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Attenzione, è tornata ZEMANLANDIA

venerdì, settembre 11th, 2009

zemanLunedì 28 settembre alle ore 10.30 alla Casa del Cinema di Roma, in largo Marcello Mastroianni, presentazione del documentario Zemanlandia, regia di Giuseppe Sansonna. Interverranno i protagonisti Zedenek Zeman e Pasquale Casillo, il regista Giuseppe Sansonna, l’Assessore allo Sport della Provincia di Foggia Nicola Vascello, la produttrice Valeria Caggese. Il documentario ripercorre le vicende del Grande Foggia di Zeman dando la parola ai protagonisti di allora ed illuminando di nuova luce i retroscena del miracolo calcistico dei primi anni ‘90. Impreziosito dal calcio giocato e da materiali di repertorio delle rampanti televisioni private, il film raccoglie l’intervista più lunga che Zeman abbia mai rilasciato. Lontano dai riflettori il boemo rivive l’inizio della sua carriera e l’esaltante costruzione di una squadra a dimensione familiare. Nel documentario, star come Signori, Rambaudi e Di Biagio ricordano con nostalgia i gradoni dello stadio Zaccheria, gli allenamenti da marines consumati sul campo in terra battuta di un oratorio foggiano. Attorno ad un tavolo, dopo quindici anni, gli amici e collaboratori tecnici di allora si divertono a raccontare aneddoti. Nelle loro testimonianze emerge uno Zeman inedito, insospettabilmente ironico, immerso in interminabili partite a carte con massaggiatori e magazzinieri. L’intervista a due tra Zeman ed il Presidente del club di allora Pasquale Casillo ci rivela gli equilibri lavorativi e personali di due personalità agli antipodi. Gelido e silenzioso il primo, vulcanico e loquace il secondo. Una relazione basata sul reciproco rispetto e fatta di continue mediazioni, rincorse, compromessi. Ripercorrendo le vicende del Foggia Calcio da due angolazioni diverse, si correggono spesso a vicenda, dando vita ad una testimonianza video autentica ed in qualche modo esilarante. Completano il quadro le testimonianze dei tifosi di allora.

Sardegna, tutto il cinema alla moda per il “Premio Rodolfo Valentino”

lunedì, agosto 24th, 2009

Sharon Stone

Sharon Stone

La cerimonia di premiazione della XXXIIª edizione del Premio Internazionale del Cinema “Rodolfo Valentino” avrà luogo in Sardegna a Poltu Quatu (Porto Cervo) il prossimo 29 agosto, verrà trasmessa in diretta e in prima serata da Rai Uno, Rai International e da numerosi network europei, condotta da Carlo Conti e Andrea Osvart .

 

 

 

 

Il Premio, che si avvale dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, del Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero del Turismo e del sostegno dell’Anica, dell’Agis, dell’Unione Nazionale Produttori Film, del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, di Rai Cinema, e di Rai Fiction,  viene assegnato - da una Giuria internazionale di critici cinematografici presieduta da Fabio Ferzetti, critico del quotidiano Il Messaggero e composta da Daniele Heymann (Francia), Dereck Malcom (Inghilterra), Mathieu Perrault (Canada), Jay Weissberg (Stati Uniti) - ad attori attrici e registi che abbiano raggiunto, nel complesso della loro carriera, i vertici del successo mondiale affermandosi come indimenticabili personaggi nell’arte cinematografica.

 

Il Premio “per la stagione” viene assegnato - dalla stessa Giuria -  ad attori, attrici e registi che, abbiano curato e portato al successo, nell’anno cui il Premio è riferito, personaggi particolarmente significativi nel film da loro interpretato o diretto.

Quest’anno il premio verrà consegnato a : Asia Argento, Caterina Murino, Elena Sofia Ricci per le attrici; Pierfrancesco Favino e Filippo Timi per gli attori; Giulio Manfredonia, Giuseppe Piccioni e Marco Pontecorvo per i registi.

 

Le star internazionali che riceveranno il premio alla carriera sono: Sharon Stone, Helen Mirren, Alan Arkin.

 

Gli ospiti musicali che parteciperanno alla serata sono: Fiorella Mannoia, Mario Biondi e i Simply Red. L’evento, tradizionalmente a favore della ricerca sul cancro, quest’anno è anche a sostegno del totale ripristino e salvaguardia delle vitali risorse ambientali della Sardegna.

