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La stampa Usa impietosa sul G8 in Italia

martedì, luglio 7th, 2009

La stampa internazionale si scatena per i disguidi nell’organizzazione del G8 in Italia. Se “The Guardian” arriva a citare una presunta proposta di espellere l’Italia dagli 8 grandi in favore della Spagna - più una provocazione che una vera proposta - il “Wall Street Journal” dedica un lungo e impietoso articolo sull’organizzazione italiana del G8 a L’Aquila, citando commenti preoccupati da parte dei capi di stato esteri. Inoltre, il quotidiano finanziario evidenzia come l’organizzazione del G8, anzichè favorire le zone terremotate, abbia rallentato la ricostruzione.

“Da padrone di casa della riunione degli Otto grandi a L’Aquila, il premier italiano Berlusconi cerca di evitare potenziali guai, di natura naturale e politica.
L’Aquila, luogo del devastante terremoto di aprile, continua a tremare, tanto che gli organizzatori hanno approntato un piano di evacuazione per Obama e gli altri leader [...]
Intanto i consiglieri di Berlusconi cercano di evitare altre scosse di diversa natura: nuovi articoli della stampa sulla vita personale del premier. Domenica la presidenza del Consiglio ha diramato un comunicato in cui si minacciano azioni legali in caso di pubblicazione di altre fotografie non autorizzate nei giorni del G8. “Stiamo provando a prevenire un crimine” spiega il legale del premier, Niccolò Ghedini “Se sai che qualcuno sta per spararti, è normale chiamare la polizia”.[...]
Berlusconi resta popolare in Italia, dove beneficia di un’opposizione debole e di un ampio sostegno tra gli elettori che si sono abituati ai suoi comportamenti con le donne. Tuttavia un diplomatico italiano afferma che i problemi del premier rischiano di far passare in secondo piano le proposte in politica estera, agguingendo di sperare che il G8 permetta di voltare pagina.[...]
Fuori dai confini italiani, molti analisti sostengono che le controversie su Berlusconi potrebbero influenzare i comportamenti degli altri leader. Ulrike Guérot, analista politica a capo dell’ufficio di Berlino per le Relazioni Estere, ha spiegato che la cancelliera tedesca Angela Merkel, che a settembre dpvrà affrotnare le elezioni in patria, dovrebbe particolare attenzione vista la propensione di Berlusconi a comportamenti scherzosi di fronte a telecamere e macchine fotografiche. “Deve stare attenta alle foto che farà con Berlusconi, pensando a come potrebbero essere usate in campagna elettorale”.
Spostando il summit a L’Aquila, Berlusconi intendeva portare l’attenzione del mondo sulla necessità di ricostruire la città. A pochi giorni dall’inizio, tuttavia, è chiaro che l’organizzazione del summit è diventata una distrazione rispetto alla ricostruzione. Il centro storico della città rimane senza acqua corrente ed elettricità, e gli abitanti continuano ad abitare nelle tende fuori dalla città.
Venerdì, L’Aquila è stata colpita da una scossa di magnitudo 4,1. La protezione civile ha iniziato a preparare un piano di evacuazione per i leader del G8 in caso di una forte scossa. Mauro Dolce, il ersponsabile della protezione civile che sta monitorando l’attività sismica, ha affermato che durante il summit sono attese almeno 20 scosse di una magnitudo tra 1 e 3.”

Ancora più critico l’inglese Daily Teleghraph, che si concentra su Mara Carfagna, scelta da Berlusconi per accogliere le first lady del G8, il ruolo che toccherebbe di norma alla moglie del premier, ma che in questo caso, per ovvi motivi, non è possibile.

“Berlusconi sceglie una ex modella in topless come escort (chiaro il doppio senso nella scelta del termine ndr.).
Il 72enne premier italiano ha scelto Mara Carfagna - ora ministro delle Pari opportunità - per fare gli onori di casa a Michelle Obama e Sarah Brown. L’ex concorrente di Miss Italia sarà affiancata da un’altra giovane componente del governo, il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. berlusconi ha detto di aver scelto le due ministre come ricompensa per la lealtà dimostrata nel difenderlo dalle recenti accuse riguardo la sua vita privata.
Ma la scelta ha scatenato una “guerra fredda” con le altre due ministre del governo Berlusconi, Giorgia Meloni e Stefania Prestigiacomo.”

