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MURANGA il progetto MATU il film SLUM il teatro: COSV E LOMBARDIA contro l’Aids

mercoledì, agosto 5th, 2009

matu_poster1Nell’Africa Sub Sahariana 26 milioni di persone vivono ogni giorno il dramma dell’AIDS, vittime due volte, del virus e dello stigma che lo impregna.  Sono più del 60% di tutta la popolazione e più dei tre quarti delle donne. Vittime impegnate in una lotta di cui ancora non si vede la fine, che non sembra diminuire negli anni e che si propaga sulla spinta di fame e miseria. Le cause principali della diffusione dell’HIV nel continente africano riguardano il difficile accesso alle informazioni, le misere condizioni di vita, le difficoltà economiche e la malnutrizione.I mmagini, suoni e parole per comprendere meglio le dimensioni del problema Un evento, forse insolito, per raccontare l’AIDS e un progetto di solidarieta, attraverso un métissage espressivo fatto di cronaca, cinema, teatro e narrazione.

 

MATU, la docu-fiction di Luca Mariani e Cactus, prodotta dal COSV, racconta la storia di un dodicenne africano la cui vita è stata minacciata dal terribile virus dell’Aids. Con un gioco di storie ad incastri e i toni di una fiaba, racconta, a ritmo di rap, l’incontro di Matu e Davide, un italiano giunto in Africa per affari.  Un concentrato di storie di vita e speranza, per presentare la realtà di un futuro senza HIV reso possibile, per la comunità di Muranga grazie ad un progetto del COSV, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e dalla regione Lombardia.

 

SLUM, lo spettacolo teatrale adattato per l’occasione da Milvia Marigliano, straordinaria interprete oltre che autrice, accompagnata dai ritmi pop-tribali del gruppo calabro-bolognese del Parto delle Nuvole Pesanti.  Dagli “slum”, non-luoghi dove la vita scorre in un fragile equilibrio tra violenza, degrado e povertà, parte Myrna, migrante in fuga verso un domani che forse non arriverà mai.

 

Saranno inoltre presenti Jadiel Gatama, direttore di Slico, associazione keniota che si occupa di lotta alla povertà e supporto allo sviluppo sociale nel distretto di Muranga, e Irene Kamau, direttrice di Anjk, l’associazione di Nairobi che lavora attivamente negli Slum.

 

L’appuntamento, fissato per il 29 settembre presso la “Sala Giorgio Gaber”della Regione Lombardia, nel Grattacielo Pirelli, piazza Duca d’Aosta 3, Milano, è organizzato da Cosv-Solidarietà Italiana nel Mondo, con il contributo di Regione Lombardia, in collaborazione con CoLomba - COoperazione LOMBArdia e l’Osservatorio Italiano sull’azione globale contro l’AIDS – ONG italiane