MURANGA il progetto MATU il film SLUM il teatro: COSV E LOMBARDIA contro l’Aids

mercoledì, agosto 5th, 2009

matu_poster1Nell’Africa Sub Sahariana 26 milioni di persone vivono ogni giorno il dramma dell’AIDS, vittime due volte, del virus e dello stigma che lo impregna.  Sono più del 60% di tutta la popolazione e più dei tre quarti delle donne. Vittime impegnate in una lotta di cui ancora non si vede la fine, che non sembra diminuire negli anni e che si propaga sulla spinta di fame e miseria. Le cause principali della diffusione dell’HIV nel continente africano riguardano il difficile accesso alle informazioni, le misere condizioni di vita, le difficoltà economiche e la malnutrizione.I mmagini, suoni e parole per comprendere meglio le dimensioni del problema Un evento, forse insolito, per raccontare l’AIDS e un progetto di solidarieta, attraverso un métissage espressivo fatto di cronaca, cinema, teatro e narrazione.

 

MATU, la docu-fiction di Luca Mariani e Cactus, prodotta dal COSV, racconta la storia di un dodicenne africano la cui vita è stata minacciata dal terribile virus dell’Aids. Con un gioco di storie ad incastri e i toni di una fiaba, racconta, a ritmo di rap, l’incontro di Matu e Davide, un italiano giunto in Africa per affari.  Un concentrato di storie di vita e speranza, per presentare la realtà di un futuro senza HIV reso possibile, per la comunità di Muranga grazie ad un progetto del COSV, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e dalla regione Lombardia.

 

SLUM, lo spettacolo teatrale adattato per l’occasione da Milvia Marigliano, straordinaria interprete oltre che autrice, accompagnata dai ritmi pop-tribali del gruppo calabro-bolognese del Parto delle Nuvole Pesanti.  Dagli “slum”, non-luoghi dove la vita scorre in un fragile equilibrio tra violenza, degrado e povertà, parte Myrna, migrante in fuga verso un domani che forse non arriverà mai.

 

Saranno inoltre presenti Jadiel Gatama, direttore di Slico, associazione keniota che si occupa di lotta alla povertà e supporto allo sviluppo sociale nel distretto di Muranga, e Irene Kamau, direttrice di Anjk, l’associazione di Nairobi che lavora attivamente negli Slum.

 

L’appuntamento, fissato per il 29 settembre presso la “Sala Giorgio Gaber”della Regione Lombardia, nel Grattacielo Pirelli, piazza Duca d’Aosta 3, Milano, è organizzato da Cosv-Solidarietà Italiana nel Mondo, con il contributo di Regione Lombardia, in collaborazione con CoLomba - COoperazione LOMBArdia e l’Osservatorio Italiano sull’azione globale contro l’AIDS – ONG italiane

Con guy ritchie ritorna il BARTITSU

domenica, luglio 5th, 2009

Appassionati e neofiti di arti marziali e difesa personale potranno vivere un’esperienza formativa unica partecipando all’atteso masterclass di combattimento, promosso all’interno del progetto Broken Art, Tony Wolf e Ran A. Braun, maestri d’armi del combattimento scenico, insegneranno agli allievi i principi del Bartitsu – fusion martial art, la rinata tecnica di combattimento vittoriana utilizzata nel nuovo film di Guy Ritchie “Sherlock Holmes”, in uscita alla fine del 2009. Il Bartitsu è un’arte eclettica, sintesi delle arti marziali e dell’autodifesa e affonda le sue radici nell’Inghilterra di fine ‘800 - inizi ‘900.Il masterclass, giunto alla sua seconda edizone, promuove al suo interno anche un corso di Krav Maga, disciplina di autodifesa rivolta alle donne dopo il recente aumento di aggressioni.

marathonfamilie1Durante il masterclass, attori, registi, stuntman, esperti di arti marziali e semplici curiosi, oltre ad apprendere i segreti del Bartitsu e del Krav Maga, potranno essere registi e interpreti di cortometraggi d’azione realizzati nei più suggestivi scenari del Mediterraneo, per diffondere tra le nuove generazioni la cultura del vero action movie sotto la guida irripetibile di maestri di fama mondiale. Roma, Calabria (Amantea) e Liguria (Savona) saranno i set naturali dove affinare le tecniche della disciplina. Il masterclass si articolerà in tre tappe fondamentali: a Roma nei giorni 28-29-30 Agosto; ad Amantea (CS) il 2-3-4 Settembre e a Savona il 5-6 Settembre.

