
Sharon Stone
La cerimonia di premiazione della XXXIIª edizione del Premio Internazionale del Cinema “Rodolfo Valentino” avrà luogo in Sardegna a Poltu Quatu (Porto Cervo) il prossimo 29 agosto, verrà trasmessa in diretta e in prima serata da Rai Uno, Rai International e da numerosi network europei, condotta da Carlo Conti e Andrea Osvart .
Il Premio, che si avvale dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, del Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero del Turismo e del sostegno dell’Anica, dell’Agis, dell’Unione Nazionale Produttori Film, del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, di Rai Cinema, e di Rai Fiction, viene assegnato - da una Giuria internazionale di critici cinematografici presieduta da Fabio Ferzetti, critico del quotidiano Il Messaggero e composta da Daniele Heymann (Francia), Dereck Malcom (Inghilterra), Mathieu Perrault (Canada), Jay Weissberg (Stati Uniti) - ad attori attrici e registi che abbiano raggiunto, nel complesso della loro carriera, i vertici del successo mondiale affermandosi come indimenticabili personaggi nell’arte cinematografica.
Il Premio “per la stagione” viene assegnato - dalla stessa Giuria - ad attori, attrici e registi che, abbiano curato e portato al successo, nell’anno cui il Premio è riferito, personaggi particolarmente significativi nel film da loro interpretato o diretto.
Quest’anno il premio verrà consegnato a : Asia Argento, Caterina Murino, Elena Sofia Ricci per le attrici; Pierfrancesco Favino e Filippo Timi per gli attori; Giulio Manfredonia, Giuseppe Piccioni e Marco Pontecorvo per i registi.
Le star internazionali che riceveranno il premio alla carriera sono: Sharon Stone, Helen Mirren, Alan Arkin.
Gli ospiti musicali che parteciperanno alla serata sono: Fiorella Mannoia, Mario Biondi e i Simply Red. L’evento, tradizionalmente a favore della ricerca sul cancro, quest’anno è anche a sostegno del totale ripristino e salvaguardia delle vitali risorse ambientali della Sardegna.
Nell’Africa Sub Sahariana 26 milioni di persone vivono ogni giorno il dramma dell’AIDS, vittime due volte, del virus e dello stigma che lo impregna.
Un cartellone con 44 grandi eventi culturali, musica e danza, ma anche teatro e televisione di qualità, animerà l’estate aquilana nei luoghi del terremoto. “Campi sonori - prologo della Rinascita”, questo il nome evocativo dato alla rassegna, nata dalla collaborazione tra Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Protezione Civile, Regione Abruzzo, Provincia e Comune dell’Aquila, con tutte le prestigiose istituzioni culturali che hanno sede nella città capoluogo. Un calendario di grandi spettacoli dal vivo nei luoghi del disastro, con eccezionali artisti che vi partecipano a titolo gratuito, per antichi legami artistici ed affettivi con L’Aquila e le sue istituzioni musicali teatrali e cinematografiche, conosciute e stimate nel mondo. Ha avuto un prologo nella conferenza stampa di presentazione, il 23 luglio scorso: la sera di quello stesso giorno, nella stupenda cornice dell’anfiteatro di Amiternum, la rassegna ha preso avvio con un concerto del musicista e cantante brasiliano Gilberto Gil. Arriveranno poi, per citare i nomi di maggior spicco, Vinicio Capossela, Cordia Ensemble con Monica Bacelli, Stefano Bollani, Antonella Ruggiero con l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, Renzo Arbore, Sergio Cammariere con I Solisti Aquilani, Ambrogio Sparagna e l’Orchestra Popolare Italiana, Nicola Piovani, Claudio Baglioni, Ennio Morricone con l’orchestra Roma Sinfonietta, quindi Riccardo Muti con le istituzioni musicali aquilane (Società dei Concerti “Barattelli”, Istituzione Sinfonica Abruzzese, I Solisti Aquilani, Conservatorio dell’Aquila).