Il grande ritorno di CHARLES AZNAVOUR

lunedì, luglio 20th, 2009

aznavourDopo 26 anni di assenza dalle scene musicali italiane, torna ad esibirsi nel nostro paese il grande Charles Aznavour. L’artista francese di origine armena, infatti, terrà una serie di concerti in prestigiosi teatri, interrompendo così un’attesa (da parte del pubblico italiano) che dura dal lontano 1983. Organizzato dalla società Concerti e Produzioni, il tour italiano di Charles Aznavour avrà inizio il 30 ottobre al Teatro Regio di Parma, per poi toccare l’1 novembre il Teatro Comunale di Firenze, il 3 novembre il Teatro degli Arcimboldi di Milano, il 4 novembre l’Auditorium Parco della Musica di Roma (presso la Sala Santa Cecilia, nell’ambito della rassegna “Santa Cecilia It’s Wonderful” organizzata dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia), e il 6 novembre il Teatro Politeama di Catanzaro. La prevendita dei biglietti avrà inizio a partire da domani in tutti i circuiti di ticketing e nei punti abituali. Il tour si arricchirà di altre date entro la metà di novembre, per informazioni: www.concertieproduzioni.it (tra pochi giorni sarà online anche il sito www.aznavour.it). Cantante, cantautore e attore cinematografico francese di origine armena, Charles Aznavour (pseudonimo di Shahnour Vaghinagh Aznavourian) nasce a Parigi il 22 maggio 1924. Noto con il soprannome di Charles Aznavoice, ma anche detto il “Frank Sinatra della Francia“, canta in sei lingue e si è esibito in molte parti del mondo. Ha dato lustro alla Francia ed è stato insignito della Legion d’Onore. È ambasciatore dell’Armenia in Svizzera dal 12 febbraio 2009. I suoi genitori (immigrati di origine armena) lo inserirono nel mondo teatrale parigino in giovanissima età. Iniziò infatti all’età di nove anni già con il nome d’arte di Aznavour. Il suo colpo di fortuna lo ebbe quando fu scoperto da Édith Piaf che lo portò in tournée in Francia e negli Stati Uniti. La maggior parte delle sue canzoni parlano d’amore e nella sua lunga carriera ne ha scritte oltre 1000. Il fatto che canti in sei lingue (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco e russo) gli ha consentito di cantare in tutto il mondo divenendo subito famosissimo. Ha cantato alla Carnegie Hall ed in tutti i maggiori teatri del mondo; ha duettato con star internazionali del calibro di Liza Minnelli, Compay Segundo, Céline Dion. In Italia ha collaborato con due delle maggiori interpreti della musica leggera: Iva Zanicchi e Mia Martini. Gli anni Settanta sono il periodo di maggiore successo per Aznavour, soprattutto nel Regno Unito, dove arriva al primo posto in classifica. Nel 1988 scrive insieme al cognato e co-autore Georges Garvarentz “Pour toi Armenie”, un brano dedicato alle vittime del terremoto in Armenia: la canzone rimane ai vertici delle classifiche per tredici settimane. Molte sue produzioni sono state interpretate da grandi della canzone mondiale: da Fred Astaire a Bing Crosby passando per Ray Charles e Liza Minnelli.

 

Addio a MICHAEL JACKSON, una vita da THRILLER

venerdì, giugno 26th, 2009

michael-jackson10Non ci sarà nessun ultimo tour. Non ci sarà nessun concerto-evento alla o2 Arena di Londra. Non ci sarà nemmeno nessun nuovo disco e nessuna nuova canzone. Michael Jackson è morto nella tarda serata italiana, all’età di 50 anni, colpito da un arresto cardiaco avuto nel pomeriggio mentre si trovava nella propria villa di Holmby Hills: immediata la corsa all’ospedale, lo Ucla Medical center di los Angeles, dove però nulla è stato possibile per salvare la vita al cantante. Già all’arrivo dell’ambulanza, chiamata d’urgenza da uno dei componenti del suo staff, l’autore di Thriller aveva smesso di respirare. A dare la notizia era stato per primo il sito americano tmz.com, ripreso poi da tutti i media statunitensi. La prima a recarsi all’ospedale è stata una delle sorelle di Michael, La Toya Jackson. Michael lascia tre figli Michael Joseph Jackson, Jr., Paris Michael Katherine Jackson and Prince “Blanket” Michael Jackson II, oltre a centinaia di migliaia (più probabilmente milioni) di fans.

Fans comuni, di estrazione popolare, ma non solo: la notizia della morte del cantante ha messo sotto shock lo stesso mondo dell’entertainment americano e britannico. Tramite il social network Twitter infatti sono subito giunti messaggi di cordoglio da parte di vip come Lindsay Lohan (“sono davvero dispiaciuta, il mio affetto e le mie preghiere vanno a Michael e alla sua famiglia”), Kim Kardashian (“sono scioccata dalla morte di Michael Jackson…le mie preghiere sono per la famiglia intera, vi voglio bene”), il regista e attore Marlon Wayans (“le mie preghiere, il mio affetto, il mio cuore vanno a Michael e a tutta la famiglia Jackson. Prego per loro, sono davvero abbattuto”), il bassista dei Fall Out Boy Peter Wentz (“Ho sperato fino all’ultimo che non fosse vero”).