GRAN PREMIO DEL DOPPIAGGIO, luci sulle voci al buio

venerdì, giugno 19th, 2009

grangalaE’ stata la serata delle “voci al buio”, come amano definirsi loro. La terza edizione del Gran Premio del Doppiaggio, che si è tenuta nei giorni scorsi all’Auditorium della Conciliazione di Roma, in effetti aveva tutta l’aria di un vero galà, ma di famiglia: tanti volti noti, attori famosi del panorama italiano, è vero, ma i protagonisti erano altri. Per una sera l’occhio di bue è stato tutto per quelle voci senza volto che rendono più umano, più familiare, più ‘italiano’ il cinema straniero.
Loro, sotto la conduzione frizzante della ‘premiata ditta’ Francesca Draghetti-Pino Insegno (non a caso uno dei big del doppiaggio italiano) hanno dato vita a una vera e propria notte degli Oscar della voce: e poco importa che a ritirare le statuette siano stati (per i non addetti ai lavori) volti e nomi sconosciuti, perché tutta la Hollywood in versione audio era presente.
Basti pensare che il premio per la categoria ‘miglior doppiatore protagonista’ è andato ex aequo al Clint Eastwood di Michele Kalamera (per Gran Torino) e allo Sean Penn di Massimo Rossi (per Milk); che quello di ‘miglior doppiatrice protagonista’ è finito nelle mani di Chiara Colizzi, che ha prestato la voce a Kate Winslet in Revolutionary Road. Piccoli-grandi esempi che dimostrano una volta di più come buona parte della fortuna delle grandi star del cinema internazionale la facciano proprio i loro bravissimi alter-ego italiani.
Un concetto ribadito con forza anche da Matthew Modine e dalla splendida Jacqueline Bisset, applauditi ospiti della serata: la protagonista di Effetto Notte, in particolare, ha spiegato che “è incredibile come le voci italiane siano tutte così profonde e sensuali, al contrario della maggior parte di quelle degli inglesi e degli americani…“. E sottolineato in maniera molto commovente perfino da Woody Allen, che attraverso un videomessaggio ha voluto ricordare l’artefice del proprio successo italiano, quell’Oreste Lionello da poco scomparso: “Mi ha reso un attore migliore e la sua scomparsa mi ha toccato profondamente” le parole di Allen, che ha ricordato il giorno in cui conobbe Lionello, “e lo stupore per quanto fosse bello: era identico a me…“. La serata, per inciso, si era aperta con l’emozionante discorso di Charlie Chaplin in “Il grande dittatore”.
Tra gli altri premi consegnati, anche riconoscimenti alla carriera (a Miranda Bonansea Garavaglia, Giorgio Piazza, Massimo Turci), e ai giovani doppiatori oltre al premio del pubblico, novità dell’edizione 2009 del Gran Premio, assegnato a Roberto Pedicini. Tutto all’insegna del grande cinema e del grande doppiaggio che vi è alle spalle. Perché, come ha ricordato Pino Insegno, “i critici dicono che in Italia il doppiaggio allontana dall’inglese e dalle versioni originali. Ma secondo voi all’estero Umberto Eco come lo leggono, in italiano?“.

MIGLIOR FILM
Il curioso caso di Benjamin Button
The Millionaire
Milk
VINCITORE: MILK

MIGLIOR DOPPIATORE PROTAGONISTA
Luciano De Ambrosis - nel ruolo di Richard Nixon in Frost/Nixon
Michele Kalamera - nel ruolo di Walt Kowalski in Gran Torino
Massimo Rossi - nel ruolo di Harvey Milk in Milk
VINCITORE: ex aequo MICHELE KALAMERA e MASSIMO ROSSI

MIGLIOR DOPPIATRICE PROTAGONISTA
Claudia Catani - nel ruolo di Christine Collins in Changeling
Chiara Colizzi - nel ruolo di April Wheeler in Revolutionary Road
Maria Pia di Meo - nel ruolo di Suor Alysius Beauvier in Il Dubbio
VINCITORE: CHIARA COLIZZI