Patrizia D’Addario sul Sunday Times

martedì, giugno 23rd, 2009

Una notte nell’harem di Berlusconi
di John Follain (Sunday Times)

La notte dell’elezione di Barack Obama alla presidenza Usa, lo scorso novembre, il premier Italiano Silvio Berlusconi duede un parti a lume di candela con tre bellissime donne a Palazzo Grazioli, la sua lussuosa residenza romana.
Una delle ospiti, un’ex attrice ed escort di nome Patrizia D’Addario, 42 anni, racconta che lui le chiese di restare per la notte. Non solo, ma lei afferma di aver registrato le conversazioni che seguirono.
“Vai ad aspettarmi nel letto grande” le avrebbe detto il 72 enne miliardario in un estratto dei nastri che sarebbe finito nelle mani di un giornale italiano.
Secondo la D’Addario, lo staff di Berlusconi gli ricordò che era atteso ad un incontro organizzato dalla Fondazione Italia-Usa per seguire i risultati delle elezioni, ma il premier rimase a casa, e fu informato solo più tardi della vittoria di Obama.[...]
La storia della D’Addario è stata confermata dalla sua amica Barbara Montereale, 23 anni, una ragazza immagine che dice di averla accompagnata alla cena del 4 novembre e a un evento simile due settimane prima.
La Montereale ha rivelato in un’intervista che la D’Addario le disse di aver fatto sesso con Berlusconi la notte della vittoria di Obama.[...]
La D’Addario racconta così il suo incontro con Berlusconi, due settimane prima della cena del 4 novembre.
“Ho lavorato nel teatro e sono esperta di make-up. Lui aveva un sacco di trucco. Sembrava arancione e quando rideva si vedevano le rughe”.
Berlusconi la baciò sulle guance, la abbracciò e disse “Ciao, sono Silvio. Sei molto carina”.
Si sedettero su un divano e lui le chiese “Da dove vieni? Che cosa fai?”. Lei gli raccontò di un complesso residenziale che voleva costruire sul terreno di proprietà della famiglia, dicendo che aveva difficoltà ad ottenere i permessi.
Per più di un’ora Berlusconi mostrò ai suoi ospiti un filmino delle sue visite alla Casa Bianca, del G8 e in campagna elettorale. “E’ stata una noia mortale” racconta la D’Addario.
L’ultimo filmino includeva la canzone “Meno male che Silvio c’è”, e molte delle donne presenti iniziarono a cantare e ad agitare le braccia a tempo.[...]
A un certo punto della cena, Berlusconi disse “Qui c’è una ragazza che ha perso la fiducia negli uomini e io le farò cambiare idea. La farò volare su un jet privato e le farò vedere che gli uomini non sono come crede”.
Irritata, la D’Addario replicò “Che stai facendo, ti prendi gioco di me?”.
Berlusconi rispose “Sì, io so tutto”. La D’Addario si convinse che lui si era informato sul suo passato.[...]
La D’Addario racconta che dopo la cena disse di volersene andare perchè era stanca, e il suo accompagnatore Giampaolo le disse che in quel caso le avrebbe dato solo 850 € dei 1700 pattuiti. Il giorno delle elezioni in Usa Giampaolo la ricontattò dicendole che il presidente voleva vederla. Perchè ha accettato “Perchè dovevo farlo” risponde la D’Addario, senza dare spiegazioni.
Alle 22.30 fu accompagnata a Palazzo Grazioli assieme ad altre ragazze tra cui la Montereale, e Berlusconi la accolse dicendo “Sono contento di rivederti, ti stavo aspettando”.[...]
La D’Addario ha raccontato di aver registrato la serata e di essersi fotografata di fronte a uno specchio con vicino la foto in cornice di Veronica Lario. Perchè ha registrato l’incontro? “Ho ritenuto più sicuro filmare e registrare tutto, e Berlusconi mi aveva fatto una promessa ed è stato molto gentile con me. Ho avuto seri problemi con un uomo in passato, e mi sento più sicura girando con un registratore”
Fu poi riaccompagnata in hotel. “Quando aprii la porta della suite, una delle due ragazze che se ne erano andate dopo cena mi disse ridendo ‘Hai avuto la busta?’. Ma io non avevo ricevuto nessuna busta”
Anche se la D’Addario è stata poi scelta come candidata in un’elezione locale nel Popolo delle libertà, la promessa di Berlusconi di aiutarla con i permessi edilizi non si è materializzata, e la donna gli si è rivoltata contro.
La D’Addario, la Montereale e altre due donne sono state ascoltate come testimone dal procuratore di Bari Giuseppe Scelsi, che sta conducendo un’indagine su Giampaolo Tarantini, un imprenditore sospettato di corruzione e sfruttamento della prostituzione.