Dopo aver iniziato sin da bambino a cantare con i Jackson Five, gruppo ‘di famiglia’, Michael divenne da solista, a partire dagli anni Ottanta, l’artista pop di maggior successo di sempre; ciò fu dovuto principalmente a Thriller (1982), tuttora l’album più venduto nella storia della musica, vincitore di 8 Grammy. Nella sua carriera ha venduto oltre 750 milioni di album. Tra gli altri premi ricevuti, quello di miglior artista pop maschile del millennio ai World Music Awards del 2000 e di artista del secolo agli American Music Awards del 2002. È stato anche incluso due volte nella Rock and Roll Hall of Fame, nel 1997 come vocalist dei Jackson Five e nel 2001 per la sua carriera solista. Nel 2002 è anche entrato nella Songwriters Hall of Fame. Nel corso della sua carriera ha vinto 13 Grammy Awards.

Problemi con la giustizia (l’accusa di molestie sessuali verso minori, da cui fu assolto), finanziari e di salute, avevano negli ultimi anni frenato la carriera di Jackson e complicato molto la sua vita: l’ultimo disco risaliva al 2001, da allora il cantante aveva condotto per lo più vita privata nella sua villa di Los Angeles. Pochi mesi l’annuncio del grande ritorno con un tour di concerti. L’ultimo della sua carriera, aveva detto: invece non ci sarà nemmeno quello.

BOLLE di cultura italiana nel mondo

venerdì, maggio 29th, 2009

roberto-bolle-manifestoE’ stato il sottosegretario Alfredo Mantica, presidente della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero del ministero per gli Affari esteri a conferire la Medaglia d’oro della lingua e della cultura italiana all’etoile internazionale della danza Roberto Bolle. La cerimonia di consegna è avvenuta la scorsa settimana a Firenze, presso l’Accademia della Crusca, a Villa Medicea di Castello. Istituita nel 2003, la Medaglia d’oro vuole essere un riconoscimento per le personalità che si sono particolarmente distinte nel diffondere l’italianità nel mondo. In passato è stata assegnata a Papa Giovanni Paolo II, Ennio Morricone, Giorgio Vittadini, Franco Zeffirelli e Giorgio Albertazzi. La cerimonia si è tenuta nell’ambito delle manifestazioni del Genio Fiorentino, che ospita la terza edizione della ”Piazza delle Lingue”, realizzata dall’Accademia della Crusca quest’anno in collaborazione con l’Ambasciata di Svizzera in Italia, la Rai e il Teatro della Pergola di Firenze. Roberto Bolle, il più famoso danzatore classico italiano, ambasciatore della cultura italiana nel mondo, primo ballerino del Teatro alla Scala di Milano, ha danzato con il Royal Ballet, il Balletto nazionale Canadese, il Balletto di Stoccarda, il Balletto nazionale Finlandese, la Staatsoper di Berlino, il Teatro dell’Opera di Vienna, la Staatsoper di Dresda, Il Teatro dell’Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, l’ottavo e il nono Festival internazionale di Balletto a Tokyo, il Tokyo Ballet, l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Teatro comunale di Firenze. “Abbiamo deciso di omaggiare Bolle con un altissimo riconoscimento culturale - ha spiegato Mantica al termine della cerimonia - perché crediamo che la danza sia una delle massime espressioni artistiche attraverso cui l’uomo possa esprimersi. Musica, movimento, sensazioni ed emozioni: in Roberto Bolle vi è la sintesi di tutto questo ed orgogliosamente possiamo dire che è una sintesi interamente italiana”.

MARIANNE FAITHFULL, una vita in un film

martedì, maggio 12th, 2009

faithfullÈ stata, nella buona e nella cattiva sorte, l’eroina del rock britannico degli anni Sessanta, legata indissolubilmente com’era alla storia artistica e privata di Mick Jagger e dei suoi Stones.

E’ morta, poi è risorta ed è tornata non solo alla musica, ma anche alla tv e al cinema come apprezzata attrice. Adesso, superati i suoi primi 62 anni, era proprio giunto il momento di un biopic: Marianne Faithfull avrà un film tutto cucito addosso a lei.

A dare la lieta notizia è stata la stessa cantante e attrice britannica, che ha spiegato di avere trovato un produttore di fiducia disposto a girare una pellicola sulla sua vita.