MIGLIOR DOPPIATORE NON PROTAGONISTA
Pasquale Anselmo - nel ruolo di Prem Kumar (il conduttore televisivo) in The Millionaire
Luca Biagini - nel ruolo di Osborne Cox in Burn after reading
Angelo Maggi - nel ruolo di Scott in La felicità porta fortuna
VINCITORE: LUCA BIAGINI

MIGLIOR DOPPIATRICE NON PROTAGONISTA
Antonella Giannini - nel ruolo di Linda Litzke in Burn after reading
Anna Rita Pasanisi - nel ruolo di Queenie in Il curioso caso di Benjamin Button
Emanuela Rossi - nel ruolo di Cassidy in The Wrestler
VINCITORE: EMANUELA ROSSI

MIGLIOR ADATTAMENTO
Filippo Ottoni - Il curioso caso di Benjamin Button
Francesco Vairano - Giù al Nord
Maura Vespini e Laura Cosenza - Il Dubbio
VINCITORE: FILIPPO OTTONI

MIGLIOR DIREZIONE DI DOPPIAGGIO
Rodolfo Bianchi - La Classe
Giuppy Izzo - Changeling
Carlo Valli - Burn after reading
VINCITORE: GIUPPY IZZO

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Bolt
Kung Fu Panda
Madagascar 2
VINCITORE: MADAGASCAR 2

MIGLIOR FILM COMEDY
Giù al Nord
Yes Man
Zohan
VINCITORE: GIU’ AL NORD

MIGLIOR SERIE TV
Brothers and Sisters
Dexter
Prison Break 3
VINCITORE: BROTHERS AND SISTERS

MIGLIOR MIXAGE
Frost Nixon
The Millionaire
Milk
VINCITORE: THE MILLIONAIRE

RICONOSCIMENTO GIOVANI DOPPIATORI
Federico Bebi - Australia
Giulia Franceschetti - Lasciami entrare
Agnese Marteddu - Ponyo
Tito Marteddu - Il curioso caso di Benjamin Button
Alex Polidori - The Millionaire
Arturo Valli - Racconti incantati
Ruggero Valli - Il bambino con il pigiama a righe, The Millionaire

PREMI ALLA CARRIERA
Miranda Bonansea Garavaglia
Giorgio Piazza
Massimo Turci

MIGLIOR FONICO
VINCITORI ex aequo: FABIO BENEDETTI e FRANCO MIRRA

MIGLIOR ASSISTENTE
VINCITORI ex aequo: SIMONA ROMEO e SABINA MONTANARELLA

PREMIO DEL PUBBLICO
VINCITORE: ROBERTO PEDICINI

QUESTIONE DI CUORE, questione di amicizia

domenica, maggio 17th, 2009

locandinaE’ il primo film in classifica tra quelli italiani attualmente in programmazione, saldamente davanti al più strombazzato Generazione Mille Euro. Il che è già un merito di per sé, anche perché rispetto al film di Massimo Venier, che giunge quasi ‘on demand’ a uso e consumo dei giovani d’oggi, Questione di cuore ha uno stile, una storia e un sapore un po’ retrò, quasi vintage. Il che, in questo caso, altro non può essere che un complimento. In pochi, in questi tempi di spensierate commedie adolescenziali, avrebbero il coraggio di raccontare una semplice storia di amicizia tra due quarantenni fuori dal tempo e dalle mode: Francesca Archibugi lo fa. E in pochi lo avrebbero fatto mescolando alla commedia leggera anche una forte impronta drammatica: ancora, l’Archibugi lo ha fatto.
L’Angelo e l’Alberto del film della regista romana (vale a dire Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart)sono due persone molto diverse, non solo l’uno rispetto all’altro ma anche ciascuno rispetto al mondo che li circonda. Una notte arriva qualcosa ad unirli: semplicemente un attacco di cuore.
Così Angelo, giovane carrozziere di ex borgata ed ex sottoproletario, e Alberto, sceneggiatore di successo, bravo e matto, rumoroso e squilibrato come un rinoceronte, diventano amici in sala rianimazione. Si legano in modo istantaneo, sorpresi loro stessi di capirsi così profondamente. Ma sono due maschi, e quindi paludano spesso le emozioni dietro lo scherno, lo scherzo.
Dall’ospedale alla vita, il legame resta forte, passa attraverso le alterne vicissitudini dei due nuovi amici con le rispettive compagne (Micaela Ramazzotti, per Rossi Stuart, Francesca Inaudi per Albanese). E alla fine Angelo entrerà a far parte di un nucleo famigliare che non era il suo, in una zona (quel Pigneto anch’esso un po’ retrò, che fu di Accattone e dove ora, come ricorda la Archibugi, “c’è odore di kebab e di cocktails alla vodka e mirtillo, alternative signore sbiciclettano fra i cingalesi e i carrozzieri, tutti molto up to date, e arcaici” al tempo stesso) e vi sopravviverà, trovandosi infine un’eredità ingombrante quanto bella.
Poteva essere una storia banale, invece sfiora i limiti della sottile commozione, anche grazie ai bravissimi protagonisti: la comica amarezza di Albanese, la stupefacente naturalezza di Kim Rossi Stuart, il tocco della regia danno al film una marcia in più.

