistratura italiana ha annunciato che arresterà i costruttori responsabili di aver edificato palazzi non in regola con le norme antisismiche nelle zone colpite dal terremoto” riporta il quotidiano spagnolo “La Protezione civile stima che un sisma di magnitudo 5,8 della scala Richter avrebbe dvuto danneggiare solo 38.000 edifici nella zona interessata. invece dei 60.000 edifici lesionati o crollati. Perciò la magistratura sospetta che la differenza di 22.000 edifici sia dovuta a irregolarità nelle tecniche di costruzione.”

Anche il francese “Le Monde”, che già nei giorni scorsi aveva dedicato attenzione al amncato rispetto delle norme antisismiche, titola “Il dolore cede il passo alle polemiche”. Il quotidiano francese ricorda le parole del presidente Napolitano che ha invitato tutti a fare un esame di coscienza e scrive “Cemento non armato. Molti edifici di recente costruzione sono crollati come castelli di carta durante i 30 secondi in cui la terra ha tremato la notte del 6 aprile. Al contrario, alcuni vecchi palazzi del Rinascimento presentano solo piccoli danni. Secondo i primi elementi emersi dall’inchiesta aperta dalla procura de L’Aquila, molti di questi crolli presentano gravi anomalie e il Corriere della sera riporta che alcuni degli edifici caduti del tutto o in parte - tra cui la Casa dello studente e l’ospedale, che è stato chiuso - sono stati costruiti utilizzando un cemento armato che presentava ‘una quantità stranamente bassa di ferro’.
Un’altra anomalia è riportata da La Repubblica: gli inquirenti hanno scoperto che in certi casi è stata usata della sabbia marina nella composizione del cemento. La sabbia, che si erode più facilmente, permette ai costruttori di ottenere un margine di guadagno decisamente maggiore. Inoltre i pilastri di sostegno di alcune abitazioni non erano delle dimensioni previste dalla legge. Queste sospette irregolarità si aggiungono alle carenze di controlli e prevenzioni dei mesi scorsi.
Il lavoro dei magistrati sarà però complicato: anche il tribunale e gli uffici degli inquirenti sono crollati”

Prevedere l’imprevedibile o prepararsi all’inevitabile?

martedì, aprile 14th, 2009

Il “New York Times” dedica un articolo di approfondimento al terremoto de L’Aquila, riportando la polemiche sull’eventualità di poter prevedere il sisma.
Il quotidiano newyorchese ha interpellato la geofisica Susan Hough, che scrive:

“Un ricercatore italiano, Giampaolo Giuliani, ha inziato nei mesi scorsi a suonare il campanello d’allarme, avvertendo che L’Aquila sarebbe stata colpita da un terremoto il 29 marzo. La previsione era apparentemente basata su un’anomala concentrazione di gas radon nell’aria, e dal fatto che laregione aveva subito un certo numero di scosse a partire da metà gennaio. Giuliani è stato denunciato per procurato allarme dalla Protezione Civile e a ritrattare le sue dichiarazioni dopo che il 29 marzo non si era verificato alcun evento.
I responsabili e i cittadini avrebbero dovuto dare retta a quell’allarme? Con il senno di poi la risposta sembra essere sì, ma la vera risposta è no.
Da decenni gli scienziati cercano il modo di prevedere i terremoti - il Santo Graal della sismologia. negli anni ‘70 alcuni scienziati americani dichiararono che l’obiettivo era raggiungibile, ma per il momento nona bbiamo sensibili progressi. Sappiamo quali sono le zone a rischio del pianeta. Sappiamo prevedere attività sismiche in zone specifiche. Ma le previsioni di per sè, specifiche per tempo, luogo e magnitudo, sono tutt’altra cosa. [...]
Sappiamo che alcuni terremoti, come quello de L’Aquila, sono preceduti da sciami sismici, ma non possiamo suonare l’allarme ogni volta che si verifica uno sciame, perchè nel 95% dei casi non è seguito da un terremoto di grande intensità.
L’opinione pubblica ha saputo delle previsioni di Giuliani a causa di quello che è accaduto dopo, ma ci sono molte altre previsioni che non raggiungono il pubblico. Ed è una cosa positiva, perchè gli scienziati non sono in grado ancora di prevedere con precisione i terremoti, e finchè non ci sarà un metodo dimostrato, fare previsioni pubbliche è da irresponsabili.
I progressi sono lenti anche perchè i terremoti più importanti, quelli al di sopra della magnitudo 6, per fortuna sono abbastanza rari.[...]
Sarebbe bello che gli scienziati potessero prevedere i terremoti. Non possiamo. Potremmo non riuscirci mai. Quello che bisogna fare è assicurarci che le nostre case, le nostre scuole e i nostri ospedali non cadano giù alla prima scossa, e che tutto sia pronto per affrontare le conseguenze. Possiamo smettere di prevedere l’imprevedibile e iniziare a prepararci per l’inevitabile.”

