Mentre Obama cerca di far pressione sulla General Motors per far andare a buon fine l’accordo tra Fiat e Opel, il colosso auto riceve l’interessamento di un un’azienda cinese ancora anonima. Opel è finora contesa tra tre diversi gruppi (anche se sembra soprattutto una corsa a due tra Fiat e Magna), ed è quindi difficile che instauri una quarta trattativa, ma le parole del ministro dell’Economia tedesco, che giudica insoddisfacenti tutte e tre le proposte, apre la porta a colpi di scena.
Il “Wall Street Journal” cita una fonte vicina all’azienda automobilistica cinese, spiegando che si tratta di un nome di primo piano, ma non si tratta nè di Geely Holding Group nè di Shanghai Automotive Industrial Corp. Secondo il “Financial Times”, si tratterebbe della casa automobilistica Baic. La Baic è una compagnia produttrice di auto cinese legata ad una joint venture con i coreani della Hyundai che sforna circa 250 mila auto l’anno in Cina. Baic, si legge sul “Financial Times”, avrebbe inviato una lettera a Dresdner Kleinwort, manifestando il proprio interesse, il giorno dopo la chiusura del termine delle offerte, senza tuttavia fare un’offerta dettagliata. Sia Baic che Gm non hanno commentato le indiscrezioni, anche se gli economisti ritengono che l’offerta sia troppo in ritardo per essere presa in considerazione.
Finora la Fiat ha proposto di rilevare Opel e Vauxhall da General Motors integrando le operazioni della GM in America e in Africa con un’alleanza globale che comprenderebbe anche Chrysler.
Gli austro-canadesi di Magna International insieme con i russi di Gaz hanno a loro volta sottoposto un piano che coinvolgerebbe come partner anche altre aziende europee e non solo. I governatori dei Lander tedeschi interessati dalle possibili chiusure di stabilimenti Opel hanno detto di preferire il piano di Magna, con la sola eccezione del governatore della nord Renania Westfalia, che ha protestato per i tagli ai posti di lavoro presenti nel piano.
Infine anche Rhj International, fondo di investimento belga, si è fatto avanti con GM, anche se la sua proposta non sembra avere grandi chances di essere accettata.
Opel: gli Usa tifano Fiat, ma i cinesi…
maggio 25th, 2009 by guidoLa storia del processo Abu Omar
maggio 20th, 2009 by guidoOggi la magistratura italiana si è espressa sull’eventualità di portare avanti il processo per il rapimento dell’imam Abu Omar. Il giudice monocratico di Milano, Oscar Magi, ha disposto il ”doversi procedere” del procedimento nonostante la presenza del segreto di stato su molti atti, respingendo così le richieste delle difese degli imputati. Ieri il Los Angeles Times ha dedicato un lungo articolo alla ricostruzione del processo per il rapimento in Italia dell’imam Abu Omar da parte di agenti della CIA. Eccone un sunto.
“Robert Seldon Lady, capo della CIA a Milano, e il Col. Stefano D’Ambrosio, capo milanese del SISMI, condividevano lo stesso orgoglio per la lotta al terrorismo islamico e lo stesso risentimento verso i superiori.
Nell’autunno del 2002, l’americano disse a D’Ambrosio che la CIA, nonostante le sue obiezioni, stava preparando il rapimento (la “rendition”) di Abu Omar, un estremista egiziano. Lady era preoccupato che l’operazione potesse mandare all’aria tutte le alleanze che lui aveva costruito con l’intelligence italiana, e per questo aveva preferito parlarne a D’Ambrosio: “Parlane con i tuoi”, gli disse.
D’Ambrosio ha poi spiegato di aver interpretato così il sottotesto di quell’informazione “In altre parole, la cosa è così pazzesca che se due dirigenti operativi sul campo, che conoscono bene l’area, dicono entrambi che un’azione del genere è pazzesca, forse la CIA può ripensarci”.
Quattro mesi dopo quella conversazione, la CIA a quanto risulta dalle indagini rapì a Milano Abu Omar portandolo in Egitto, dove fu torturato per mesi. Scoppiò uno scandalo internazionale, e gli agenti segreti furono così poco attenti che la procura milanese riuscì ad identificarli dai tabulati telefonici e delle carte di credito mandandone 26 sotto processo, in contumacia. Tra loro, Seldon Lady e sette agenti italiani. [...] Testimoniando ad ottobre, D’Ambrosio ha così riassunto la vicenda “Eravamo tra il ridicolo e il tragico”.