MARIANNE FAITHFULL, una vita in un film

martedì, maggio 12th, 2009

faithfullÈ stata, nella buona e nella cattiva sorte, l’eroina del rock britannico degli anni Sessanta, legata indissolubilmente com’era alla storia artistica e privata di Mick Jagger e dei suoi Stones.

E’ morta, poi è risorta ed è tornata non solo alla musica, ma anche alla tv e al cinema come apprezzata attrice. Adesso, superati i suoi primi 62 anni, era proprio giunto il momento di un biopic: Marianne Faithfull avrà un film tutto cucito addosso a lei.

A dare la lieta notizia è stata la stessa cantante e attrice britannica, che ha spiegato di avere trovato un produttore di fiducia disposto a girare una pellicola sulla sua vita.

Marianne ha precisato di volere mantenere la giusta distanza dal progetto, e di non voler avere l’ultima parola nemmeno sul nome dell’attrice che sarà chiamata a interpretarla.

“Non sarò direttamente coinvolta - ha detto - leggerò lo script quando sarà pronto, dopodiché lascerò fare al regista e all’attrice che sceglierà“.

Il film prenderà le tracce dalla sua autobiografia pubblicata nel 1994, intitolata semplicemente “Faithfull”.

I tempi per l’uscita della pellicola non sono ancora noti, ma comunque è certo che non saranno brevissimi. Anche perché il lavoro in sede di sceneggiatura dovrà essere necessariamente lungo e approfondito, se si vorrà cercare di dare il giusto significato a tutte le fasi della vita di una delle più turbolente star del periodo d’oro del rock.

Discendente di una famiglia di origini nobili (nel suo albero genealogico spicca Leopold von Sacher-Masoch, noto conte austriaco e scrittore del XIX secolo, guarda caso ‘papà’ del masochismo), Marianne ha fatto più volte andata e ritorno dalle stelle alle stalle: l’incontro con i Rolling Stones le regalerà il successo (grazie a brani come ‘As Tears Goes By’, ‘This Little Bird’, ‘Summer Nights’) e l’amore di Mick Jagger; otterrà consensi anche con la televisione e con il cinema, partecipando a film diretti da grandi registi del calibro di Jean-Luc Godard (‘Una Storia Americana’, nel 1966) e Orson Welles (‘Il Complesso Del Sesso’, 1967).

Il tunnel della droga e una condotta di vita dissipata la porteranno poi a lungo fuori dal grande giro, ma soprattutto a un passo dalla morte (finirà in coma per overdose da eroina) e dalla pazzia (per un periodo condurrà una vita da senzatetto nei sobborghi londinesi).

Si circonderà sempre di grandi personaggi come David Bowie, il compositore Angelo Badalamenti, il poeta beat Allen Ginsberg, che si mostreranno molto protettivi nei suoi confronti: sarà però la musica a salvarla di nuovo alla fine degli anni ‘70, grazie ai successi di ‘Dreaming My Dreams’ e ‘Broken English’.

Negli ultimi anni riscopre il cinema con Gus Van Sant (‘Paris Je T’Aime’) e Sofia Coppola (‘Marie Antoinette’), fino al recente grande successo personale di ‘Irina Palm’, in cui veste panni sexy dopo aver appena battuto un cancro al seno. E ora Hollywood è pronta a raccontare la sua bella, intensa storia.