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Fiat-Chrysler: ci siamo

mercoledì, giugno 10th, 2009


Come in una sceneggiatura hollywoodiana, quando tutto sembra volgere al peggio arriva l’inevitabile lieto fine.
Dopo la sentenza che bloccava l’accordo tra Fiat e Chrysler, la Corte Suprema degli Usa ha dato il via libera all’accordo.

“La Fiat è la nuova proprietarie dei maggiori asset di Chrysler” scrive la Associated Press “mercoledì ha chiuso l’accordo che salva l’azienda americana dalla liquidazione e mette una nuova compagnia nelle mani dell’AD di Fiat.
L’accordo crea una nuova compagnia chiamata Chrysler Group LLC, che è libera dai milioni di debiti e da tutti i fardelli che gravavano sulla vecchia Chrysler LLC.
L’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne è stato subito nominato CEO della nuova compagnia, e ha dichiarato che riaprirà presto gli impianti Chrysler congelati durante il processo di bancarotta”

Fiat - Chrysler col fiato sospeso

martedì, giugno 9th, 2009

Con una decisione a sorpresa, la Corte Suprema USA ha “sospeso fino a nuovo ordine” il passaggio di Chrysler a Fiat. L’operazione data ormai per scontata torna dunque a farsi incerta soprattutto a causa delle ravvicinate scadenze. Se entro il 15 giugno infatti il passaggio non venisse completato Fiat avrebbe la possibilita’ di scegliere se ritirarsi o meno.
Nei giorni scorsi il presidente Obama aveva sollecitato la Corte Suprema a dare il via libera all’operazione. Ora questa decisione mette a repentaglio un accordo che era sul punto di diventare realtà.
La Corte Suprema ha deciso in questo senso dopo il ricorso di tre fondi pensione dell’Indiana e associazione dei consumatori.
“Le conseguenze della decisione”, scrive il New York Times “sono ancora incerte. Già nei prossimi giorni la Corte potrebbe annullare il rinvio dando il via libera all’accordo, ma qualora venisse accolto l’appello delle associazioni dei consumatori, la questione potrebbe protrarsi per settimane o mesi, e la Fiat potrebbe avvalersi della clausola rescissoria, decretando in pratica il fallimento di Chrysler, con conseguenze disastrose per l’occupazione in Usa, ma anche per i piani industriali di Fiat.”
Non a caso Sergio Marchionne ha assicurato a “Bloomberg” di non avere intenzione di rinunciare all’accordo con Chrysler: “Dobbiamo essere pazienti e consentire al sistema di lavorare. Non abbandoneremo mai questo processo con la Chrysler”.
Intanto però la casa del Lingotto subisce uno scivolone in Borsa, risultando il peggior titolo del FTSE Mib, con una perdita dell’1,53% a 7,44 euro.

Gli eurodeputati italiani, i più fannulloni d’Europa

giovedì, giugno 4th, 2009

“Le Figaro” riporta i poco invidiabili primati dei deputati italiani all’Europarlamento di Strasburgo: pur essendo i più pagati, sono i più assenti e i più distratti.