[...] Questo è lo scenario emerso dal processo. Lady, veterano dell’intelligence, dopo l’11 settembre si autoelesse faro della lotta al terrorismo islamico, e anche se contrario alla pratica della rendition, finì per esserne uno degli architetti. Grazie all’ottima conoscenza dell’Italia e della sua gente, Lady stabilì relazioni personali cordialissime con l’intelligence, la Polizia e i Carabinieri, che lo ricordano come una persona affabile e disponibile. Fu lui ad aiutare le autorità italiane a indagare sull’organizzazione di Abu Omar, sospettata di inviare i propri militanti nei campi di addestramento di Al Qaeda.
A ottobre del 2002 denunciò a D’Ambrosio che i suoi capi volevano scavalcare lui e la polizia per rapire Abu Omar e farlo diventare un loro informatore. Quando, poco tempo dopo, si venne a sapere che i vertici del SISMI aveva distaccato alcuni suoi agenti in appoggio a un gruppo paramilitare della CIA, D’ambrosio capì che anche i suoi superiori lo avevano scavalcato.[...]
Lady era contrario all’operazione per motivi pratici, non ideologici. Abu Omar era conosciuto all’antiterrorismo, rimuovendolo le indagini sul suo gruppo sarebbero dovute ripartire da capo. La CIA rigettò le obiezioni e ottenne il via libera da Washington. “La mia impressione” spiega D’Ambrosio oggi “è che tutto questo fu fatto per ottenere avanzamenti di carriera. Per far vedere a Washington che la CIA di Roma era in gamba”.
D’Ambrosio andò dal suo capo, Marco Mancini, per cercare di convincerlo a interrompere l’operazione. Mancini fu sorpreso che D’Ambrosio ne fosse a conoscenza, e nel giro di poche settimane lo fece trasferire a Roma. Successivamente, Mancini divenne il n° 2 del SISMI.
“Lady mi raccontò che Mancini si era offerto alla CIA come agente” ha raccontato D’Ambrosio “ma la CIA aveva rifiutato”.
Nonostante l’iniziale contrarietà, Lady è accusato di aver organizzato il rapimento reclutando anche un tenente dei Carabinieri.
[...] Il governo americano ha rifiutato di commentare. Il governo italiano ha cercato di interrompere il processo appellandosi al segreto di Stato, su cui mercoledì si esprimerà la Magistratura”
Copyright 2009 Los Angeles Times
Fiat-Opel: a rischio la Lancia
maggio 18th, 2009 by guido
Mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel ammette che le trattative tra Fiat e Opel sono alla stretta finale e che in pochi giorni si arriverà ad una conclusione, positiva o negativa che sia (mercoledì scade il termine per la presentazione dei piani al governo tedesco da parte dei potenziali acquirenti della casa automobilistica), e mentre Marchionne rassicura governo tedesco e Opel sul fatto che, almeno nella prima fase, non sarà chiuso nessun impianto in Germania, ill settimanale tedesco “Automobilwoche” riporta un’indiscrezione sul piano della Fiat che, se confermata, avrebbe del clamoroso.
Secondo la rivista specializzata tedesca, il “sacrificio” da parte della casa del Lingotto per poter farsi carico di Opel senza fare tagli alla produzione e al personale, è rappresentato dalla soppressione della Lancia “Secondo il piano, Lancia dovrebbe essere soppressa a favore di Opel”, ha spiegato al giornale una persona vicina a Sergio Marchionne. Nello stesso articolo si aggiunge che la Saab verrebbe inoltre fusa con Chrysler e dovrebbe costruire in futuro modelli sportivi e cabrio; Alfa Romeo potrebbe invece trarre vantaggio dalle tecnologie Opel. Il nuovo gruppo dovrebbe produrre oltre cinque milioni di auto all’anno e servire anche mercati come l’Asia e l’America latina.
In questo modo la Fiat risponderebbe all’offerta avanzata dal gruppo austro-canadese Magna, che oltre a garantire il numero di impianti Opel in Germania, avrebbe in mente, sempre secondo “Automobilwoche ” di costruire anche modelli di altre case negli impianti della casa di Ruesselsheim, progetto a cui sarebbero interessati anche il gruppo francese Psa, produttore di Peugeot-Citroen, e la Ford.