Amnesty ascolta IL CANTO DI PALOMA

giovedì, maggio 7th, 2009

palomaIl canto di Paloma è un film dalla forte sensibilità, affascinante per i toni e per il calore con cui affronta un male e una paura che una donna (che in realtà potrebbe e può rappresentare tutte le donne vittime ) si tiene dentro e non da cui non riesce a sfuggire. La giovane regista Claudia Llosa ha saputo cogliere la durezza del terrore incarnandola in un docile fiore colorato. Fausta è venuta al mondo durante il periodo del terrore in Perù. Sua madre era stata violentata mentre era in cinta di lei e trasmette alla figlia la paura di poter subire come lei un atto tanto spregevole.

Dopo la morte della madre, Fausta vorrebbe offrirle un funerale dignitoso e trasportarla nel suo paese natio, ma non ha soldi e decide quindi di andare a lavorare come cameriera nella casa di una musicista per procurarsene quanto basta per realizzare il suo desiderio. La protagonista è un personaggio sincero e labile nelle sue azioni, che ha fatto della vita un’opera di compassione verso se stessa. Il terrore che si porta dentro la sta distruggendo pian piano, tanto che l’ha spinta ad inserire una patata nella vagina e il tubero ha preso a germinare.

Il film è stato premiato con L’Orso d’oro al festival di Berlino e ha avuto il patrocinio in Italia di Amnesty International. Perché consigliare questo film? Perché mai nessuno dovrebbe vivere la paura di vivere e sopravvivere anche all’interno delle proprie mura domestiche. Fausta è il simbolo di una generazione sbagliata e di un potere che ha avvelenato gli animi e ha reso cieco il mondo intero di fronte all’orrore che si stava perpetrando ai danni di semplici cittadini.Fausta è la rinascita e la progressione è la paura di un passato che non dovrebbe più accadere e che non dovrebbe mai esserci stato.

Tratto da http://70mqdipazzia.wordpress.com/

Il diario di una ninfomane…troppo scomoda per l’Italia

lunedì, aprile 27th, 2009

valerie_santi-41Melissa P è cresciuta, ma non troppo. E’ vero, adesso si chiama Valerie, si è trasferita a Barcellona e accarezza ormai la soglia dei trent’anni: ma il suo problema, ammesso che lo sia, è sempre lo stesso. Mania sfrenata, compulsiva, di sesso. Ninfomania, lo chiama la società bollando quello che forse è soltanto il suo modo di vivere, di scoprire se stessa e il mondo attraverso il proprio corpo. Certo, anche a trent’anni non è facile sopravvivere con certi giudizi morali: Valerie ci passa sopra tra amplessi furenti e fugaci quasi con chi capita, coltivando però anche una vita normale con un lavoro normale e forse un pizzico di solitudine (normale) di troppo, mitigata solo dalla presenza di una nonna ‘moderna’.

E’ proprio quando questo esile equilibrio si spezza (fine del lavoro, morte della nonna) che la ninfomania diventa un problema. Valerie vive dapprima, per la prima volta, il sogno dell’amore che non dipende dal sesso, salvo poi scoprire di essere precipitata in un incubo fatto di gelosie, incomprensioni e violenze. Ne esce di nuovo grazie al sesso, facendo del suo piacere irrinunciabile perfino un lavoro per poi verificare, in una continua altalena di orgasmi e dolore, che nemmeno la vita della squillo fa per lei. “Diario di una ninfomane” di Christian Molina, liberamente tratto dall’omonimo libro della francese Valerie Tasso, è un film sicuramente coraggioso e torbido, che spesso scivola nell’ingenuità e cade in qualche grossolana semplificazione narrativa, ma che perlomeno ha l’ardore di mostrare (in ogni senso) gli estremi del sesso come difficilmente accade in Italia. E che si sforza di giudicare come deviante non la ‘ninfomane’, ma l’uomo che il denaro e il potere rende vile e violento. Un film in cui “non si parla di sesso, ma di potere - come spiega proprio la Tasso – sebbene io non volessi legare il sesso alla violenza, perché il mio lavoro tutto voleva tranne che dare un giudizio morale”. Giudizio morale che peraltro ha già dato la censura italiana, che al contrario di quella spagnola ha bocciato la ‘troppo sexy’ locandina della pellicola (il corpo di Valerie, alias Belen Fabra, coperto solo da uno slip, e la sua mano che vi si infila dentro), scatenando le ire della ‘femminista soft’ Tasso, che si è spinta a parlare di complotto mass-mediatico: “I giornali sono pieni di immagini di ragazze da desiderare, ma non si riesce ad accettare quella di una ragazza che desidera: è un colpo ancora troppo duro da digerire per una società patriarcale come la vostra”. Intanto “Valerie – Diario di una ninfomane”, in uscita il 30 aprile, sarà distribuito in Italia in 90 copie: su come sarà accolto, poi, ci sarà da vedere, perché non si vive di solo coraggio. Intanto Valerie Tasso, avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Quelli che il calcio di domenica 26 aprile. L’appuntamento però, nonostante fossero già stati definiti tutti i dettagli, è stato all’improvviso cancellato dalla Rai. La motivazione che è stata data all’ufficio stampa del film è la seguente: “Quando gli autori hanno, come di consueto, presentato ai vertici Rai la stesura definitiva  della scaletta, l’editore ha fatto una valutazione preventiva complessiva della puntata e per la delicatezza del tema ha deciso di soprassedere per il momento alla partecipazione delle due ospiti alla puntata”, ha testualmente spiegato Alberto Manca, uno dei produttori della trasmissione.