“Secondo Jas Gawronsy, eurodeputato italiano del PPE da cinque legislature, un terzo dei suoi colleghi «sono dei fannulloni che farebbero meglio a non farsi eleggere. Non seguono i lavori, non capiscono niente e compromettono l’immagine dell’istituzione.».
Proprio quest’anno, il salario annuo di un eurodeputato italiano si è innalzato a 150.000 euro netti, contro gli 84.000 di un deputato tedesco o inglese, o i 63.000 di un francese. A questi si aggiungono i rimborsi spese per i viaggi, i collaboratori, l’alloggio, le telefonate: tra salari e rimborsi, alcuni arrivano a percepire 40.000 euro al mese.
Questa situazione dovrà cambiare con la nuova legislatura. I trattamenti saranno uniformati. Questo si tradurrà in una perdita secca di circa il 40% per gli italiani. Le note spesa saranno rimborzate solo se giustificate.
Gli italiani non brillano neanche per assiduità. Secondo l’università di Duisburg, il loro tasso di presenza è del 69%. Per i francesi è dell’82%, mentre i Belgi battono tutti con il 90%. L’ex leader comunista Achille Occhetto, eletto nel 2004, non ha mai messo piede a Strasburgo.
Un terzo dei deputati che vengono a Strasburgo non partecipano attivamente ai lavori. Durante l’attuale legislatura, 61 dei 78 deputati italiani non hanno mai presentato proposte di legge e 17 non hanno mai preso la parola. Secondo il settimanale “L’Espresso”, il più assiduo, con il 97,2% di presenze, è stato il semisconosciuto deputato del partito sudtirolese SVP Sepp Kusstatscher.
Un altra pratica da condannare: usare Strasburgo come un luogo di transito. La metà degli eurodeputati italiani eletti nel 2004 hanno partecipato alle elezioni politiche del 2006 e del 2008 in Italia. E’ il tasso di abbandono più alto dell’assemblea. [...]
Altri parlamentari hanno rinunciato ai benefici per tornare all’attività precedente. Il giornalista Michele Santoro, soprannominato l’Ufo di Strasburgo, appena reintegrato dalla Rai, ha lasciato l’emiciclo. Lilli Gruber, anchorwoman televisiva, è durata di più. Solo dopo 4 anni di mandato ha scelto di mettere fine alla sua esperienza di “giornalista prestata alla politica” per tornare a condurre una trasmissione di approfondimento su una tv privata italiana.”

L’editoriale del Times che ha fatto infuriare Berlusconi

martedì, giugno 2nd, 2009

Questa è la traduzione integrale dell’editoriale anonimo pubblicato ieri dal “Times” di Rupert Murdoch, che fin dal titolo rappresenta il più duro attacco registrato finora a Berlusconi dalla stampa estera indipendente.

Cade la maschera del clown

L’aspetto più discutibile del comportamento di Silbio Berlusconi non è che è un giullare sciovinista. E neanche che frequenti donne di 50 anni più giovani, abusando della sua posizione per offrire loro lavori da modelle, assistenti personali o, ancora più assurdo, come candidate al Parlamento europeo. Ciò che sconvolge di più è il totale disprezzo con cui tratta l’opinione pubblica italiana.

L’anziano Lothario può trovare divertente, e persino audace, fare il playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che per molte donne sono grotteschi e inappropriati. Non è il primo nè l’unico il cui comportamento è inappropriato per la carica che ricopre. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni potenzialmente scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare amicizie che, nel migliore dei casi, sono strane, la maschera del clown cade. Minaccia i giornali e le televisioni che controlla, invoca leggi che proteggano la sua “Privacy”, fa dichiarazioni evasive e contraddittorie e melodrammaticamente promette di dimettersi se sorpreso a mentire.

La vita privata di Berlusconi è ovviamente privata. Ma come Bill Clinton sa bene, lo scandalo non risparmia le alte cariche. Ai suoi detrattori, Berlusconi risponde di avere alti indici di popolarità, che il suo governo è saldo e che non si farà intimidire da quelli che chiama tentativi dell’opposizione di calunniarlo. Molti diranno inoltre che l’Italia non è l?America, che l’etica puritana che decide gli standard degli Usa non ha mai dominato la scena politica italiana, e che pochi italiani sono shockati dal maschilismo. Questa è una generalizzazione insensata. Gli italiani capiscono bene quanto gli americani cosa è e cosa non è accettabile. E come gli americani, giudicano una menzogna spregevole.