Arrestati a Bari due francesi accusati di terrorismo
maggio 13th, 2009 by guido
Ampio risalto su “Le Figaro” per l’arresto a Bari di due cittadini francesi accusati di essere aderenti ad Al Qaeda. Arrestati sei mesi fa per immigrazione clandestina, oggi, grazie alla traduzione del materiale in loro possesso, sono stati collegati all’organizzazione terrorista islamica.
“Il primo, Bassam Ayachi, siriano di 62 anni che ha ottenuto la cittadinanza francese, ha svolto il compito di responsabile relogioso di un centro islamico in Belgio. Il secondo, Raphael Gendron, francese di 33 anni, viveva illegalmente a Bruxelles. Secondo la polizia italiana, Ayachi “sembra rappresentare, in ambito europeo, una guida spirituale di Al Qaeda” mentre Gendron, informatico, era “l’uomo chiave per la propaganda via internet in ambito francofono. Sono due personaggi molto importanti in Europa per Al Qaeda” ha dichiarato alla radio italiana Claudio Garzellano, responsabile del servizio centrale per la lotta al terrorismo (Ucigos)
I due uomini erano stati fermati e interrogati a novembre dopo la scoperta di cinque clandestini nascosti nel loro camper. Una perquisizione del veicolo ha permesso ai poliziotti di trovare supporti informatici - CD, DVD e chiavette USB - contenenti materiale sospetto.
La magistratura italiana li accusa anche di aver “progettato e organizzato attentati terroristici ed azioni di guerriglia” tra cui una contro l’aeroporto parigino Roissy-Charles De Gaulle. Gli inquirenti non hanno tuttavia trovato elementi concreti sulla preparazione di un attentato. Ma “è chiaro dalle conversazioni intercettate che parlavano esplicitamente di un attacco sul territorio francese” ha precisato il procuratore di Bari Roberto Rossi.”
Noemi Letizia a “Times”: Berlusconi è “papi”, non papà
maggio 11th, 2009 by guidoRiportata a spizzichi e bocconi dai media italiani, ecco il servizio del “Times” con l’intervista a Noemi Letizia e alla sua famiglia.
“Sorridendo mentre lascia il suo modesto appartamento vicino Napoli, Noemi Letizia, la diciottenne accusata di essere la causa del divorzio di Silvio Berlusconi, appare molto perplessa.
Vicino ai suoi genitori, ha dichiarato al “Times” di non essere assolutamente la figlia illegittima del premier italiano, che lei chiama affettuosamente “papi”. Nella prima intervista congiunta da quando è scoppiato lo scandalo, la famiglia ha negato qualsiasi rapporto inappropriato con Berlusconi, ma ha anche rifiutato di spiegare come è nata l’amicizia con il premier.
Dal momento in cui Veronica Lario ha annunciato il divorzio dicendo “non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni”, Noemi è diventata il centro della scandalo italiano.
Tutto è cominciato con la notizia che Berlusconi aveva partecipato al diciottesimo compleanno della ragazza, regalandole un ciondolo d’oro e diamanti. La visita ha fatto infuriare la moglie, che ha citato il debole del marito per le giovani donne come causa del divorzio. [...]
Noemi e i suoi genitori hanno provato a porre fine alle speculazioni. Parlando al “Times” nel loro appartamento di Portici a sud di Napoli, la famiglia ha respinto il pettegolezzo che Noemi possa essere la figlia illegittima del premier.
“No, assolutamente no. Mio padre è questo qui” ha detto la ragazza, indicando l’uomo ben vestito seduto al suo fianco. Infatti l’attenzione si sposta adesso dall’aspirante starlette al suo 50enne padre, Benedetto Letizia.
Le misteriose circostanze della vicinanza tra il signor Letizia e il premier e la sua presunta carriera nella politica locale in cui nessuno sembra ricordarsi di lui, hanno spinto la stampa italiana a tribattezzarlo Signor Nessuno. Berlusconi ha detto di aver partecipato alla festa di Noemi perchè voleva parlare col padre della candidatura del consigliere regionale Fulvio Martusciello alle elezioni europee. Ma Martusciello ha detto di conoscere appena Letizia, avendolo incontrato brevemente in una campagna elettorale di nove anni fa prima di “perderne le tracce”.