Marianne ha precisato di volere mantenere la giusta distanza dal progetto, e di non voler avere l’ultima parola nemmeno sul nome dell’attrice che sarà chiamata a interpretarla.

“Non sarò direttamente coinvolta - ha detto - leggerò lo script quando sarà pronto, dopodiché lascerò fare al regista e all’attrice che sceglierà“.

Il film prenderà le tracce dalla sua autobiografia pubblicata nel 1994, intitolata semplicemente “Faithfull”.

I tempi per l’uscita della pellicola non sono ancora noti, ma comunque è certo che non saranno brevissimi. Anche perché il lavoro in sede di sceneggiatura dovrà essere necessariamente lungo e approfondito, se si vorrà cercare di dare il giusto significato a tutte le fasi della vita di una delle più turbolente star del periodo d’oro del rock.

Discendente di una famiglia di origini nobili (nel suo albero genealogico spicca Leopold von Sacher-Masoch, noto conte austriaco e scrittore del XIX secolo, guarda caso ‘papà’ del masochismo), Marianne ha fatto più volte andata e ritorno dalle stelle alle stalle: l’incontro con i Rolling Stones le regalerà il successo (grazie a brani come ‘As Tears Goes By’, ‘This Little Bird’, ‘Summer Nights’) e l’amore di Mick Jagger; otterrà consensi anche con la televisione e con il cinema, partecipando a film diretti da grandi registi del calibro di Jean-Luc Godard (‘Una Storia Americana’, nel 1966) e Orson Welles (‘Il Complesso Del Sesso’, 1967).

Il tunnel della droga e una condotta di vita dissipata la porteranno poi a lungo fuori dal grande giro, ma soprattutto a un passo dalla morte (finirà in coma per overdose da eroina) e dalla pazzia (per un periodo condurrà una vita da senzatetto nei sobborghi londinesi).

Si circonderà sempre di grandi personaggi come David Bowie, il compositore Angelo Badalamenti, il poeta beat Allen Ginsberg, che si mostreranno molto protettivi nei suoi confronti: sarà però la musica a salvarla di nuovo alla fine degli anni ‘70, grazie ai successi di ‘Dreaming My Dreams’ e ‘Broken English’.

Negli ultimi anni riscopre il cinema con Gus Van Sant (‘Paris Je T’Aime’) e Sofia Coppola (‘Marie Antoinette’), fino al recente grande successo personale di ‘Irina Palm’, in cui veste panni sexy dopo aver appena battuto un cancro al seno. E ora Hollywood è pronta a raccontare la sua bella, intensa storia.

Amnesty ascolta IL CANTO DI PALOMA

giovedì, maggio 7th, 2009

palomaIl canto di Paloma è un film dalla forte sensibilità, affascinante per i toni e per il calore con cui affronta un male e una paura che una donna (che in realtà potrebbe e può rappresentare tutte le donne vittime ) si tiene dentro e non da cui non riesce a sfuggire. La giovane regista Claudia Llosa ha saputo cogliere la durezza del terrore incarnandola in un docile fiore colorato. Fausta è venuta al mondo durante il periodo del terrore in Perù. Sua madre era stata violentata mentre era in cinta di lei e trasmette alla figlia la paura di poter subire come lei un atto tanto spregevole.

Dopo la morte della madre, Fausta vorrebbe offrirle un funerale dignitoso e trasportarla nel suo paese natio, ma non ha soldi e decide quindi di andare a lavorare come cameriera nella casa di una musicista per procurarsene quanto basta per realizzare il suo desiderio. La protagonista è un personaggio sincero e labile nelle sue azioni, che ha fatto della vita un’opera di compassione verso se stessa. Il terrore che si porta dentro la sta distruggendo pian piano, tanto che l’ha spinta ad inserire una patata nella vagina e il tubero ha preso a germinare.

