Termovalorizzatori: il gran rifiuto.

E’ scaduto oggi alle 13 il termine per presentare le offerte di partecipazione alla contestatissima gara siciliana per la costruzione di tre dei quattro termovalorizzatori previsti. Offerte ricevute: zero.

E’ andato tutto come previsto: l’Arra, l’Agenzia regionale siciliana per i rifiuti e le acque, ha emanato un comunicato col quale annuncia che la gara è andata totalmente deserta e nessuno ha presentato proposte per la costruzione dei termovalorizzatori di Palermo, Siracusa e Agrigento.

A scoraggiare le cordate di imprenditori che in ogni parte d’Italia darebbero un rene di ogni operaio ingaggiato pur di costruire un termovalorizzatore, l’ormai famosa clausola “ammazza gara” che imponeva il pagamento di decine di milioni di euro come risarcimento alle aziende che si erano aggiudicate la precedente gara, annullata dalla Corte Europea.

Per la precisione si tratta di Pea (Palermo) che deve avere 50 milioni, Platani (Agrigento) che deve averne 36 e Tifeo (Siracusa) 55.

Mica spiccioli.

Ora viene il bello: l’Arra afferma che “saranno attivate ulteriori procedure per pervenire all’individuazione degli operatori economici che dovranno assicurare il servizio di gestione di un sistema integrato, finalizzato al recupero di energia, di trattamento e smaltimento della frazione residuale, a valle della raccolta differenziata, dei rifiuti nei comuni della Sicilia“.

Tutti gli altri sono convinti, invece, che quello conclusosi il 30 giugno alle 13 sia il primo passo di un disegno che porterà all’assegnazione diretta (molto probabilmente per motivi di salute pubblica, tramite la Protezione Civile) degli appalti.

In salsa campana, per capirci… d’altronde è innegabile che l’emergenza rifiuti appena iniziata in Sicilia, con il suo vai e vieni singhiozzante, manco a dirlo puzza molto.

L’affare termovalorizzatori, d’altronde, vale parecchio: vendere energia oggi rende come non mai. Farlo bruciando un carburante a basso costo come i rifiuti oltre a rendere conviene pure.

Se poi ai termovalorizzatori aggiungiamo anche i contributi pubblici, sotto forma di tariffa incentivata Cip6 (la Prestigiacomo ci teneva, i rifiuti devono essere considerati “assimilati alle rinnovabili“), allora si inquadra molto meglio la situazione.

Si dirà: ma oggi la coscienza ambientale è molto più presente, si dovranno spendere milioni e milioni di euro per filtrare a dovere le ciminiere!

Non è affatto detto perchè la nostra ministra ha recentemente fatto un altro miracolo: ha convinto i colleghi europei che a decidere quanto e come un impianto può inquinare può essere solo e soltanto lei


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3 risposte a “Termovalorizzatori: il gran rifiuto.”

  1. [...] ci mancherebbe… c’è una gara annullata, una seconda gara andata deserta, la Sicilia che puzza di munnizza, è normale che “stiamo cercando di trovare la [...]

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