Pochi media in Italia sono in grado di denunciare questo punto senza paura di vendette. Ma va dato atto a “La Repubblica” di aver continuato a rivolgere domande sulla relazione del premier con la 18enne Noemi Letizia, il cui regalo di compleanno, un ciondolo, è stato motivo del divorzio richiesto dalla moglie di Berlusconi. A molte di queste domande, sulle labbra di qualsiasi stupito elettore italiano, non c’è stata nessuna risposta soddisfacente. Quando e come ha conosciuto la famiglia della ragazza? Berlusconi l’ha contattata dopo aver visto le sue foto su un book di moda? E’ vero che dozzine di giovani donne sono state invitate alle feste nella sua villa in Sardegna?

Berlusconi ha promesso di spiegare tutto in Parlamento. Ma difficilmente ha rassicurato i suoi critici con l’ingiunzione che blocca la pubblicazione di circa 700 foto che avrebbero mostrato cosa succede in queste feste. Nè lo ha aiutato il suo incauto ministro degli Esteri, che per difendere il suo capo ha ricordato che in Italia l’età del consenso per fare sesso è di 14 anni - come se questo fosse rilevante.

Tutto questo conta? Alcuni italiani diranno di no. Altri diranno che non è affare degli stranieri. Ma gli elettori italiani, alla vigilia delle europee, devono riflettere su come è gestito il loro governo, sui candidati adatti ad andare a Strasburgo e sul livello di impegno del premier durante la crisi politica ed economica.
Questo riguarda anche gli altri. L’Italia ospita il G8 quest’anno. In quella riunione si parlerà di cose importanti, in cui i governi occidentali premeranno per una maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo. Berlusconi si ritiene un alleato di Vladimir Putin. Il suo paese è un importante membro della NATO. E’ anche parte dell’Eurozona, che viene messa alla prova dalla crisi economica globale. Non sono solo gli elettori italiani a chiedersi cosa sta succedendo. Lo fanno anche gli alleati perplessi.

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La Spagna spaventata da un accordo Fiat-Opel

giovedì, maggio 28th, 2009

Cinco dias riporta come la Spagna guardi con molto timore ad un possibile accordo tra Fiat e Opel. Visto che Marchionne ha assicurato che gli stabilimenti in Italia e Germania sono intoccabili, è lecito pensare che i tagli verranno fatti agli stabilimenti in altri paesi, come quello di Figueruelas, vicino Saragoza.

“L’assessore all’economia di Aragona, Alberto Larraz, ha avvertito che, chiunque sarà il compratore di Opel, lo stabilimento di Figueruelas dovrà fare importanti sacrifici. Ma tra le due offerte presentate, quella della Fiat suscita maggiori preoccupazioni tra i lavoratori. Nonostante la spettacolare irruzione del gruppo austro-canadese Magna nella trattativa, la casa italiana si sente favorita, consapevole di avere un piano di maggiore consistenza produttiva e valorizzazione industriale.
I motivi per cui i lavoratori temono la Fiat sono molteplici. In primo luogo si teme di perdere l’esclusiva sul prodotto di punta, l’Opel Corsa, che potrebbe venire costruito assieme alla punto sia a Saragoza che a Torino. Questo comporterebbe una sensibile riduzione di costi, ma anche di posti di lavoro.
La previsione di ridurre del 40% i posti di lavoro a Figueruelas comporterebbe un durissimo colpo per la fabbrica di maggior capacità nella rete mondiale di General Motors.
Ma ci sono anche altri problemi. Da quando Opel dipende da GM, il gigante americano ha gestito gli impianti europei premiando la qualità delle fabbriche e la preparazione degli operai. La distanza fisica dalla casa madre ha favorito la crscita di Figueruelas, mentre le fabbriche in Germania sono andate incontro a riduzioni e chiusure.
Al contrario, la Fiat potrebbe adottare un comportamento molto più politico che eviterà riduzioni di personale nelle fabbriche italiane a discapito degli impianti degli altri paesi. [...]
Gli operai temono che, con l’eventuale uscita di scena di GM, sparirà un modello di rapporto lavorativo privilegiato (parte dei problemi del colosso americano derivano dai piani previdenziali per i suoi dipendenti) che sarà sostituito da uno più duro e precario.”