Terremoto, la commozione e la rabbia

mercoledì, aprile 8th, 2009


Il sisma in Abruzzo ricopre ancora ampio spazio sui media internazionali, e anche se non è più la notizia d’apertura le principali testate estere continuano ad aggiornare con frequenza le notizie che giungono dall’Abruzzo, a testimonianza di quanto l’evento abbia toccato emotivamente l’Europa e il mondo.

Ora che la tragica conta delle vittime si sta avvicinando alla cifra definitiva, che rende le proporzioni di questo sisma ancora più tragiche, l’attenzione della stampa estera si concentra non solo sulla cronaca - la scossa delle 19:47 che ha fatto rivivere i terribili attimi di domenica notte - ma anche sulla speranza. Il ritrovamento tra le macerie di alcuni sopravvissuti dopo oltre 40 ore dal terremoto è la notizia più citata, come capita spesso in questi casi.

La BBC dà grande risalto alla storia di Eleonora, la ragazza di 20 anni estratta viva dalle macerie 42 ore dopo la scossa di domenica notte. Eleonora, riporta la BBC, è rimasta cosciente durante le difficili operazioni di soccorso.
La stessa notizia è l’apertura del sito della tedesca Bild, che all’interno titola con grande enfasi “Sotto le macerie c’è ancora vita!”, e racconta anche del salvataggio di Marta Valente, studentessa 24enne salvata dai soccorritori dopo 23 ore sotto le macerie.

“The guardian”, il “New York Times” e “El Pais” si concentrano invece maggiormente sul bilancio del terremoto, non solo per quanto riguarda la conta delle vittime ma anche per i danni materiali, e riportano le dichiarazioni di Berlusconi sulla tempistica della ricostruzione.

Solo “Le Monde” si distingue dalla massa, citando le polemiche sulle misure di prevenzione dei terremoti, e parlando di un “dibattito che imbarazza la classe politica”.
Nel reportage audio del quotidiano francese, si parla dello spirito bipartisan con cui la classe politica ha affrontato la crisi ma anche della difficoltà con cui si ouò spiegare come gli edifici costruiti nelle zone terremotate non fossero in regola con le norme antisismiche

A Lecco i bambini vanno a scuola a piedi

mercoledì, aprile 1st, 2009

Ogni mattina, 450 bambini di 10 scuole elementari di Lecco vanno a scuola seguendo 17 percorsi, ma senza scuola bus, e non per la crisi economica. A raccontarlo è il solito New York Times.
“Nel 2003, per affrontare la tripla minaccia dell’obesità infantile, del traffico locale e, soprattutto, un aumento delle emissioni dei gas serra dagli scarichi delle automobili, un gruppo ambientalista ha proposto come soluzione di tornare alle origini: i bambini devono andare a scuola a piedi” scrive la testata americana, che spiega come siano nati dei “piedibus”, un percorso con un autista ma senza veicoli.
“Ogni mattina i mebri dello staff e dei volontari tra i parenti dei bambini accompagnano gli studenti per le strade tortuose di Lecco fino ai cancelli delle scuole”.
L’iniziativa sta avendo successo, a quanto riporta la cronaca del quotidiano, e il numero di bambini che sceglie di andare a scuola a piedi invece di farsi accompagnare in macchina è in costante aumento.
La stima fornita da Dario Pesenti, assessore all’urbanistica, è che questa iniziativa ha evitato più di 150.000 km di viaggi in auto, prevenendo potenzialmente l’emissione di migliaia di tonnellate di gas inquinante. Cifre su cui è lecito avere qualche dubbio, ma che comunque non deve far passare in secondo piano l’utilità di una soluzione che non è importante solo dal punto di vista ambientalista ma anche da quello sociale. Questa soluzione infatti oltre ad aiutare la forma fisica dei piccoli studenti è un toccasana anche per i rapporti sociali, visto che andando a scuola tutti insieme c’è più tempo per socializzare con i compagni.
L’aumento del numero di bambini accompagnati a scuola in auto, anche per brevi percorsi, è in rapida ascesa sia in Usa che in Europa. Nel 1969 il 40% degli studenti in Usa andava a scuola a piedi, oggi invece è solo il 13%, mentre in Inghilterra è il 18%, e anche nel resto d’Europa le cifre sono simili.