In più, Berlusconi in un primo momento aveva detto di averlo incontrato quando Letizia era l’autista dell’ex primo ministro Bettino Craxi, ma il figlio di Craxi ha negato. Allora come fa un uomo del genere a conoscere Berlusconi? “Giriamo la questione” spiega Letizia “come diamine fa Berlusconi a conoscere uno come me? Perchè non mi chiedete questo?”.
E rispondendo alla domanda riproposta, ha detto “Abbiamo un profondo rapporto di amicizia”, premendo il pugno sul petto per dimostrare l’intimità con l’uomo più potente del paese.[...]
Letizia ha insistito che questa amicizia è solo la prova della semplicità del premier “Il nostro leader è un uomo che ama la gente comune. Cos’è un leader se non prende un caffè con un uomo comune, se non parla con il macellaio o con il negoziante?”.
Ma ogni simpatizzante di Forza Italia ha l’onore di vedere il premier alla festa di compleanno della figlia? “Abbiamo un buon rapporto. Lo porterò sempre nel mio cuore”.[...]
Letizia chiaramente non è sul libro paga del premier, nel 2005 ha dichiarato appena 12.376 euro di redditi dal negozio di profumeria della moglie. I vicini sono stupiti “Siamo amici da anni” dice Giorgio Boccia, proprietario di una pizzeria “ma fino alla scorsa settimana nessuno sapeva del suo rapporto con Berlusconi.”.
Giuseppe Fornino, il direttore dell’agenzia di modelle per cui Noemi ha lavorato, condivide le perplessità. “E’ una bella ragazza, ma una bella ragazza come ce ne sono tante. E quante ragazze così hanno accesso a Berlusconi? Non basta premere il pulsante dell’interfono. Non funziona proprio così”.”
Copyright 2009 Times Newspapers Ltd.
Dopo la Chrysler, la Fiat punta Opel
maggio 6th, 2009 by guido
Come ha detto il ministro Brunetta, se Marchionne ha intenzione di trasformare tre debolezze in una forza, allora ha bisogno di tutto l’appoggio possibile.
La devono pensare allo stesso modo anche in Germania, dove l’AD di Fiat si è recato per cercare di concretizzare quello che in questi giorni è stato solo un rumor, ovvero un’intesa tra il Lingotto e la Opel, colosso auto tedesco che naviga in cattive acque. Sembrava un “piano b” in caso fosse fallito l’accordo con Chrysler, ma Marchionne vuole fare il colpaccio e, come scrive il “New York Times”, il governo tedesco potrebbe aiutarlo.
“Marchionne ha presentato un piano che cerca di risolvere sia le difficoltà politiche che quelle finanziarie, e secondo cui Fiat controllerebbe la maggioranza di Opel con un investimento tra i 5 e i 7 miliardi di euro. Cercando di placare i politici tedeschi preoccupati per i possibili tagli di posti di lavoro nell’anno delle elezioni, Marchionne ha assicurato che non toccherebbe i tre principali stabilimenti in Germania. “E’ senza dubbio un approccio interessante” ha ammesso il ministro dell’Economia tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg. [...]
Una unione tra Fiat, Chrysler e Opel venderebbe 5,5 milioni di veicoli all’anno con un ricavo di circa 80 miliardi di euro. La Fiat prevede una combinazione tra la propria piattaforma di city car e utilitarie, le auto di piccola e media cilindrata prodotte da Opel e le grandi vetture di Chrysler.[...]
General Motors ha detto che Opel necessita di 3,3 miliardi di euro per uscire dalla crisi, e il governo tedesco si è detto disposto a contribuire a patto che ci sia un partner privato. Nell’anno delle elezioni politiche, il governo è diviso tra i conservatori del cancelliere Angela Merkel, che sono riluttanti a far intervenire ulteriormente lo stato nelle questioni economici, e i socialdemocratici che hanno fatto della salvaguardia dei posti di lavoro la loro priorità”.
La crisi coniugale di Berlusconi sulla stampa estera
maggio 5th, 2009 by guido
La notizia del divorzio chiesto da Veronica Lario non riempie solo le prime pagine dei giornali italiani, ma è molto sentita anche all’estero, dove i media sono interessati maggiormente all’aspetto “gossipparo” della vicenda puttosto che a quello politico.