Da www.arterotica.eu

“EMIGRANTI”: UNO, CENTOMILA, TUTTI. UN DOCU-FILM CHE PARLA DI NOI

giovedì, aprile 16th, 2009

“Qui è dove sono natemigrantio. Ed ero felice, giocavamo a palla. Poi per colpa della guerra sono dovuto partire per l’Argentina”. Comincia così “Emigranti”, il film documentario diretto e scritto da Marco Ottavio Graziano e Mario Melfi, presentato alla Casa del Cinema. La voce narrante ha il volto di Vincenzo Ciminelli, ottantaquattro anni, emigrato di Amendolara (Calabria), oggi residente a Buenos Aires. Fotogrammi di vita passata e presente si sovrappongono: Vincenzo racconta la sua storia camminando per il paese, mentre accanto a lui si muovono, come ombre, il suo alterego bambino e poi fanciullo (interpretato da Mario Puglia). “Fra noi ragazzi, chi sapeva di dover partire, sembrava aver fretta di divertirsi”. Si cresceva così, all’improvviso, da un giorno all’altro: arrivava la lettera di un padre che richiedeva la presenza del figlio in America e in un attimo la giovinezza era finita, tanto che “le campane suonavano meno allegre”. Le lettere sono un po’ il fil rouge del film. Sembra infatti che gli emigranti, appena partiti, sentissero immediatamente il desiderio di scrivere per mantenere vivo il legame che li univa alla loro terra, alla loro famiglia, al loro mondo. “Vincenzo può essere un nome qualsiasi – ha spiegato il sindaco di Amendolara, Mario Melfi – quella di Vincenzo è la storia di tutta la Calabria, la Liguria, il Piemonte: di tutti gli italiani che sono emigrati”. Gli uomini partivano, in cerca di fortuna e lavoro, le donne rimanevano a casa, aspettando il loro ritorno o di raggiungerli il prima possibile. Le madri avevano così il compito di crescere i figli ricoprendo entrambi i ruoli. Capitava addirittura che i ragazzi non avessero mai visto il padre, partito magari quando loro erano ancora piccoli, così le presentazioni avvenivano una volta giunti a Porto Madero, Rio della Plata, Baires. E poi il viaggio, lungo, estenuante, in condizioni igieniche pessime, affrontando tempeste e fame: “Prima non conoscevo la paura, in quei giorni ne compresi il significato”. Ma dall’oblò ecco l’Argentina e l’animo si affranca: lì c’è la speranza, il futuro, la possibilità di “fare soldi” e tornare finalmente a casa. Eppure, “è stato difficile ricominciare un’altra volta”. Poi la vita scorre: i giorni passano e pian piano non si è più un “Tano” (epiteto dispregiativo con cui gli argentini chiamavano gli italiani), si diventa parte integrante della società, ci si sposa e si mette su famiglia. Nonostante ciò, il pensiero torna sempre al Belpaese: “Quando vado in Italia è come se tornassi a casa”. “Mio nonno mi diceva sempre che dove un albero mette le radici, lì deve crescere e diventare secco. Io sento che le mie radici sono ad Amendolara, nella mia terra, terra di Calabria, terra di emigranti”.

Da www.9colonne.it