Il film è stato premiato con L’Orso d’oro al festival di Berlino e ha avuto il patrocinio in Italia di Amnesty International. Perché consigliare questo film? Perché mai nessuno dovrebbe vivere la paura di vivere e sopravvivere anche all’interno delle proprie mura domestiche. Fausta è il simbolo di una generazione sbagliata e di un potere che ha avvelenato gli animi e ha reso cieco il mondo intero di fronte all’orrore che si stava perpetrando ai danni di semplici cittadini.Fausta è la rinascita e la progressione è la paura di un passato che non dovrebbe più accadere e che non dovrebbe mai esserci stato.

Tratto da http://70mqdipazzia.wordpress.com/

“EMIGRANTI”: UNO, CENTOMILA, TUTTI. UN DOCU-FILM CHE PARLA DI NOI

giovedì, aprile 16th, 2009

“Qui è dove sono natemigrantio. Ed ero felice, giocavamo a palla. Poi per colpa della guerra sono dovuto partire per l’Argentina”. Comincia così “Emigranti”, il film documentario diretto e scritto da Marco Ottavio Graziano e Mario Melfi, presentato alla Casa del Cinema. La voce narrante ha il volto di Vincenzo Ciminelli, ottantaquattro anni, emigrato di Amendolara (Calabria), oggi residente a Buenos Aires. Fotogrammi di vita passata e presente si sovrappongono: Vincenzo racconta la sua storia camminando per il paese, mentre accanto a lui si muovono, come ombre, il suo alterego bambino e poi fanciullo (interpretato da Mario Puglia). “Fra noi ragazzi, chi sapeva di dover partire, sembrava aver fretta di divertirsi”. Si cresceva così, all’improvviso, da un giorno all’altro: arrivava la lettera di un padre che richiedeva la presenza del figlio in America e in un attimo la giovinezza era finita, tanto che “le campane suonavano meno allegre”. Le lettere sono un po’ il fil rouge del film. Sembra infatti che gli emigranti, appena partiti, sentissero immediatamente il desiderio di scrivere per mantenere vivo il legame che li univa alla loro terra, alla loro famiglia, al loro mondo. “Vincenzo può essere un nome qualsiasi – ha spiegato il sindaco di Amendolara, Mario Melfi – quella di Vincenzo è la storia di tutta la Calabria, la Liguria, il Piemonte: di tutti gli italiani che sono emigrati”. Gli uomini partivano, in cerca di fortuna e lavoro, le donne rimanevano a casa, aspettando il loro ritorno o di raggiungerli il prima possibile. Le madri avevano così il compito di crescere i figli ricoprendo entrambi i ruoli. Capitava addirittura che i ragazzi non avessero mai visto il padre, partito magari quando loro erano ancora piccoli, così le presentazioni avvenivano una volta giunti a Porto Madero, Rio della Plata, Baires. E poi il viaggio, lungo, estenuante, in condizioni igieniche pessime, affrontando tempeste e fame: “Prima non conoscevo la paura, in quei giorni ne compresi il significato”. Ma dall’oblò ecco l’Argentina e l’animo si affranca: lì c’è la speranza, il futuro, la possibilità di “fare soldi” e tornare finalmente a casa. Eppure, “è stato difficile ricominciare un’altra volta”. Poi la vita scorre: i giorni passano e pian piano non si è più un “Tano” (epiteto dispregiativo con cui gli argentini chiamavano gli italiani), si diventa parte integrante della società, ci si sposa e si mette su famiglia. Nonostante ciò, il pensiero torna sempre al Belpaese: “Quando vado in Italia è come se tornassi a casa”. “Mio nonno mi diceva sempre che dove un albero mette le radici, lì deve crescere e diventare secco. Io sento che le mie radici sono ad Amendolara, nella mia terra, terra di Calabria, terra di emigranti”.