Ad esempio “Le Monde” dedica un articolo a quelle che chiama “Le ripercussioni politiche e finanziarie del divorzio di Berlusconi”.
“Veronica Berlusconi attacca su due fronti” scrive il quotidiano francese “Politico: La presenza di belle donne in politica non è nè un difetto nè una qualità. Ma quello che oggi stupisce è la mancanza di ritegno del potere. Personale: Non è mai venuto a nessun diciottesimo compleanno dei suoi figli, anche se invitato. [...] In gioco ci sono 8 miliardi di euro: dietro questa separazione si gioca il controllo della Fininvest tra i figli dei due matrimoni, che non si frequentano e che questo divorzio potrebbe mettere in contrapposizione. Ciascuno detiene il 7,65% del capitale, coalizzandosi i tre figli di Veronica potrebbero matematicamente prendere il controllo dell’impresa ai danni di Marina e Piersilvio”
I media inglesi come “The guardian” e la BBC hanno seguito la vicenda nei suoi vari sviluppi, e non hanno mancato di dare risalto soprattutto alla controreplica di Berlusconi, che ha chiesto le scuse pubbliche della consorte. Lo stesso risalto viene dato anche alle accuse di un “complotto” teso a screditarlo proprio mentre è al vertice della popolarità, arrivando a parlare di “criminalità mediatica”. Come spesso capita quando Berlusconi finisce sui giornali per vicende non strettamente politiche, la stampa inglese ripropone una raccolta delle sue più famose gaffe. Questa volta a farlo è la BBC.
Oltreoceano il risalto alla vicenda è minore, e se la CNN si limita a riportare l’annuncio di divorzio di Veronica Lario riassumento per sommi capi la vicenda, il “New York Times” sottolinea l’aspetto mediatico del divorzio della first couple italiana, titolando “Il dramma del premier italiano si svolge sulla stampa” e ricordando il precedente della lettera scritta dalla Lario ai giornali per lamentarsi pubblicamente del comportamento del marito.
Il quotidiano newyorkese si sofferma anche sulle possibili conseguenze del divorzio, intervistando il direttore de “Il Foglio” Giuliano Ferrara che sostiene “Come sempre, anche questa crisi volgerà a favore di Berlusconi. Ferrara aggiunge che l’atteggiamento di Berlusconi nei confronti delle giovani donne è comune al modo di fare degli italiani, che per questo si identificano in lui. Forse era inteso come un complimento.
Le modelle stanno con Berlusconi
aprile 29th, 2009 by guido
Il seminario organizzato dal PdL per istruire alla politica le giovani modelle e soubrette in procinto di essere candidate alle prossime elezioni europee suscita la curiosità della stampa internazionale. Mentre i bookmakers esteri puntano sulle “Berlusconi babes” (la possibilità che almeno una delle candidate indicate finisca in Europa si gioca a 3,30 e la Matera viene indicata come la più papabile. Quota 4,00 per una coppia di ragazze parlamentari, fino a 5,00 se saranno in tre a raccogliere i voti necessari all’elezione. Un ‘en plein’ di onorevoli starlette e’ in tabellone a quota 10. Tutte e quattro fuori dall’Europarlamento a 6,60) il giornale argentino “Pagina 12″ dedica all’argomento un articolo:
“Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi potrebbe candidare alle prossime elezioni europee di giugno modelle, attrici e concorrenti di programmi televisivi, per rinnovare l’immagine del suo partito. Mentre ci pensa, il Cavaliere le ha mandate a studiare.
Alcune di queste starlette italiane hanno partecipato a un seminario nella sede del PdL, in cui sono state istruite sulle azioni del governo italiano. [...]
Il giornale economico “Il sole 24 ore” ha segnalato tra le possibili candidate Barbara Matera, ex ballerina in un programma di Mediaset, la tv controllata da Berlusconi; Angela Sozio, ex concorrente della versione italiana del Grande Fratello, ed Eleonora Gaggioli, attrice.
“Voglio volti nuovi, per rinnovare l’immagine del Popolo della Libertà in Italia e in Europa” ha detto il Cavaliere durante il suo intervento nel seminario, diretto dal ministro degli Esteri Franco Frattini.