Opel: gli Usa tifano Fiat, ma i cinesi…

lunedì, maggio 25th, 2009

Mentre Obama cerca di far pressione sulla General Motors per far andare a buon fine l’accordo tra Fiat e Opel, il colosso auto riceve l’interessamento di un un’azienda cinese ancora anonima. Opel è finora contesa tra tre diversi gruppi (anche se sembra soprattutto una corsa a due tra Fiat e Magna), ed è quindi difficile che instauri una quarta trattativa, ma le parole del ministro dell’Economia tedesco, che giudica insoddisfacenti tutte e tre le proposte, apre la porta a colpi di scena.
Il “Wall Street Journal” cita una fonte vicina all’azienda automobilistica cinese, spiegando che si tratta di un nome di primo piano, ma non si tratta nè di Geely Holding Group nè di Shanghai Automotive Industrial Corp. Secondo il “Financial Times”, si tratterebbe della casa automobilistica Baic. La Baic è una compagnia produttrice di auto cinese legata ad una joint venture con i coreani della Hyundai che sforna circa 250 mila auto l’anno in Cina. Baic, si legge sul “Financial Times”, avrebbe inviato una lettera a Dresdner Kleinwort, manifestando il proprio interesse, il giorno dopo la chiusura del termine delle offerte, senza tuttavia fare un’offerta dettagliata. Sia Baic che Gm non hanno commentato le indiscrezioni, anche se gli economisti ritengono che l’offerta sia troppo in ritardo per essere presa in considerazione.
Finora la Fiat ha proposto di rilevare Opel e Vauxhall da General Motors integrando le operazioni della GM in America e in Africa con un’alleanza globale che comprenderebbe anche Chrysler.
Gli austro-canadesi di Magna International insieme con i russi di Gaz hanno a loro volta sottoposto un piano che coinvolgerebbe come partner anche altre aziende europee e non solo. I governatori dei Lander tedeschi interessati dalle possibili chiusure di stabilimenti Opel hanno detto di preferire il piano di Magna, con la sola eccezione del governatore della nord Renania Westfalia, che ha protestato per i tagli ai posti di lavoro presenti nel piano.
Infine anche Rhj International, fondo di investimento belga, si è fatto avanti con GM, anche se la sua proposta non sembra avere grandi chances di essere accettata.

La storia del processo Abu Omar

mercoledì, maggio 20th, 2009

Oggi la magistratura italiana si è espressa sull’eventualità di portare avanti il processo per il rapimento dell’imam Abu Omar. Il giudice monocratico di Milano, Oscar Magi, ha disposto il ”doversi procedere” del procedimento nonostante la presenza del segreto di stato su molti atti, respingendo così le richieste delle difese degli imputati. Ieri il Los Angeles Times ha dedicato un lungo articolo alla ricostruzione del processo per il rapimento in Italia dell’imam Abu Omar da parte di agenti della CIA. Eccone un sunto.