Da www.9colonne.it

Dall’Abruzzo al Getty Museum, Italia e Usa insieme per l’arte

martedì, aprile 7th, 2009

Tra Italia e Stati Uniti scoppia la pace nel campo dell’arte. Nel giorno in cui il presidente americano Barack Obama ha assicurato il pieno sostegno al nostro Paese per quanto riguarda la cura dei beni culturali andati in rovina in Abruzzo a seguito delle tragiche e ripetute scosse di terremoto di questi giorni, segnali di distensione arrivano anche dal Getty Museum di Los Angeles. Michael Brand, direttore del museo, ha infatti comunicato che sarà restituito all’Italia un prezioso frammento di un affresco romano del primo secolo avanti Cristo, che faceva parte della collezione del Getty dal 1996. La direzione del museo, famoso in tutto il mondo per le sue collezioni di opere d’arte greche e romane, ha deciso così a seguito della scoperta dell’esistenza di un frammento contiguo dello stesso affresco, nelle mani di un collezionista privato. “Si tratta di due frammenti della stessa opera, ed è giusto che stiano insieme” ha detto Brand. “Apprezziamo moltissimo le competenze dei nostri colleghi italiani, in questo modo insieme  potremo arricchire il nostro patrimonio culturale”. L’affresco verrà restituito al Ministero dei Beni culturali italiano il prossimo mese. Già nel 2005 vi era stata una lunga querelle tra il Getty e l’Italia, che esigette la restituzione di alcune opere d’arte italiane sulla cui acquisizione da parte del museo californiano vi erano molti dubbi. Adesso, anche per via della terribile sciagura di L’Aquila e dintorni, perlomeno tra Italia e Usa pare essere definitivamente scoppiata la pace in ambito culturale. getty

Albertazzi, Lezioni Americane… da medaglia d’oro

sabato, marzo 28th, 2009

lezioni americaneLui mescola il musicale francese di Paul Valery al sublime volgare di Dante Alighieri, fa risalire l’inglese di Shakespeare addirittura al De Rerum Natura di Lucrezio, passa da Kafka all’amata Yourcenar di Adriano mettendo insieme prosa e poesia in un viaggio alla ricerca della Leggerezza come modo di vivere (e di scrivere), accompagnato dagli appunti di Italo Calvino per le sue lezioni ad Harvard. Ma l’Italia lo premia soprattutto per il modo in cui in sessant’anni di carriera ha saputo promuovere la lingua e la cultura italiana all’estero. E’ stata una vera e propria ‘serata d’onore’, per Giorgio Albertazzi, quella del 24 marzo scorso: tornato al teatro Ghione di Roma con le “Lezioni americane” di Calvino, in scena fino al 5 aprile, che diventano in questa interpretazione un piccolo grande compendio di storia, letteratura, poesia, filosofia, è stato alla fine insignito di una Medaglia d’Oro che, aldilà delle voci su un possibile futuro da senatore a vita, ne fanno già a tutti gli effetti un vero ambasciatore dell’Italia nel mondo. Un riconoscimento, come ha spiegato il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, a un artista che è “espressione dell’eccellenza italiana nel mondo, perché Albertazzi è una nostra eccellenza, e per il suo instancabile apporto” nella diffusione della lingua italiana nel mondo. Un apporto che in oltre mezzo secolo Albertazzi ha sviluppato nelle prestigiose tournèe in America Latina accanto ad Anne Proclemer, nelle rappresentazioni delle “Memorie di Adriano”, suo grande cavallo di battaglia, in Spagna, Grecia, Russia, Repubblica Ceca; nel trionfo all’Old Vic di Londra nientemeno con l’Amleto shakespeariano. E lui? Dall’alto di tanti successi, Albertazzi non ha potuto certo schernirsi, accettando il riconoscimento senza modestia ma con la stessa ironia e leggerezza ricercata nello spettacolo diretto da Orlando Forioso (“mai nome potrebbe essere più evocativo”): “E’ un premio toccante – ha detto alla platea – perché si riferisce a qualcosa di autentico: l’aver viaggiato e recitato in italiano in giro per il mondo”. Non a caso Albertazzi era stato anche la voce narrante del documentario di Rai International “La vita, la piazza, il sogno” per l’edizione 2008 della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, e alle sue letture da Dante era toccato aprire le Olimpiadi di Torino 2006. Ma è ancora in presa diretta, sul palco di un teatro, che il maestro a 86 anni da compiere dà il suo meglio. Con ironia e leggerezza, appunto, perché “ci vuole talento per diventare vecchi senza diventare adulti”: così parlo un giorno Jacques Brel, così sottoscrive oggi Giorgio Albertazzi.

Lezioni Americane, Giorgio Albertazzi