Durante il corso di formazione, sono stati distribuiti depliant informativi sulle organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Nato. In tutto, più di 30 ragazze, tra cui si contavano anche alcune deputate del PdL, hanno partecipato al corso.
Secondo il giornale “Il Messaggero”, Berlusconi stilerà le liste elettorali per le prossime europee in base agli ultimi sondaggi che gli assicurerebbero 35 o 36 seggi al Parlamento Europeo.”
5 cose da sapere sull’influenza suina
aprile 28th, 2009 by guidodi Ryan Walsh (TIME)

1) Questa influenza è una pandemia?
Il virus influenzale è in continua mutazione. E’ per questo che non possiamo avere una piena immunità, perchè ci sono molti ceppi che cambiano di anno in anno.
Tuttavia, anche se veniamo colpiti dal virus, il nostro sistema immunitario dovrebbe essere sufficiente a rispondere all’influenza, che pertanto è raramente fatale per un organismo in salute.
Ma ogni tanto il virus cambia la propria struttura genetica in modo tale che il nostro sistema immunitario non possa rispondere (questo avviene di solito nel passaggio da un virus animale, come l’influenza aviaria ancorain circolazione in Asia, a un essere umano). Una pandemia si verifica quando emerge un virus per cui l’uomo non ha anticorpi a sufficienza, e quindi si diffonde con grande facilità. Nel 20° secolo ci sono state due leggere pandemie, nel 1957 e nel 1968, e la gravissima influenza Spagnola nel 1918, che uccise tra 40 e 50 milioni di persone.
L’organizzazione mondiale della sanità ha la responsabilità di dichiarare le pandemie, e utilizza una scala di sei fasi. Attualmente, grazie all’influenza aviaria che nel 2003 ha ucciso 257 ma non si è diffusa, siamo nella fase 3. Se l’Organizzazione cambierà l’allarme alla fase 4, vorrà dire che effettivamente abbiamo a che fare con una pandemia.
2) Cosa succederà se questa influenza diventerà una pandemia?
Elevare l’allarme alla fase 4 significherà dover prendere serie misure di contenimento a livello nazionale e internazionale. Visto che questi provvedimenti potrebbero avere gravi ricadute sull’economia e sull’ordine pubblico, c’è la preoccupazione che l’OMS prenda decisioni politiche più che sanitarie. Certamente dichiarare il livello 4 non è una mossa da prendere alla leggera. Vorrebbe dire instituire quarantene rigide e coprire le aree infette di antivirali.
Questi metodi però sono sorpassati in un mondo globalizzato: sicuramente provocherebbero danni gravissimi ad un sistema economico già danneggiato, e la verità è che non possiamo sapere se funzioneranno.
3) Perchè i casi in Usa sono stati molto più leggeri di quelli in Messico?
Questa è la domanda che fa impazzire gli esperti. In Messico l’influenza ha causato gravi crisi respiratorie e soprattutto ha ucciso pazienti giovani e sani, che normalmente resistono al virus (aumentando le preoccupazioni, visto che gli stessi tipi di pazienti morirono in massa nell’influenza del 1918). Invece in Usa l’influenza è stata molto più leggera e non avrebbe fatto notizia se i medici non la avesse collegata a quella del Messico.
La differenza può essere dovuta al fatto che in Messico l’influenza suina è iniziata prima che in Usa. I medici si aspettano di trovare casi più gravi negli Stati Uniti nei prossimi giorni, mentre in Messico i casi dovrebbero alleggerirsi grazie al lavoro epidemilogico fatto in questi giorni.
Attualmente, però, la gravità dell’influenza suina è ancora tutta da decifrare, e la risposta potrebbe cambiare nel tempo.
La Spagnola del 1918 iniziò come una leggera influenza primaverile, ma pochi mesi dopo tornò in forma molto più virulenta.
4) Gli Usa e il mondo sono pronti a rispondere a una pandemia?
In un certo senso, il mondo non è mai stato così pronto ad una pandemia. Grazie alla paura per l’aviaria, gli Usa, l’OMS e il mondo hanno immagazzinato milioni di dosi di antivirali. Gli Usa hanno un piano dettagliato piano di preparazione alla pandemia stilato durante la presidenza Bush, e lo stesso vale per molti altri paesi. Sars e aviaria hanno portato le organizzazioni sanitarie nazionali a stilare dei protocolli precisi per affrontare una vera pandemia. Possiamo identificare nuovi virus molto velocemente, e abbiamo tecnologie salvavita impensabili nel 1918.