“Robert Seldon Lady, capo della CIA a Milano, e il Col. Stefano D’Ambrosio, capo milanese del SISMI, condividevano lo stesso orgoglio per la lotta al terrorismo islamico e lo stesso risentimento verso i superiori.
Nell’autunno del 2002, l’americano disse a D’Ambrosio che la CIA, nonostante le sue obiezioni, stava preparando il rapimento (la “rendition”) di Abu Omar, un estremista egiziano. Lady era preoccupato che l’operazione potesse mandare all’aria tutte le alleanze che lui aveva costruito con l’intelligence italiana, e per questo aveva preferito parlarne a D’Ambrosio: “Parlane con i tuoi”, gli disse.
D’Ambrosio ha poi spiegato di aver interpretato così il sottotesto di quell’informazione “In altre parole, la cosa è così pazzesca che se due dirigenti operativi sul campo, che conoscono bene l’area, dicono entrambi che un’azione del genere è pazzesca, forse la CIA può ripensarci”.
Quattro mesi dopo quella conversazione, la CIA a quanto risulta dalle indagini rapì a Milano Abu Omar portandolo in Egitto, dove fu torturato per mesi. Scoppiò uno scandalo internazionale, e gli agenti segreti furono così poco attenti che la procura milanese riuscì ad identificarli dai tabulati telefonici e delle carte di credito mandandone 26 sotto processo, in contumacia. Tra loro, Seldon Lady e sette agenti italiani. [...] Testimoniando ad ottobre, D’Ambrosio ha così riassunto la vicenda “Eravamo tra il ridicolo e il tragico”.
[...] Questo è lo scenario emerso dal processo. Lady, veterano dell’intelligence, dopo l’11 settembre si autoelesse faro della lotta al terrorismo islamico, e anche se contrario alla pratica della rendition, finì per esserne uno degli architetti. Grazie all’ottima conoscenza dell’Italia e della sua gente, Lady stabilì relazioni personali cordialissime con l’intelligence, la Polizia e i Carabinieri, che lo ricordano come una persona affabile e disponibile. Fu lui ad aiutare le autorità italiane a indagare sull’organizzazione di Abu Omar, sospettata di inviare i propri militanti nei campi di addestramento di Al Qaeda.
A ottobre del 2002 denunciò a D’Ambrosio che i suoi capi volevano scavalcare lui e la polizia per rapire Abu Omar e farlo diventare un loro informatore. Quando, poco tempo dopo, si venne a sapere che i vertici del SISMI aveva distaccato alcuni suoi agenti in appoggio a un gruppo paramilitare della CIA, D’ambrosio capì che anche i suoi superiori lo avevano scavalcato.[...]
Lady era contrario all’operazione per motivi pratici, non ideologici. Abu Omar era conosciuto all’antiterrorismo, rimuovendolo le indagini sul suo gruppo sarebbero dovute ripartire da capo. La CIA rigettò le obiezioni e ottenne il via libera da Washington. “La mia impressione” spiega D’Ambrosio oggi “è che tutto questo fu fatto per ottenere avanzamenti di carriera. Per far vedere a Washington che la CIA di Roma era in gamba”.
D’Ambrosio andò dal suo capo, Marco Mancini, per cercare di convincerlo a interrompere l’operazione. Mancini fu sorpreso che D’Ambrosio ne fosse a conoscenza, e nel giro di poche settimane lo fece trasferire a Roma. Successivamente, Mancini divenne il n° 2 del SISMI.
“Lady mi raccontò che Mancini si era offerto alla CIA come agente” ha raccontato D’Ambrosio “ma la CIA aveva rifiutato”.
Nonostante l’iniziale contrarietà, Lady è accusato di aver organizzato il rapimento reclutando anche un tenente dei Carabinieri.
[...] Il governo americano ha rifiutato di commentare. Il governo italiano ha cercato di interrompere il processo appellandosi al segreto di Stato, su cui mercoledì si esprimerà la Magistratura”

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Fiat-Opel: a rischio la Lancia

lunedì, maggio 18th, 2009

Mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel ammette che le trattative tra Fiat e Opel sono alla stretta finale e che in pochi giorni si arriverà ad una conclusione, positiva o negativa che sia (mercoledì scade il termine per la presentazione dei piani al governo tedesco da parte dei potenziali acquirenti della casa automobilistica), e mentre Marchionne rassicura governo tedesco e Opel sul fatto che, almeno nella prima fase, non sarà chiuso nessun impianto in Germania, ill settimanale tedesco “Automobilwoche” riporta un’indiscrezione sul piano della Fiat che, se confermata, avrebbe del clamoroso.
Secondo la rivista specializzata tedesca, il “sacrificio” da parte della casa del Lingotto per poter farsi carico di Opel senza fare tagli alla produzione e al personale, è rappresentato dalla soppressione della Lancia “Secondo il piano, Lancia dovrebbe essere soppressa a favore di Opel”, ha spiegato al giornale una persona vicina a Sergio Marchionne. Nello stesso articolo si aggiunge che la Saab verrebbe inoltre fusa con Chrysler e dovrebbe costruire in futuro modelli sportivi e cabrio; Alfa Romeo potrebbe invece trarre vantaggio dalle tecnologie Opel. Il nuovo gruppo dovrebbe produrre oltre cinque milioni di auto all’anno e servire anche mercati come l’Asia e l’America latina.
In questo modo la Fiat risponderebbe all’offerta avanzata dal gruppo austro-canadese Magna, che oltre a garantire il numero di impianti Opel in Germania, avrebbe in mente, sempre secondo “Automobilwoche ” di costruire anche modelli di altre case negli impianti della casa di Ruesselsheim, progetto a cui sarebbero interessati anche il gruppo francese Psa, produttore di Peugeot-Citroen, e la Ford.