E’ stato il sottosegretario Alfredo Mantica, presidente della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero del ministero per gli Affari esteri a conferire la Medaglia d’oro della lingua e della cultura italiana all’etoile internazionale della danza Roberto Bolle. La cerimonia di consegna è avvenuta la scorsa settimana a Firenze, presso l’Accademia della Crusca, a Villa Medicea di Castello. Istituita nel 2003, la Medaglia d’oro vuole essere un riconoscimento per le personalità che si sono particolarmente distinte nel diffondere l’italianità nel mondo. In passato è stata assegnata a Papa Giovanni Paolo II, Ennio Morricone, Giorgio Vittadini, Franco Zeffirelli e Giorgio Albertazzi. La cerimonia si è tenuta nell’ambito delle manifestazioni del Genio Fiorentino, che ospita la terza edizione della ”Piazza delle Lingue”, realizzata dall’Accademia della Crusca quest’anno in collaborazione con l’Ambasciata di Svizzera in Italia, la Rai e il Teatro della Pergola di Firenze. Roberto Bolle, il più famoso danzatore classico italiano, ambasciatore della cultura italiana nel mondo, primo ballerino del Teatro alla Scala di Milano, ha danzato con il Royal Ballet, il Balletto nazionale Canadese, il Balletto di Stoccarda, il Balletto nazionale Finlandese, la Staatsoper di Berlino, il Teatro dell’Opera di Vienna, la Staatsoper di Dresda, Il Teatro dell’Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, l’ottavo e il nono Festival internazionale di Balletto a Tokyo, il Tokyo Ballet, l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Teatro comunale di Firenze. “Abbiamo deciso di omaggiare Bolle con un altissimo riconoscimento culturale - ha spiegato Mantica al termine della cerimonia - perché crediamo che la danza sia una delle massime espressioni artistiche attraverso cui l’uomo possa esprimersi. Musica, movimento, sensazioni ed emozioni: in Roberto Bolle vi è la sintesi di tutto questo ed orgogliosamente possiamo dire che è una sintesi interamente italiana”.
o. Ed ero felice, giocavamo a palla. Poi per colpa della guerra sono dovuto partire per l’Argentina”. Comincia così “Emigranti”, il film documentario diretto e scritto da Marco Ottavio Graziano e Mario Melfi, presentato alla Casa del Cinema. La voce narrante ha il volto di Vincenzo Ciminelli, ottantaquattro anni, emigrato di Amendolara (Calabria), oggi residente a Buenos Aires. Fotogrammi di vita passata e presente si sovrappongono: Vincenzo racconta la sua storia camminando per il paese, mentre accanto a lui si muovono, come ombre, il suo alterego bambino e poi fanciullo (interpretato da Mario Puglia). “Fra noi ragazzi, chi sapeva di dover partire, sembrava aver fretta di divertirsi”. Si cresceva così, all’improvviso, da un giorno all’altro: arrivava la lettera di un padre che richiedeva la presenza del figlio in America e in un attimo la giovinezza era finita, tanto che “le campane suonavano meno allegre”. Le lettere sono un po’ il fil rouge del film. Sembra infatti che gli emigranti, appena partiti, sentissero immediatamente il desiderio di scrivere per mantenere vivo il legame che li univa alla loro terra, alla loro famiglia, al loro mondo. “Vincenzo può essere un nome qualsiasi – ha spiegato il sindaco di Amendolara, Mario Melfi – quella di Vincenzo è la storia di tutta la Calabria, la Liguria, il Piemonte: di tutti gli italiani che sono emigrati”. Gli uomini partivano, in cerca di fortuna e lavoro, le donne rimanevano a casa, aspettando il loro ritorno o di raggiungerli il prima possibile. Le madri avevano così il compito di crescere i figli ricoprendo entrambi i ruoli. Capitava addirittura che i ragazzi non avessero mai visto il padre, partito magari quando loro erano ancora piccoli, così le presentazioni avvenivano una volta giunti a Porto Madero, Rio della Plata, Baires. E poi il viaggio, lungo, estenuante, in condizioni igieniche pessime, affrontando tempeste e fame: “Prima non conoscevo la paura, in quei giorni ne compresi il significato”. Ma dall’oblò ecco l’Argentina e l’animo si affranca: lì c’è la speranza, il futuro, la possibilità di “fare soldi” e tornare finalmente a casa. Eppure, “è stato difficile ricominciare un’altra volta”. Poi la vita scorre: i giorni passano e pian piano non si è più un “Tano” (epiteto dispregiativo con cui gli argentini chiamavano gli italiani), si diventa parte integrante della società, ci si sposa e si mette su famiglia. Nonostante ciò, il pensiero torna sempre al Belpaese: “Quando vado in Italia è come se tornassi a casa”. “Mio nonno mi diceva sempre che dove un albero mette le radici, lì deve crescere e diventare secco. Io sento che le mie radici sono ad Amendolara, nella mia terra, terra di Calabria, terra di emigranti”.