Allo stesso tempo, la globalizzazione ci mette a rischio. I voli internazionali significano una rapida diffusione dell’epidemia. E se l’OMS è in grado di arrivare ad un vaccino in tempi rapidi, ci vorranno mesi prima che le industrie farmaceutiche ne mettano in commercio una quantità adeguata - e anche allora non basterebbero per tutti gli abitanti del pianeta.
Gli Usa sono particolarmente vulnerabili, avendo in tutto il paese. un unico impianto in grado di produrre vaccini.
Ma il rischio più grande può non essere dato dalle conseguenze dirette del virus, quando dai “danni collaterali” se i governi restringessero la libera circolazione di persone e merci. Non solo la recessione economica globale si aggraverebbe, ma sarebbero a rischio le importazioni di materiali necessari per le cure, da medicinali generici a guanti chirurgici.
5) Quanto dobbiamo essere spaventati?
Dipende a chi fate la domanda. Fuori dal Messico l’influenza non sembra ancora molto seria - al contrario della Sars nel 2003. In Usa la stagione influenzale si sta concludendo, rendendo più facile identificare i casi di influenza suina. Ci sono semplici cose che chiunque può fare per la prevenzione, come curare maggiormente l’igiene personale (lavare le mani di frequente e coprire bocca e naso quando si starnuta) e stare lontani dai luoghi pubblici se ci si sente male.
Ma la verità è che ogni epidemia è imprevedibile, e sappiamo molto poco di questa influenza suina. Siamo in un territorio ignoto. Il panico sarebbe controproducente, ma non bisogna sottovalutare le nostre vulnerabilità. Come ha detto Janet Napolitano “Questa sarà una maratona, non uno sprint”. Quindi siate pronti.
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Quando un kebab è un segno di sfida
aprile 27th, 2009 by guidoIl “New York Times”, sempre attento alle vicende italiane anche quando si tratta di curiosità locali, pubblica un articolo a firma di Elisabetta Povoledo dedicato alla nuova normativa emanata dalla Regione Lombardia sul consumo di cibi da asporto in strada.
“Attorniato da giornalisti e fotografi, Giorgio Schultze ha alzato le mani in segno di sfida. In una teneva una lattina di Coca Cola, nell’altra un kebab ripieno - lo speziato piatto a base di carne che in questa parte del Nord Italia è diventato comune come la pizza.
“In questo momento sto commettendo due crimini” ha detto Schultze, candidato indipendente al Parlamento Europeo “Sto mangiando e bevendo all’aperto”.
Al momento è probabile che migliaia, se non decine di migliaia, di abitanti della Lombardia siano inconsapevoli di una legge regionale approvata questa settimana che regola il modo in cui fast-food e take-away vendano il cibo che producono.
La legge, che riguarda anche gelaterie e pizzerie, vieta agli esercizi senza licenza di ristorante o bar di vendere cose che non siano prodotte in loco, incluse le bevande. E i clienti che consumano questi prodotti non possono sedersi o usare utensili di plastica.[...]
Ma ciò che ha portato dozzine di persone a un cosiddetto pranzo di protesta fuori dal negozio di kebab è stata la preoccupazione che la legge sia stata fatta per prendere di mira gli esercizi gestiti da immigrati. La misura è stata infatti voluta dalla Lega Nord per preservare l’identità delle città italiane.[...]
Nella sua forma originale la legge era più razzista, intendeva proibire la presenza di negozi dui kebab nel centro delle città” spiega Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD, che ha organizzato la protesta sul suo blog e poi su Facebook.
Su Facebook ci sono in effetti gruppi pro-kebab e anti-kebab, e i fan del cibo straniero hanno anche un gruppo chiamato Couscous Clan.[...]
I sostenitori della legge dicono ceh finalmente regola un settore che ha vissuto per anni in un vuoto legislativo. Piuttosto che penalizzare le vendite da asporto, sostengono, la legge legalizza i comportamenti finora clandestini, ma protegge bar e ristoranti dalla concorrenza sleale dei fast food. “Bar e ristoranti devono seguire codici sanitari molto severi così come altre leggi che invece non riguardano i take away, e questo non è giusto” sostiene Lino Stoppani di Confcommercio.”